Rapinopoli spopola (anche) negli alberghi fiorentini

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Dopo la denuncia e lo sdegno del proprietario di un albergo di via Cavour, Firenze si scopre fragilissima anche a proteggere i suoi ospiti

 

Anche gli alberghi a Firenze sono presi d’assalto dalla criminalità che spadroneggia in città e i furti si susseguono con cadenza quasi quotidiana. L’ultimo in ordine di tempo è avvenuto in pieno giorno e in pieno centro ed è stato ripreso dall’occhio delle telecamere.
Nelle immagini della videosorveglianza che puntano sulla hall dell’albergo “Il Guelfo Bianco” si vede un ragazzo che entra, si guarda intorno e poi aspettando un attimo di distrazione dell’addetto al desk allunga la mano e arraffa il cellulare usato per i check-in prima di guadagnare in fretta l’uscita e sparire nelle vie del centro storico.

L’episodio è stato denunciato dal proprietario dell’albergo, originario della Spagna, che sottolinea che non si tratta di un episodio isolato. “Nella settimana scorsa – ha raccontato a dei colleghi – tre persone sarebbero entrate in albergo tentando di avvicinare alcuni clienti con l’obiettivo di borseggiarli. Erano organizzati: facevano domande, creavano confusione e cercavano di distrarre gli ospiti”. A evitare guai è stato il receptionist che, accortosi di quanto stava accadendo, avrebbe avvisato subito una cliente.

Il proprietario dell’albergo  ha deciso di rendere pubbliche le immagini per evitare che altri possano subire lo stesso trattamento. E, rincarando la dose, sottolinea come negli ultimi tempi si sarebbero ripetuti tentativi di furto di biciclette all’interno della struttura, e in un’occasione, si siano fatte vive alcune persone entrate a fare colazione senza essere ospiti.

Per il titolare de “Il Guelfo Bianco” il problema si inserisce in un clima più generale che percepisce in un peggioramento. “Firenze – sostiene – negli ultimi anni è cambiata. Ho già segnalato situazioni di spaccio in piazzale Donatello che trovo vergognose come cittadino”, afferma. E parla di un senso di “stanchezza” diffuso: “Ho paura che queste cose vengano considerate normali, come se nessuno dovesse più lamentarsi o reagire. In Spagna siamo abituati a protestare subito: se nessuno si lamenta, niente migliora”.

Nel suo racconto entrano anche critiche al decoro urbano e alla gestione degli spazi pubblici, da piazza San Marco alle fermate del trasporto pubblico “senza ombra né panchine”. “Pago le tasse qui, mia figlia è mezzo italiana e mi sento in dovere verso questa città”, conclude. “Proprio per questo non possiamo permetterci di abbassare le braccia: normalizzare questi episodi significa lasciare che diventino la regola”.