Dopo la denuncia de La Firenze che Vorrei, il Comune interviene: l’argine del Mugnone ripulito dai detriti del rogo al viadotto di San Donato
Volere è potere, quando si vuole. Dopo tre mesi di incuria e di un paesaggio desolante fatto di pannelli bruciati instabili e macerie che invadevano l’alveo del torrente Mugnone, finalmente l’area sotto il viadotto di San Donato (Ponte Margherita Hack) è stata ripulita.
Ieri mattina, squadre del Comune sono intervenute sull’argine del Mugnone, rimuovendo i cumuli di detriti carbonizzati accumulati dal rogo della notte tra il 30 e il 31 dicembre 2025 e staccando i pericolosi pannelli bruciati che penzolavano a rischio di caduta sul corso d’acqua.
L’intervento è arrivato a un giorno dalla nostra segnalazione pubblicata il 23 marzo scorso, a firma di Roberto Vedovi, pubblicata anche sulla pagina facebook Abusivismo e Degrado, in cui documentavamo il «triste spettacolo» ancora visibile a tre mesi esatti dall’incendio: resti di pannelli carbonizzati, materiali combusti liquefatti e una situazione di degrado e pericolo evidente per l’ambiente e per la sicurezza idraulica del torrente.
È una piccola vittoria della stampa civica, ma pone una domanda non da poco: perché l’amministrazione comunale continua ad agire solo dopo segnalazioni pubbliche, e non per semplice dovere di tutela del bene comune?
L’incendio di Capodanno aveva coinvolto circa cinquanta metri di cavi della tramvia T2 e alcune masserizie accatastate sotto il ponte, provocando danni stimati intorno ai 500.000 euro e l’interruzione temporanea della linea. Da allora, nonostante annunci e promesse di bonifica, l’area era rimasta abbandonata a se stessa, con i resti del rogo a testimoniare un degrado che molti residenti e passanti denunciavano da settimane.
Ora i pannelli instabili sono stati rimossi e i detriti portati via. Speriamo che questa pulizia non sia un’operazione spot, ma l’inizio di una manutenzione ordinaria e di una vera bonifica dell’area. Perché Firenze non può permettersi che i suoi torrenti e i suoi viadotti diventino discariche a cielo aperto, da ripulire solo quando qualcuno li fotografa e li denuncia. Un intervento necessario, che però arriva con largo ritardo e solo dopo l’attenzione mediatica. Intervenire solo quando la stampa alza la voce non è buona amministrazione; è amministrazione reattiva, non preventiva.
La Firenze che Vorrei continuerà a monitorare la situazione e a segnalare ogni eventuale nuovo degrado. Perché, come dimostra questo caso, la voce dei cittadini e della stampa indipendente possono ancora servire a far muovere le istituzioni.




