Milani, Capogruppo PD e l’assessore Danti, AVS, attori del solito teatrino con copione scritto in burocratese
Quindici anni. Un’intera generazione di giovani fiorentini è cresciuta con l’immagine dell’ex ippodromo Le Mulina come ferita aperta nel cuore del Parco delle Cascine. Un’area strategica, affidata nel 2014-2015 alla società Pegaso Srl per ventiquattro anni, e poi consegnata allo squallore: occupazioni abusive, incendi ricorrenti, rifiuti tossici, sequestri giudiziari, sgomberi farsa che duravano poche settimane. Eppure, a distanza di quindici anni, l’amministrazione comunale continua a parlare di “vittorie” di carta, mentre la realtà è un luogo più abbandonato che mai.
Il 15 marzo 2026 la sindaca Sara Funaro pubblica un video trionfale davanti all’ingresso dell’ex ippodromo: «Una bella notizia per Firenze: abbiamo vinto il ricorso contro l’ex gestore dell’ippodromo Le Mulina. Un luogo che ora può rinascere e tornare alla città!». L’assessore al Patrimonio Dario Danti e tutta la Giunta fanno eco: «Finalmente dopo anni di stallo e degrado lo restituiamo ai fiorentini». Ma bastano due passi lungo Viale del Pegaso per scoprire la verità: la rete è squarciata, i lucchetti spariti, il cancello semiaperto, cumuli di immondizia, macerie e rifiuti di ogni tipo. E la beffa? Nel novembre 2023 il Consiglio di Stato ha condannato il Comune di Firenze a risarcire 200.000 euro a Pegaso Srl (più 15.000 euro di spese processuali) per “mancato guadagno e costi di gestione” perché il Comune non aveva consegnato l’area libera da occupanti e rifiuti. La stessa Pegaso contro cui oggi si sbandiera la “vittoria” al TAR ci aveva già fatto pagare una multa salata.
Da Renzi in poi, ogni amministrazione ha trovato comodo scaricare le colpe sul concessionario, sulla burocrazia, sulla magistratura. Tutti colpevoli tranne loro, ovviamente. Quindici anni di proclami, ricorsi, condanne, sgomberi-farsa e zero risultati concreti. Nel frattempo l’amministrazione ha già speso 250.000 euro di tasca nostra per la messa in sicurezza e ne annuncia altri 500.000 che poi chiederà in danno a Pegaso, sperando di recuperarli. Soldi pubblici buttati per rimediare a un disastro che si trascina da quindici anni.
Ieri il capogruppo PD Milani è ritornato sul tema delle Mulina nel question time: «Voglio un punto rispetto alle attività che l’amministrazione pensa di fare e se pensa di poter svolgere attività in questo periodo». La risposta dell’assessore Danti è un campionario di burocratese: «Il TAR ha rigettato integralmente il ricorso di Pegaso Srl, affermando che il ricorso è infondato e a plurimotivato. Il 11 maggio Pegaso ha presentato il ricorso presso il Consiglio di Stato e il 9 giugno prossimo il Consiglio di Stato si esprimerà in merito alla eventuale concessione di una sospensiva. Il percorso che abbiamo intrapreso resta valido: il ricorso non ferma il processo che ha messo in campo l’amministrazione comunale. La direzione patrimonio è in relazione con Pegaso per la ripresa in consegna del bene, facendo chiarezza e avendo uno stato di consistenza dei luoghi attinente a quanto nelle varie ordinanze emesse. Nella variazione di bilancio sono stati messi ulteriori 250.000 euro per completare la messa in sicurezza. Al momento non siamo nelle condizioni, anche per questo ricorso, di avere un uso temporaneo dell’area che è rinviato al prossimo anno. Stiamo lavorando con gli uffici e con l’aggiornamento urbanistico». Milani chiede: «Quindi le azioni programmate dall’amministrazione andranno avanti? Non rimarremo in attesa?». Danti risponde: «Certo, se il Consiglio di Stato desse la sospensiva tutta la partita si riaprirebbe ma l’augurio è che tutto proceda nel modo migliore per recuperare quel bene».
È il classico discorso: “Nessuno è colpevole, è la burocrazia, è il giudice, è il concessionario”. Ma dopo quindici anni di inadempienze ripetute, di condanne e di spese folli, questa retorica non regge. La burocrazia è stata usata per anni come un paravento per nascondere l’incapacità di gestire un bene pubblico strategico.
Mentre l’amministrazione Funaro continua a celebrare “vittorie” di carta davanti alle telecamere, la realtà all’ex ippodromo resta quella di sempre: un’area aperta a tutti, ricettacolo di rifiuti, occupazioni abusive e incuria cronica. Pegaso ha fatto ricorso al Consiglio di Stato (udienza il 9 giugno) e il tanto sbandierato “ritorno alla città” è di nuovo rinviato sine die. Ma tranquilli, i fiorentini pagheranno comunque: già 250.000 euro spesi per la messa in sicurezza, altri annunciati, più la beffa dei 200.000 euro di risarcimento che il Comune ha dovuto versare proprio a Pegaso nel 2023.
