Firenze, stangata su autobus e tramvia: più costi per gli utenti, mentre Regione, Comuni e gestore si rimpallano le colpe
Dal prossimo 1° agosto, salire su un autobus urbano o sulla tramvia a Firenze costerà 2 euro. Un aumento secco del 17,6% per la corsa singola (ferma a 1,70€ dal 2023), accompagnato da un rincaro dell’8% sugli abbonamenti. Mentre i cittadini subiscono l’ennesima stangata sul costo della vita, va in scena il collaudato teatrino della politica nostrana. Un gioco dello scaricabarile che ha raggiunto vette sublimi con le ultime dichiarazioni del presidente della Regione, Eugenio Giani, capace di trasformare un’impopolare decisione economica nell’ennesimo capolavoro di gaslighting.
Dietro le cifre e i rimpalli di responsabilità, infatti, c’è una realtà quotidiana fatta di disservizi e degrado che nessuno, tra Regione, Comuni e gestore privato, sembra voler vedere. Le parole di Giani al TG3 Rai Toscana sono una masterclass di sopravvivenza politica. Di fronte al rincaro, la strategia è stata chiara: mani avanti e, soprattutto, scaricare la colpa sulle amministrazioni precedenti: «Non potevamo fare altro che prendere atto di quello che sta in un contratto che per 12 anni è sottoscritto prima che io potessi diventare Presidente della Regione». Un passaggio favoloso. Giani si smarca dal “peccato originale” ricordando che quel contratto capestro con Autolinee Toscane (controllata dal colosso statale francese RATP Dev) è stato firmato quando lui non sedeva ancora sulla poltrona più alta della Regione.
Il messaggio sottinteso è chiaro: il pasticcio l’hanno fatto gli altri, io sto solo evitando i danni. Secondo il governatore, l’adeguamento all’inflazione era un atto dovuto per evitare un contenzioso legale “duro” che avrebbe visto la Regione sicuramente perdente di fronte ai tribunali e alle “norme molto precise” dell’accordo, costando alla collettività ancora di più. E per addolcire la pillola, ecco il classico “mal comune mezzo gaudio”: Giani ricorda che a Milano si pagano 2,20€, a Bologna 2,30€ e che i 2 euro della Toscana ci posizionano solo “a un livello medio in Italia”, rivendicando i soldi spesi dalla Regione per attutire il colpo sugli abbonamenti. Resta però il dato politico: l’ente pubblico si è consegnato a un privato blindato da clausole ferree, accettando che un servizio pubblico essenziale risponda a logiche di puro mercato.
Ma se la Regione si barrica dietro i vincoli legali del passato, il gestore francese, mentre incassa l’adeguamento all’inflazione, ontinua a latitare sugli investimenti e sulla gestione ordinaria. Dei 2.000 nuovi bus promessi nel contratto, a oggi ne sono stati consegnati solo la metà. Ma il vero insulto per l’utente che dal 1° agosto sborserà 2 euro è la qualità del viaggio, un fattore totalmente ignorato dai macro-calcoli della Regione: salire a bordo significa troppo spesso fare i conti con sedili logori, sporcizia diffusa e una manutenzione igienica ai minimi storici. Le linee urbane e le pensiline sono ormai terra di nessuno. I sindacati dei dipendenti e i passeggeri denunciano da tempo la presenza sistematica di bande di borseggiatrici che agiscono indisturbate, oltre alla frequentazione di persone moleste o in forte stato di disagio sociale, che trasforma l’attesa del mezzo — specie nelle ore serali — in un’esperienza d’ansia. Il gestore privato tutela i propri margini minacciando cause legali, ma si dimentica di garantire la dignità minima del servizio.
In questo scenario, le proteste degli amministratori locali — come l’assessore fiorentino alla mobilità Andrea Giorgio o il presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni — suonano tragicamente ipocrite. Gridano allo scandalo per il rincaro, ma sono i primi responsabili della paralisi strutturale del trasporto su gomma nelle città. I sindacati dei conducenti lo ripetono come un mantra: gli autobus non spaccano il minuto perché sono ostaggio delle scelte urbanistiche dei Comuni. Le città (Firenze in testa) sono costantemente sventrate da cantieri infiniti, sovrapposti e mal gestiti che bloccano la circolazione per mesi. I Comuni hanno assistito passivamente alla sparizione delle corsie riservate ai bus o alla totale mancanza di vigilanza sulle poche rimaste. Il risultato? I mezzi pubblici vengono dirottati nel flusso ordinario delle auto civili, rimanendo sistematicamente incolonnati nel traffico. Comprare nuovi autobus non serve a nulla se poi passano ore bloccati in coda a causa dell’incompetenza dei piani di mobilità comunali.
Il quadro è desolante. La Regione alza le mani incolpando chi ha firmato i contratti dodici anni fa; il gestore francese incassa l’aumento minacciando vie legali ma risparmia su pulizia e sicurezza; i Comuni paralizzano le strade con i cantieri e poi piangono lacrime di coccodrillo a favore di telecamera. A pagare il conto di questa catena di inefficienze incrociate sono i pensionati, gli studenti e i lavoratori a basso reddito. Cittadini che dal 1° agosto pagheranno il biglietto con tariffe europee, continuando però a viaggiare bloccati nel traffico, su sedili sporchi e con le mani incollate al portafogli per paura dei ladri.
