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Firenze, l’arte del non-ascolto: “patrimonio immateriale” dell’amministrazione

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  • 1 Maggio 2026
  • Nadia Fondelli

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Partecipazione proclamata, decisioni già prese: il cittadino parla, il potere annuisce e poi svanisce

 

Il cittadino e i comitati si riuniscono parlano, propongono, segnalano e l’amministrazione osserva, annuisce e poi si dissolve come nebbia sull’Arno. Non è distrazione, è metodo. Del resto, la storia fiorentina insegna. Già ai tempi di Cosimo de’ Medici il potere aveva capito una cosa fondamentale: ascoltare tutti è pericoloso, perché poi qualcuno potrebbe aspettarsi una risposta. Meglio selezionare rigidamente, filtrare parecchio e costruire consenso attorno a solidi interlocutori e portatori di voti. Non era cattiveria, era efficienza rinascimentale.

Oggi il principio si è evoluto ma non è cambiato granchè. Si fa campagna elettorale con la parola magica “partecipazione”, si moltiplicano i canali e i social, si annuncia di creare tavoli, forum, tavole rotonde, consultazioni e assemblee. Una sinfonia di partecipazione, sulla carta.

A Firenze sono molte le emergenze che mandano in fibrillazione i cittadini: dai grandi temi dell’urbanistica e stravolgimento della città fra cubi neri, cilindroni bianchi, mostri d San Gallo, finti studentati fino al folle traffico paralizzato da centinaia di cantieri in un’unica soluzione di continuità. Questioni su cui tanti fiorentini hanno qualcosa da dire, spesso con competenza sorprendente. Eppure, la sensazione diffusa è che queste voci si disperdano come cori in una cattedrale vuota. Non perché manchino le orecchie, ma perché manca l’intenzione di ascoltare ed eventualmente cambiare spartito. L’ultima denuncia arriva dal comitato di San Gallo. L’ennesima crepa in una narrazione ufficiale fatta di dialogo, condivisione e “percorsi partecipativi”.

È una strategia precisa. Ascoltare davvero implica due rischi enormi per il potere: primo, dover modificare decisioni già prese; secondo, legittimare errori e conflitti. Molto meglio e più semplice quindi gestire il dissenso più che risolverlo. Molto più sicuro dare l’impressione di un’apertura piuttosto che praticarla davvero.

Firenze non è un’eccezione. È semplicemente una città che applica con eleganza una logica diffusa: la partecipazione come rituale formale. E allora cosa resta al cittadino? L’ironia, appunto, molto meglio dell’incazzatura. Perché quando la distanza diventa sistema, l’unico modo per accorciarla è raccontarla. Smontarla pezzo per pezzo, evidenziarne le contraddizioni, trasformare il silenzio in oggetto di discussione.

Magari, un giorno, questo patrimonio invisibile verrà riconosciuto ufficialmente. Firenze, culla del Rinascimento, capitale mondiale dell’ascolto mancato. Con tanto di targa commemorativa: “Qui il cittadino parlò e fu splendidamente ignorato.”

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