Uso «distorto» del patrimonio pubblico. Del Re affonda il colpo su Funaro: «Altro che fare chiarezza! Crescono i dubbi». E sulle nomine manca trasparenza

Cecilia Del Re. Fotocronache Germogli

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L’ex super-assessora attacca a tutto tondo la sindaco Funaro, che tenta di escludere le responsabilità politiche sulla vicenda per farla franca.

Sul Montedomini-gate è arrivato il momento di Cecilia Del Re. L’ex super assessora di Palazzo Vecchio, oggi leader e capogruppo di Firenze Democratica, affida ai social una lunga requisitoria destinata ad alimentare ulteriormente una vicenda che sta facendo tremare il Comune di Firenze. Chi ha guidato assessorati chiave, come quello all’Urbanistica, conosce bene molte delle carte di questo dossier e possiede gli strumenti per leggerle e interpretarle con una competenza che pochi altri consiglieri comunali possono vantare.

Per questo molti guardano proprio a lei. Perché, se davvero esiste un “sistema”, come sostengono Firenze Città Aperta e tutte le opposizioni, Del Re potrebbe essere la persona in grado di mostrarne i meccanismi. Intanto, la posizione della sindaca Sara Funaro si fa ogni giorno più delicata: i malumori non arrivano più soltanto dalle opposizioni, ma iniziano a serpeggiare anche nella stessa maggioranza.

Ora le carte sono nelle mani di Cecilia Del Re. E la città aspetta di capire se deciderà davvero di giocare l’asso che, secondo molti, custodisce nella manica.
Ecco, nel mentre, la sua requisitoria social.

«La Sindaca ha aspettato la fine della conferenza stampa di Montedomini per dire soddisfatta: “Bene che il presidente di Montedomini abbia fatto chiarezza” sulla questione immobili, annunciando poi di voler (solo adesso) assegnare alla BEI i 30 appartamenti vuoti di Montedomini».

«In realtà, nessuna chiarezza ancora è stata fatta. Anzi, i dubbi sono aumentati, ma non sappiamo quando avremo modo di avere un confronto in merito, posto che sia la Sindaca sia il presidente di Montedomini hanno declinato l’invito dei gruppi di minoranza a venire la prossima settimana a riferire in consiglio comunale e in commissione controllo».

«A proposito di “controllo”, partiamo dal (fantasioso) tentativo messo in atto dal Presidente di Montedomini di affermare che il comune di Firenze e l’ASP Montedomini sarebbero due cose diverse, e che pertanto alla Sindaca non potrebbe essere addossata nessuna responsabilità. Orbene, non vi è chi non veda che le responsabilità di questa vicenda sono innanzitutto politiche.
Le nomine del presidente e del cda di Montedomini sono della Sindaca di Firenze e della Diocesi; per l’alienazione dei beni immobili, è obbligatorio che Montedomini acquisisca il parere del Comune di Firenze; per le aggiudicazioni della locazioni è previsto che parte della “commissione immobili” sia un membro designato dell’assessore al Welfare. Inoltre, i regolamenti di Montedomini vengono approvati dal consiglio comunale su proposta dell’assessore al welfare.
Potremmo aggiungere altri elementi, ma questi ci sembrano già sufficienti per facilmente confutare la tesi della separatezza dei 2 enti».
«Detto ciò, passiamo alla “difesa” approntata in conferenza stampa da Montedomini: gli appartamenti affittati ad uso turistico sarebbero “solo” 23, ovvero il 5%, e le relative entrate verrebbero messe sui servizi di Montedomini; il patrimonio utilizzato a scopo sociale sarebbe invece il 34%. In buona sostanza, dopo aver inizialmente detto di non saperne nulla dell’immobile affittato a turisti di via Guelfa 81 (il primo segnalato da Salviamo Firenze), il cda di Montedomini ha poi corretto il tiro (visto peraltro che è poi emerso come pure il presidente sieda nella “commissione immobili”, che aggiudica le locazioni). A noi, in realtà, pare grave che ben 23 immobili vengano usati per turisti anziché per i più bisognosi, in spregio alla missione sociale di Montedomini, ed in spregio anche alle volontà di quei cittadini che nel loro testamento li avevano donati all’ASP perché venissero dati ai più bisognosi».
«Siamo evidentemente di fronte ad un uso distorto del patrimonio pubblico, e oggi dalla stampa apprendiamo pure che tra il 2015 e il 2018 l’allora presidente di Montedomini (Paccosi, oggi a capo di Casa spa, ma ancora presidente della Fondazione Montedomini; fino ad ora non ha rilasciato dichiarazioni sulla vicenda) avrebbe eliminato il vincolo sul patrimonio abitativo di Montedomini, che fino ad allora poteva essere destinato solo a famiglie e persone a basso reddito».
«Anche il fatto che il ricavato degli immobili affittati a turisti venisse poi usato per le attività di Montedomini non regge. Prendiamo il caso di via Guelfa 83, il cui contratto è stato stipulato nel dicembre 2024, dove ben 9 appartamenti sono stati affittati a turisti, per 1.000 euro ciascuno (ad un canone calmierato). Orbene, calcolando i prezzi a notte a cui vengono venduti online e il grado di occupazione delle camere, il privato che lo sta attualmente affittando su Booking ci guadagna circa 46.000 euro al mese: ovvero 5 volte tanto quanto ci prende Montedomini. La domanda dunque è semplice: perché Montedomini deve prestarsi a far fare una lauta rendita ad un privato (come Limohome, in cui dentro ci sono ben 3 fondi di investimento?). E perché le aggiudicazioni e le graduatorie sia delle locazioni sia delle vendite degli immobili non sono rese pubbliche sul sito di Montedomini? Ancora nessuno ha risposto a questa domanda di trasparenza, e neppure su chi fosse il membro designato dall’assessore al sociale per partecipare a quella commissione immobili. Mentre alla domanda su come sia stato possibile per Montedomini stipulare un contratto ad uso turistico a luglio 2025 per via Guelfa 81, quando il blocco era già varato, è arrivata la seguente risposta: a quell’immobile sarebbe stato associato un CIN a insaputa di Montedomini da un soggetto che, nel luglio 2024, nel mese cioè in cui si riaprì la possibilità di avere un CIN, si qualificava come conduttore di quell’immobile pur non essendolo.

