“Non sono dettagli confessionali, senza siamo più fragili”
“La bocciatura da parte del Consiglio comunale fiorentino della mozione su crocifissi e presepi del consigliere Santarelli, significa voltare le spalle alla nostra storia e cultura”. Lo affermano Luigi Forte, responsabile regionale Dipartimento Famiglia e Valori di FdI, e il consigliere regionale Jacopo Cellai.
“Davvero una città come Firenze – afferma Forte – che il mondo intero riconosce come la culla universale dell’arte, della spiritualità e dell’umanesimo, può pensare di diventare più inclusiva nascondendo i segni della propria storia? Non siamo di fronte a una semplice disputa simbolica di retroguardia, ma a un orientamento culturale che tenta di neutralizzare le radici cristiane della nostra comunità, quelle stesse radici che hanno scolpito le pietre del Duomo e ispirato il genio di Dante e Michelangelo. Non è una battaglia religiosa, ma una questione di coerenza culturale: il presepe e il crocifisso non sono dettagli confessionali, ma parte costitutiva del patrimonio che ha dato forma al nostro diritto e all’idea stessa di dignità della persona. Se svuotiamo i simboli che raccontano chi siamo, non diventiamo più accoglienti verso chi arriva, diventiamo solo più fragili e smarriti. Quando parliamo di famiglia, di educazione e di scuola a Firenze, parliamo di trasmissione di valori: una comunità che smette di trasmettere ciò che l’ha formata nel corso dei secoli non è più moderna, è semplicemente meno consapevole della propria grandezza”.
“Esiste una differenza netta e invalicabile tra il concetto di laicità e quello di rimozione – sottolinea Cellai -. Mentre la laicità tutela la libertà di tutti, la rimozione sistematica dei simboli identitari dalle nostre scuole comunali rischia di trasmettere il messaggio pericoloso che la nostra storia fiorentina sia un problema da nascondere o, peggio, una colpa da espiare per non offendere. L’integrazione autentica non può basarsi su un vuoto pneumatico che pretende di non disturbare nessuno, ma sulla capacità di una cultura viva di accogliere restando salda nei propri riferimenti. Chi sceglie di vivere a Firenze non ci chiede di rinnegare i simboli della nostra civiltà; l’inclusione vera nasce dal riconoscimento reciproco, non dalla cancellazione dei tratti somatici della nostra comunità. Se nel nome di una neutralità astratta mettiamo tra parentesi la nostra identità per non turbare sensibilità diverse, finiamo per smarrire noi stessi e, paradossalmente, perdiamo proprio quella capacità di dialogo che ha reso Firenze una città aperta al mondo per millenni”.
