Plures, Alia e il potere che non risponde

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di Filippo Boretti (architetto)

Le uscite di Paolo Bambagioni, Dmitrij Palagi e Cecilia Del Re a Firenze e quella di Jonathan Targetti a Prato non sono questioni tecniche per addetti ai lavori. Hanno il merito di avere aperto una crepa nel muro spesso, opaco e rassicurante delle partecipate.

Siamo davanti al potere pubblico. E il potere pubblico deve rispondere.

Un bilancio approvato, certificato e poi ritirato per un presunto errore di decine di milioni di euro non può essere archiviato con una nota tecnica. Non basta dire che tutto sarà chiarito. Bisogna chiarirlo davvero: con atti, numeri, verbali, passaggi societari e spiegazioni pubbliche.

E Prato, appena tornata alla normalità dopo un anno di commissariamento, non può fare da spettatrice. Ha già vissuto sulla propria pelle cosa significhi lasciare che le grandi partite pubbliche scorrano dentro canali troppo lontani dal controllo democratico.

Per questo i nomi dei vertici di Alia, oggi Plures, non vanno usati con leggerezza. D’altronde, nessuno deve trasformare una valutazione politica in una sentenza preventiva. Ma politicamente il tema sollevato da Jonathan Targetti esiste, eccome.

Nicola Ciolini è stato presidente di Alia negli anni della trasformazione, oggi è vicepresidente di Plures ed è una delle figure più riconoscibili di quella stagione.

Se oggi quella stagione deve spiegare bilanci, governance, tariffe, operazioni societarie e rapporto con i territori, allora il suo ruolo non può essere trattato come una normale pratica di conferma da parte del neo Sindaco di Prato.

Continuità o discontinuità, qui, non sono parole astratte. Sono scelte politiche.

E peseranno su ogni decisione: chi confermare, chi sostituire, quale ruolo Prato intende esercitare dentro Plures.

Per questo anche il tempo che Matteo Biffoni si sta prendendo per nominare la Giunta, così come la scelta di arrivare al primo Consiglio comunale convocato allo scadere, il 18 giugno, vanno letti con attenzione.

Se il neo Sindaco vuole davvero inaugurare una “nuova stagione”, dovrà dimostrarlo con atti pubblici. Non solo con nuovi assessorati. Non solo con formule di equilibrio interno. Non solo con il linguaggio rassicurante della ripartenza.

Dovrà dimostrarlo nelle partecipate. Anzi, soprattutto lì.

Ancora una volta Targetti ha fatto una cosa politicamente rilevante: ha chiamato in causa la rappresentanza pratese dentro una governance che oggi deve spiegare Gida, bilanci, tariffe e rapporto con i territori.

Non basta più dire che tutto è regolare.
Bisogna dimostrare che tutto è comprensibile.

Perché una partecipata pubblica non deve soltanto essere legittima. Deve essere leggibile.

E Prato, questa volta, non può permettersi di stare zitta. Altrimenti non avremo una nuova stagione.

Avremo soltanto la prosecuzione ordinata della crisi che ci ha portati fin qui.

 

Ci sono almeno tre fili che si intrecciano.

 

Il primo è Gida.

Targetti ha presentato un esposto alla Corte dei Conti sull’acquisizione di Gida da parte di Alia, segnalando la questione anche agli organi competenti. La sua tesi pubblica è nota: Alia avrebbe acquisito quote sulla base di una valutazione di circa 13,5 milioni, mentre il valore regolatorio ARERA sarebbe stato, secondo lui, sensibilmente inferiore. Inoltre Targetti ha posto il tema della sequenza temporale fra il procedimento dell’Autorità Idrica Toscana per la cessione a Publiacqua e la successiva delibera di vendita ad Alia.

Il secondo filo è l’inchiesta Bugetti–Matteini Bresci.

Nelle ricostruzioni giornalistiche, il passaggio delle quote Gida ad Alia sarebbe uno dei punti emersi nelle carte, in relazione agli interessi legati alla depurazione degli scarichi industriali. Saranno naturalmente gli organi competenti a stabilire se vi siano o meno profili penalmente rilevanti. Ma sul piano pubblico resta una domanda politica: perché una partita così delicata per Prato, per il distretto e per le tariffe è stata gestita in quel modo?

Il terzo filo è la governance.

Nicola Ciolini non è stato una figura laterale. È stato presidente di Alia negli anni della trasformazione, oggi è vicepresidente di Plures ed è una delle figure più riconoscibili di quella fase. Per questo il suo nome non può essere trattato come quello di un tecnico qualsiasi, né la sua eventuale conferma come una pratica ordinaria.

Il punto è chiedere se, dopo tutto ciò che è emerso attorno a Plures/Alia – bilancio ritirato, Gida, tariffe, rapporto con i territori, autorità d’ambito, governance – Prato possa limitarsi a confermare gli stessi assetti senza pretendere una discontinuità visibile.

Targetti sta facendo esattamente questo. Non sfida soltanto Ciolini, ma un’intera classe dirigente di un’intera stagione politica giunta al tramonto che oggi si ritrova davanti alle proprie responsabilità: Gida, bilanci, tariffe, nomine, rapporti con i Comuni soci e peso reale di Prato dentro Plures. Biffoni, Ciolini, Faggi, Brogi, Lascialfari, Barni e così via.

Perché se una città appena uscita dal commissariamento non pretende trasparenza proprio nei luoghi dove il potere pubblico si fa tariffa, nomina, bilancio e servizio essenziale, allora la “nuova stagione” rischia di essere soltanto una formula elegante per non cambiare nulla.

E Prato non ha più bisogno di formule. Ha bisogno di controllo pubblico, responsabilità politica e discontinuità vera.

In copertina: copyright Fotocronache Germogli