Propaganda per il “NO” al Beato Angelico: la toppa è peggio del buco. Per la dirigente una svista, ma non abbiamo l’anello al naso

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Quest’oggi La Firenze che vorrei ha informato formalmente Ufficio Scolastico Territoriale, Ufficio Scolastico Regionale e Ministero dell’Istruzione e del Merito.

 

Dopo giorni di polemiche per il volantino di propaganda per il “No” al referendum del 22 e 23 marzo diffuso a tutto il personale dell’IC Beato Angelico attraverso una mail istituzionale, arriva la rettifica della Dirigente Rita Trocino. Tuttavia, queste scuse ufficiali sembrano più un’ammissione di colpa (al più di negligenza) che una reale spiegazione.

Dopo la bufera mediatica e politica sollevata dalla distribuzione di materiale propagandistico, unicamente, per il “No” all’interno della scuola – un atto che viola palesemente il principio di neutralità delle istituzioni scolastiche – è arrivata la tanto attesa rettifica della Dirigente Scolastica, Rita Trocino (della quale La Firenze che vorrei ha parlato per il caso dello “sciopero” alla Vamba). Tuttavia, il contenuto della comunicazione (Prot. 3318 del 12/03/2026) sembra confermare il vecchio adagio: la toppa è decisamente peggio del buco.

La nota giunge con un tempismo sospetto. Solo dopo che la notizia ha fatto il giro della città e non solo (ne ha parlato anche il quotidiano Il Tempo), scatenando l’indignazione del personale e l’interessamento probabile dell’Ufficio Scolastico Territoriale, la Dirigenza ha deciso di parlare di “mero errore materiale”. Viene da chiedersi: se non ci fosse stata la denuncia pubblica e la pressione delle autorità superiori, questa smentita sarebbe mai arrivata?

Ma è nel merito che la giustificazione vacilla pericolosamente. La Dirigente scrive testualmente che il volantino inviato il 9 marzo scorso “pareva essere una comunicazione sindacale”. Una frase che lascia sbigottiti per due motivi fondamentali.

In primo luogo, l’invio è avvenuto tramite i canali ufficiali, cioè la posta istituzionale della scuola. Com’è possibile che chi è al vertice di un istituto non verifichi il contenuto di ciò che firma o che autorizza a diffondere a tutto il personale? Etichettare la propaganda politica come un “abbaglio” denota una superficialità preoccupante nella gestione della comunicazione formale.

In secondo luogo, trincerarsi dietro il “pareva” sembra un tentativo maldestro di scaricare la responsabilità su una somiglianza grafica o formale che, a quanto pare, solo la Dirigenza ha visto. Un volantino politico ha toni, loghi e contenuti ben diversi da una nota sindacale, e la distinzione è l’ABC della funzione amministrativa (o almeno dovrebbe).

Il tentativo di chiudere il caso come una semplice svista non cancella il fatto che per giorni una scuola pubblica sia stata utilizzata come megafono politico. Questa rettifica “dovuta” appare più come un atto di difesa burocratica per evitare sanzioni disciplinari che come un reale ravvedimento. La sensazione, per la comunità scolastica e per i cittadini, resta quella di una gestione che ha smarrito la bussola dell’imparzialità, cercando poi di salvarsi con una giustificazione che offende l’intelligenza di chi la legge.

Nel frattempo, alla luce delle ultime evoluzioni, il nostro giornale ha chiesto formalmente a Ufficio Scolastico Territoriale, Ufficio Scolastico Regionale, Ministero se sono informati del caso, se hanno intenzione di intervenire, se eventualmente sono già intervenuti e come, cosa intendano fare affinché non succeda più, se ritengono la comunicazione da parte della dirigente Rita Trocino di cui abbiamo dato conto congrua e sufficiente.