Dopo il caso della Beato Angelico, ora anche il Buontalenti. Le famiglie e il personale docente ricordano che la scuola deve insegnare a ragionare, non a seguire linee di partito o sindacali esterne alla professione.
Di Roberto Vedovi
Quello che è successo sul sito dell’Istituto Professionale Buontalenti è un segnale d’allarme che non possiamo ignorare. Nella sezione Bacheca Sindacale del dominio istituzionale .edu.it, è apparso un volantino della FLC CGIL che promuoveva apertamente le ragioni del NO per il Referendum Giustizia 2026.
Dopo le proteste di diversi insegnanti e cittadini, il materiale è stato rimosso. Ma il problema resta: perché è stato permesso? Violazione della Par Condicio (L. 28/2000): Le scuole sono pubbliche amministrazioni. È vietato fare propaganda o comunicazioni di parte che non siano strettamente indispensabili. Neutralità violata (Art. 97 Costituzione): Il sito di una scuola è pagato dai cittadini e deve restare un terreno neutro, non una vetrina elettorale. Rispetto per i docenti: La bacheca sindacale deve tutelare i diritti del personale, non essere usata per veicolare “suggerimenti di voto” su temi esterni alla professione.
Senza voler dare etichette politiche, è un dato di fatto che i vertici dell’istituto abbiano profili di rilievo: la Dirigente Maria Francesca Cellai vanta una storica collaborazione professionale con Gabriele Toccafondi (figura chiave dell’istruzione nei governi Renzi/Gentiloni e oggi in Fondazione CR Firenze); il vice-dirigente, nonché membro dell’organo di garanzia dell’Istituto stesso, Adriano Ariani è stato invece candidato alle ultime amministrative in una lista a sostegno di Sara Funaro.
Proprio perché la dirigenza ha contatti così diretti con il mondo della politica e delle istituzioni, la vigilanza sulla terzietà della scuola dovrebbe essere massima. La scuola non deve avere “colori”, se non quelli della libertà di pensiero. Siamo al fianco delle famiglie che hanno alzato la testa contro questa forzatura e ci hanno segnalato l’accaduto. La scuola deve insegnare a ragionare, non a obbedire a una sigla sindacale o a una corrente politica.
