Sensori, algoritmi e control room non bastano a evitare l’emergenza quotidiana dei rifiuti in strada
Mentre l’assessora Galgani firma la resa sulla Taric e Alia celebra il suo nuovo “cervello digitale”, i cittadini fiorentini continuano a fare i conti con l’unica realtà analogica che non ammette algoritmi: i sacchetti – a quintali – per le strade.
Secondo l’ultimo comunicato di Alia, Firenze sarebbe una sorta di Silicon Valley dei rifiuti: quasi 9.000 cassonetti intelligenti (su un totale di 11.000) dotati di sensori volumetrici, una control room attiva 24 ore su 24 e un’intelligenza artificiale pronta, nel 2026, a guidare la raccolta dinamica. Numeri impressionanti che però si scontrano con le immagini quotidiane di cassonetti strabordanti e marciapiedi trasformati in discariche a cielo aperto.
Di fronte a questo scenario, la domanda sorge spontanea: questi sensori funzionano davvero? Se la tecnologia è operativa, perché non riesce a segnalare un contenitore pieno prima che i rifiuti finiscano a terra? Il sospetto è che questa Firenze digitale sia solo una facciata brillante dietro cui si nasconde un’efficienza che, nella realtà, nessuno vede.
Parallelamente al trionfalismo tecnologico, arriva la doccia fredda dell’assessora Galgani. Nonostante l’obbligo di passare alla tariffa corrispettiva entro il 2028 e nonostante diversi comuni vicini abbiano già adottato il sistema, Firenze frena. “Non è fattibile in questo momento”, viene spiegato, citando la complessità della città tra turismo e modelli di raccolta misti. Quindi, da un lato si rivendicano sistemi avanzati e innovativi, dall’altro si rinvia l’applicazione del principio “chi inquina paga”. Un principio che richiederebbe proprio quei sistemi di misurazione che, a quanto pare, non sono ancora affidabili.
Nel frattempo, mentre si comunicano tempi record di intervento grazie ai sistemi prioritari, i residenti percepiscono una città divisa in due: quella delle dichiarazioni ufficiali, efficiente e tecnologica, e quella reale, fatta di rifiuti abbandonati e degrado visibile ovunque. Insomma: Firenze non ha bisogno di algoritmi per capire che i cassonetti sono pieni. Perché la digitalizzazione, da sola, certo non pulisce le strade.


