San Salvi, la cittadella sospesa: trent’anni di promesse non mantenute

San Salvi. Foto street view

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San Salvi, la “cittadella sospesa” che unisce memoria, politica, urbanistica e innumerevoli promesse mancate

 

A Firenze esiste un luogo che da anni vive in una dimensione sospesa. Non è abbandonato, ma neppure rilanciato. Non è dimenticato, ma neanche trasformato. Il complesso di San Salvi, di cui nei giorni scorsi hanno parlato anche il consigliere comunale Palagi e quello del Quartiere 2 Palandri, è il luogo delle promesse mancate. I due richiamano un titolo di Perunaltracittà del 2021, “Trent’anni di vergogna per il recupero di San Salvi”, documentando decenni di promesse disattese.

Oggi, a maggio 2026, il quadro non è cambiato e il grande complesso dell’ex ospedale psichiatrico, che si estende per oltre 30 ettari tra viali alberati, padiglioni storici e ampi spazi verdi nella parte est della città, è ancora — dopo decenni — al centro di progetti, annunci e ipotesi. E, da decenni, sostanzialmente tutto resta fermo.

“L’analisi degli atti pubblici 2023–2026 rivela: progettazione ancora in corso e fondi europei a rischio, servizi tagliati in anticipo” sottolinea il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune, che aggiunge dati nuovi: l’analisi di 51 atti pubblici — sottolineano — del Comune di Firenze tra il 2023 e il maggio 2026 permette di ricostruire con precisione lo stato reale del progetto di rigenerazione FESR dei padiglioni 33-34-35-37: la progettazione strutturale è ancora in corso, la gara per gli impianti tecnologici è ancora in fase di valutazione, le indagini geologiche per le aree esterne sono state avviate ad aprile 2026. Nessun cantiere di cosiddetta rigenerazione è aperto.

Non si tratta di un piccolo ritardo, dato che il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (il primo livello progettuale vero e proprio) è stato approvato nell’ottobre 2024 e l’Amministrazione aveva promesso l’avvio dei cantieri per il 2025–2026. Ma quell’orizzonte non è stato rispettato e il tempo che rimane si sta esaurendo. I 10 milioni di euro del progetto provengono da fondi FESR 2021–2027: la regola europea N+2 impone che i contratti d’appalto siano firmati entro la fine del 2026 per non perdere le risorse già assegnate. Con la progettazione ancora in corso a maggio, diventa ogni settimana più difficile rispettare quella scadenza.

A rendere il quadro ancora più inaccettabile – sottolineano i consiglieri – c’è una vicenda specifica: nel giugno 2025 il Centro Diurno «Le Civette», in via San Salvi 12, 15 posti per anziani non autosufficienti, è stato chiuso. Il cantiere non era ancora partito e non sarebbe partito per almeno un anno. Quindici famiglie hanno perso un servizio di prossimità in nome di una rigenerazione che non si vede, mentre tardano ad arrivare le risposte a una nostra specifica interrogazione su questo. Si tagliano i servizi sociali nell’immediatezza, le promesse di riqualificazione restano promesse. Alla stessa area appartiene la palestra di via San Salvi, finanziata con legge 1185/2019 e affidata a Costruzioni Vitale S.r.l.: cinque anni di cantiere, almeno quattro proroghe documentate, una variante in corso d’opera. L’ultima presa d’atto di proroga risale al febbraio 2026: il Comune non ha mai spiegato alla residenza perché i lavori non finiscono, né ha fornito una data di consegna credibile.”

C’è poi un ulteriore elemento che rende questa contraddizione ancora più evidente, evidenziano i consiglieri. Il Piano Operativo comunale, approvato in Consiglio Comunale ed entrato in vigore dal 6 giugno 2025, prevede l’apertura di due nuove strade all’interno del parco di San Salvi, con ingresso da via del Mezzetta e uscita su via Andrea del Sarto. La stessa amministrazione che (stra)parla di green apre un corridoio di catrame dove sfreccerà il traffico cittadino all’interno di un parco?

Il dato certo è che questo luogo aspetta da troppi anni una riqualificazione e un rilancio promessi: il recupero dei padiglioni storici per trasformarlo, da ex ospedale psichiatrico, in un vero parco urbano, magari con un polo culturale diffuso e spazi per servizi e socialità. E invece resta frammentato, parziale, incompiuto.

San Salvi — è bene dirlo — è sospeso nel limbo non per motivi tecnici, ma politici e amministrativi. Le competenze sono spartite tra Comune di Firenze, Regione Toscana e ASL Toscana Centro: tre livelli decisionali diversi, con visioni potenzialmente differenti, che spesso non dialogano in modo efficace, generando lo stallo. A questo si aggiungono i vincoli architettonici, rapporti complessi con la Soprintendenza, i costi elevati di recupero e l’assenza di un vero piano unitario.

Facciamo un passo indietro. Del rilancio di San Salvi si parla dagli anni Novanta, dopo la chiusura dei manicomi con la riforma Basaglia del 1978. Nei primi anni Duemila arrivano i primi studi e le prime ipotesi concrete: piani di riqualificazione e proposte che vanno nella direzione di un luogo plurifunzionale, con spazi per cultura, servizi e abitazioni. Ma nessun progetto arriva davvero a compimento. Dopo anni di silenzio, San Salvi torna al centro della discussione cittadina intorno al 2010, con la nascita dei comitati, le richieste di apertura del parco e le prime iniziative culturali. Qualcosa si muove, ma resta insufficiente.

Dal 2014, con la prima giunta Nardella, San Salvi entra nei programmi amministrativi come priorità. Ancora una volta, però, alle parole non seguono i fatti. Con l’arrivo dei fondi europei tra il 2020 e il 2024 si riaccende il tentativo di rilancio: finalmente le risorse ci sono. Ma continua a mancare ciò che serve davvero: un progetto unitario operativo e un cronoprogramma credibile.

Oggi San Salvi resta nel limbo: spazi in parte utilizzati per i servizi sanitari, un parco solo parzialmente vissuto, molti edifici chiusi, inutilizzati o addirittura abbandonati. Emblematico, ad esempio, lo stato di degrado in cui versa il murale realizzato il giorno dell’apertura del manicomio. Dopo trent’anni di idee, studi e promesse, la domanda è ancora lì, sospesa — e oggi più che mai inevitabile: San Salvi diventerà mai ciò che Firenze immagina da decenni? Oppure resterà quello che è oggi: un luogo pieno di potenziale, fermo nel tempo?