Non solo depositi Eni che detonano. Per i sudditi di Calenzano piloni pesantoni verdi

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Nessun trattamento di favore nemmeno per chi vota più a sinistra della “sinistra” PD. Anzi, ai calenzanesi è stato proprio messo nel Colugno.

 

No, non era la Palestina la priorità assoluta per Calenzano. Al netto dell’uscita sconcertante di Castro (Fratelli d’Italia), che ha menato vanto della sua scarsa, o assente, conoscenza geografica. Nella Piana fiorentina altamente cementificata – con conseguenze evidenti – da coloro che si danno un po’ di cipria verde alla bisogna per indorare la pillola, sono spuntati dei piloni alti alti, verdi, molto impattanti. Si tratta dell’elettrodotto “sostenibile” Colugno-Calenzano, ad opera di Terna, secondo la quale esso “migliorerà la sicurezza e la resilienza del sistema elettrico, oltre a comportare un beneficio per il territorio con demolizioni e interramenti”. Benefici pochi, interramenti assenti, narrazione standard per oliare il popolo bue o pecora, anche se la pecora è più campigiana (non si abbiano a urtare le tradizioni piccine). Al detonare (no, non un altro deposito) del malumore si registra una levata di scudi del Comune di Calenzano, con tanto di mozione per ridurne l’impatto visivo e assemblea “molto partecipata”. Giovi ricordare che Carovani stesso, che oggi promette protocolli a piloni innalzati con Terna, è stato già sindaco di Calenzano dal 1999 al 2009, anno di inizio dell’iter. Difficile pensare che ne fosse all’oscuro. Anche in questo caso, tuttavia, si continua a mendicare ascolto e considerazione, con assemblee e tavoli convocati ad hoc ed ex post e con comitati spintanei che si recano in ossequioso pellegrinaggio – pare sentirli – dall’amico sindaco, dall’amico Bernard, da Lorenzo (i’ Falchi, che “l’è tanto bravo”). Che non siano, parafrasando il Castro-pensiero, anche gli abitanti di Settimello e del Donnini, alias i calenzanesi, se non storpi o – non ancora almeno – senza casa (sperando che non esploda altro), almeno un po’ tanto “ridotti male”? Solidarietà al popolo calenzanese.