Perché il titolo del Sole 24 Ore, che riguarda l’intera provincia, non riflette affatto la realtà del Comune di Firenze, con 32.000 anziani soli e quasi un bambino su dieci in aree di disagio socioeconomico
Mi viene segnalato il titolo del Sole 24 Ore del 25 maggio 2026: “Firenze, Bolzano e Trieste al primo posto per bambini, giovani e anziani.” E allora mi viene da dire: prima di esultare, leggiamo bene che cosa c’è scritto sotto. È il titolo perfetto per essere condiviso in fretta, magari sparato sui social, senza troppe domande. Letto così, sembra un certificato di eccellenza: Firenze città migliore per vivere, crescere, invecchiare. Una bella immagine, rassicurante, quasi da cartolina.
Peccato che le cose non stiano esattamente così. Il dato del Sole 24 Ore non riguarda il Comune di Firenze, ma la provincia di Firenze, cioè un territorio composto da 41 comuni, dentro il quale finiscono realtà molto diverse fra loro: Firenze, Empoli, Greve, Dicomano, Barberino, Bagno a Ripoli, Fiesole, Pontassieve, Figline e molti altri. È una differenza enorme. I dati disaggregati per città non sono reperibili nella classifica del Sole 24 Ore, peccato sarebbero stati illuminanti. Capisci che un conto è parlare della città di Firenze, con il suo centro storico turistificato, i suoi affitti impossibili, i suoi quartieri svuotati, i suoi anziani soli, le sue famiglie in difficoltà, i suoi bambini che vivono in aree difficili; un altro conto è buttare tutto dentro il grande pentolone provinciale, dove i dati si mescolano, si compensano, si addolciscono e alla fine restituiscono una fotografia molto più comoda da raccontare.
Ed è proprio qui che il titolo diventa fuorviante. Non dice semplicemente una cosa sbagliata, fa qualcosa di più sottile: lascia intendere che Firenze città sia al primo posto, mentre il dato riguarda un territorio molto più vasto. E nel frattempo mette insieme bambini, giovani e anziani dentro una narrazione positiva, come se la città fosse capace di proteggere tutte le fasce più delicate della popolazione. Ma se passiamo dal titolo alla realtà del Comune di Firenze, il quadro cambia parecchio. Nel solo Comune di Firenze quasi 4.700 minori, cioè quasi un bambino su dieci, vivono in aree di disagio socioeconomico urbano. La percentuale delle famiglie in povertà relativa si aggira intorno al 18%, quasi una famiglia su cinque.
Ma il dato ancora più rimosso riguarda gli anziani. Firenze è una città profondamente anziana. Secondo il Comune di Firenze, nel 2025 l’indice di vecchiaia cittadino è pari a 275,1, cioè ci sono circa 275 residenti over 65 ogni 100 residenti sotto i 14 anni. Nel Quartiere 3 l’indice arriva addirittura a 304. Altro che città giovane, dinamica, internazionale, universitaria, creativa, piena di studenti, turisti, city user, eventi e aperitivi. Firenze è soprattutto una città di anziani. Anziani che non fanno rumore, non bloccano il traffico, non organizzano conferenze stampa. Semplicemente cercano di sopravvivere dentro una città che sembra sempre meno costruita intorno a loro.
Nel 2024 l’allora assessore al Welfare Sara Funaro dichiarò che a Firenze un terzo degli anziani vive solo. Se applichiamo prudentemente questa proporzione ai circa 96.500 over 65 registrati a Firenze a fine 2022, parliamo di circa 32.000 anziani soli. Capisci che stiamo parlando di una città nella città. E poi ci sono i dati Istat, ancora più precisi e ancora più scomodi: tra gli over 70 che vivono soli e senza casa di proprietà, Firenze ha una media dell’8,8%, ma nell’area di Santa Croce si arriva al 17,7%. Questo significa che anche il centro storico, troppo spesso raccontato solo come vetrina turistica, non è fatto soltanto di alberghi, ristoranti, affitti brevi e tavolini, ma anche di anziani soli, fragili, circondati da una città che cambia lingua, prezzi, ritmi e accesso ai servizi. E allora, altro che parlare soltanto di tramvia. Il problema vero non sembra essere solo la mobilità, che pure ha distrutto strade, alberi e abitudini urbane, ma chi riesce ancora a vivere dentro Firenze. Un anziano solo ha bisogno di un quartiere abitabile, di un marciapiede praticabile, di una panchina, di un negozio vicino, di un medico raggiungibile, di una città che non lo tratti come un residuo del passato. Altro che tramvia. E una famiglia povera non migliora la propria condizione perché un titolo dice che Firenze è prima. Ecco perché quel titolo va letto con grande attenzione.
