Abbiamo ottenuto tanto, non abbiamo ottenuto niente. Prima che ne escano con qualche frasetta di comodo e parolina che piace, la protesta si deve sedimentare. Con continuità e radicalità. Tutto cambia con il contributo di ognuno di noi.
Proveranno in ogni modo a zittirci, prima ancora ci dileggiavano o ci ignoravano. Se solo potessero non farebbero nemmeno i “confronti” ex post, a cubi e torri innalzate, a cemento colato e ad albericidio consumato. Ora sono costretti, sentono di non averci più in mano, hanno paura che la città non creda più al loro linguaggio orwelliano. Ora, proprio ora, dobbiamo continuare con le denunce, gli esposti, gli articoli, i picchetti, le manifestazioni. E le domande. Perché non avete fermato i lavori in San Gallo? Che succede all’ex Convitto della Calza? Cosa state facendo per l’orrore del Cubo Nero? Avete intenzione di abbatterlo? Quante case avete fatto questo mese per i fiorentini?
Ogni loro tilt è una conferma. Ogni ammissione una vittoria. Ogni arretramento uno spazio conquistato. Ogni fessura è una voragine. Ogni microfrattura nel monolite una contraddizione sulla quale costruire. Ogni pezzetto di sistema che si stacca è un potenziale alleato. Ogni schifezza va spiattellata ovunque. Sempre – noi – dalla parte degli esclusi, dei frodati, delle vittime di scippo, dei fiorentini della diaspora, dei senza più luce di San Gallo.
La città oltraggiata sia il terreno di un nuovo metodo di Lotta. Nessun dominio è così forte. Nessuna menzogna può fregarci ancora. Poi verrà il momento di ricostruire, sulle macerie, la Firenze che veramente vogliamo. La nostra.
