Borgo San Lorenzo: la cassa piange per colpa dell’ideologia

ChatGPT Image 20 giu 2026, 12_16_24

Condividi sui social

Il centro destra attacca l’amministrazione per aver scelto di non aderire alla rottamazione dei tributi locali

 

Il Comune di Borgo San Lorenzo ha oltre 22,8 milioni di crediti ancora da riscuotere, dei quali circa 4,46 milioni sono già considerati di dubbia esigibilità. Oppure, in modo ancora più netto: circa 4,46 milioni sono somme che il Comune, nei fatti, ritiene molto difficili da recuperare dagli utenti.

“La scelta del Comune di Borgo San Lorenzo, guidato dalla sinistra, di non aderire alla rottamazione dei tributi locali (Consiglio Comunale 19 giugno 2026 assessore Boni) non è un atto di rigore: è l’ennesima prova di una visione ideologica, punitiva e miope. attaccano dalla sezione mugellana di Fratelli d’Italia. “Nessuno mette in discussione – proseguono  – il principio per cui le tasse vadano pagate. Ma governare significa anche distinguere tra chi evade per furbizia e chi è rimasto schiacciato da difficoltà reali, da burocrazia, ritardi, sanzioni accumulate e crisi economiche che spesso proprio la cattiva amministrazione locale ha aggravato. Nascondersi dietro la formula dei “servizi essenziali” è comodo, ma non basta. I servizi sociali e scolastici si difendono con bilanci seri, lotta agli sprechi, recupero efficace delle entrate e criteri oggettivi, non con prediche moralistiche ai cittadini. Peraltro lo stesso Comune prevede già strumenti di rateizzazione per chi è in difficoltà economica nel pagamento dei tributi comunali: dunque il principio che servano strumenti flessibili esiste già. La rottamazione non è un liberi tutti. È una misura di responsabilità: recuperare ciò che altrimenti rischia di restare inesigibile, riportare cittadini e imprese dentro un rapporto regolare con l’ente, trasformare debiti incagliati in risorse concrete. La sinistra invece preferisce l’allarmismo: parla di “disincentivo”, di “certezza delle entrate”, di “educazione civica”, ma finisce per colpire proprio chi vorrebbe rimettersi in regola. Questa non è equità: è rigidità travestita da virtù. La destra sta dalla parte dell’ordine, sì, ma anche del buon senso. Doveri chiari, regole certe, meritocrazia, responsabilità personale. Ma anche amministrazioni capaci di guardare la realtà, non di recitare lezioni ideologiche. Il Governo offre strumenti; i Comuni possono usarli con criteri seri. Chi rifiuta per pregiudizio politico – concludono – si assume la responsabilità di lasciare fuori cittadini, famiglie e attività produttive che avrebbero potuto tornare a contribuire davvero alla comunità. Questa è la differenza: da una parte il pragmatismo, dall’altra la propaganda.”