Quel soggetto sarebbe noto a Montedomini perché ha altri appartamenti in affitto con loro (ad uso turistico)».

«Quindi, ora che Montedomini ha appreso tutto ciò (ad un anno di distanza) sta valutando un esposto in procura. Questa risposta, però, fa sorgere altre inevitabili domande: ma se Montedomini ignorava che all’immobile di via Guelfa 81 fosse associato un CIN, perché allora nel bando fatto circa un anno dopo, a blocco vigente, è stata inserita la possibilità per il conduttore di fare attività ricettiva extralberghiera in quell’immobile? E a chi si è aggiudicato il bando chi ha detto dell’esistenza di quel CIN che qualcun altro aveva preso un anno prima per farglielo “acquistare” (in violazione pure delle normative)? Sono solo alcune delle domande che aspettano una risposta, e che speriamo arrivino nella commissione d’inchiesta che abbiamo chiesto come minoranze unite.
Sindaca e presidente di Montedomini hanno infine detto che adesso si incontreranno per parlare dei 30 immobili vuoti e del patrimonio dell’ASP: quindi, dopo 2 anni dall’avvio del mandato non si erano mai confrontati in merito? Da quanto è che invochiamo una mappatura del patrimonio pubblico per varare un piano casa? La sindaca poi era necessariamente a conoscenza per lo meno dell’esistenza di questo importante patrimonio (essendo stata per 5 anni vicepresidente di Montedomini, per 10 anni assessora al sociale e per gli ultimi 2 sindaca, con pure poteri di nomina e indirizzo del cda) e da lì pure doveva partire per un piano casa».
«Concludo dicendo che quando a inizio mandato come gruppo di Firenze Democratica ponemmo pubblicamente il tema della governance di Montedomini e Casa spa, contestando nel metodo e nel merito le nomine di Frittelli e Paccosi da parte della Sindaca, avevamo un posto un tema politico importante perché dalle nomine di questi enti dipendeva poi – come questo caso dimostra – l’efficacia dell’azione amministrativa in materie delicate come casa, situazioni di marginalità e anziani. Non solo quelle nomine non rispettarono le pur minime forme di pubblicità e coinvolgimento del consiglio comunale previste dal regolamento comunale in materia (interpretato sempre nel senso di poteri assoluti del sindaco ‘sovrano’; in altre città ci sono commissioni esterne per la valutazione dei CV e la nomina passa poi dal consiglio), ma erano anche inopportune politicamente per la sovrapposizione di molteplici incarichi che Nardella e Funaro hanno conferito loro in questi anni e che ancora ricoprivano, foss’altro anche solo per la mancanza di tempo da dedicare a questi delicati enti, e perché chiaramente rispondevano alla logica della fedeltà politica piuttosto che a quella dell’esperienza in quei campi. Ma su questo tema avremo modo di tornarci sopra. Dico solo che quando nella prima e unica commissione in cui abbiamo avuto lo scorso anno in audizione il nuovo presidente di Montedomini, dopo aver esposto i nostri dubbi sulla legittimità e opportunità della sua nomina e dopo aver chiesto poi anche notizie sul futuro di Sant’Agnese (e il presidente mi rispose di volerla vendere in caso di mancato acquisto del Comune!), la maggioranza ci contestò di “avergli fatto perdere tempo”. Quel tempo che invece era bene che soprattutto loro avessero dedicato a questi temi, piuttosto che a difendere sbrigativamente e per partito preso le scelte (ripetitive) della Sindaca sulla scia della famosa continuità con l’ex Sindaco».