FOCUS LFCV | Seano: nel Prato fiorito del caporalato operai e sindacati esistono ancora

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La scorsa settimana si è conclusa con lo sgombero, avvenuto il 3 luglio, del presidio operaio organizzato dai SUDD COBAS davanti al magazzino della Acca SRL a Seano (frazione di Carmignano, in provincia di Prato).

Un caso, l’ennesimo, in cui a pagare è non chi sfrutta e viola la legge a monte, ma chi lotta per far valere i propri diritti, se necessario uscendo dalla forzosa cornice della dialettica legittimità-legalità. È ciò che ha dato origine a quella che di fatto si è tramutata in una “guerra di querele”: significativamente, i primi indagati sono stati i sindacalisti, Luca Toscano e Sarah Cuadiero su tutti, accusati di violenza privata a seguito di un intervento richiesto da venti imprenditori cinesi per il blocco totale imposto dagli scioperanti alle merci e ai camion del settore del pronto moda (1).

Facendo un passo indietro, tutto comincia il 20 giugno, quando l’azienda Acca SRL, operante nel settore della logistica dell’abbigliamento a livello europeo, annuncia la chiusura delle attività, decretando il licenziamento di 95 lavoratori, la maggior parte della quale immigrati. La lotta sindacale che si avvia non si incentra solo sulla chiusura, ma mette in risalto le molteplici inchieste a cui è sottoposta l’azienda per caporalato e sfruttamento: spiega il sindacato, le cui ragioni sono riprese una per una da un comunicato ufficiale di Sinistra Progetto Comune (2), che non vi è alcuna crisi alla base della decisione dell’Acca SRL. Le commesse, infatti, «vengono spostate in altri magazzini dove si può tornare a sfruttare senza diritti. È lo schema sfrutta, evadi, scappa”: chiudere qui significa cancellare due anni di accordi e riportare indietro la lancetta dei diritti, conquistati uno a uno con gli scioperi contro i caporali e pagati con sei aggressioni a colpi di spranga contro lavoratori sindacalizzati, attesi sotto casa dopo il turno di notte». A ciò si aggiunge la custodia giudiziaria scaturita da un’indagine addirittura della Procura Europea per una frode fiscale da 71 milioni di euro, per i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per sei aggressioni da parte di un caporale, oltre a faide mafiose come quella del 2025 quando, continua nell’elenco dei fatti il SUDD COBAS, fu rinvenuto persino un «ordigno incendiario» in mezzo alla merce.

Il picchetto, iniziato il giorno dopo l’annuncio della chiusura, ha ricevuto la solidarietà di quelle forze che hanno visto nell’operazione di sgombero una difesa, da parte dello Stato, di imprenditori palesemente nell’illegalità sotto ogni punto di vista, nonché un tentativo di spostare l’attenzione sul mero sblocco del transito degli articoli prima bloccati in magazzino. Stupisce altresì l’intempestività, o la tempestività strategica a seconda dei punti di vista, del tavolo convocato appena due giorni prima dell’annuncio della chiusura della ditta tra il presidente della Provincia, i sindaci di Prato e Carmignano e, per il sindacato, proprio Toscano e la Cudiero (3). Va da sé che, con gli sviluppi immediatamente successivi, tale tavolo, ridottosi a un «tavolino» (4), sia miseramente saltato, oscurato anche dalla nutrita e significativa manifestazione di domenica 5 a Prato (5): in 1.500 hanno infatti sfilato in solidarietà coi sindacalisti arrestati e contro lo sgombero e la violenza dello Stato, che hanno dato adito «alle scene di venerdì» per le quali «hanno esultato i caporali, gli sfruttatori, le aziende dell’evasione fiscale e dei chiudi e riapri», di contro al «meglio della città», insorto «per difendere la Costituzione e il diritto di sciopero, per combattere la mafia ed il caporalato».

Quello che possiamo a tutti gli effetti definire un potente episodio di lotta di classe, con buona pace di chi sentenziava sulla «fine» di quest’ultima e sulla «scomparsa» della classe operaia e dei sindacati, ha costretto tanta parte del mondo politico a muoversi, con più o meno reticenze, al traino dei lavoratori: il consigliere Jonathan Targetti (L’Alternativa C’è) ha messo in guardia contro i tentativi di delegittimazione della Procura di Prato, esortando all’unità tra questa, i sindacati e la Fondazione Caponnetto contro la criminalità cinese (6), mentre il sindaco Biffoni, assieme al vicesindaco Blasi, si è affrettato a ricevere una delegazione del SUDD COBAS proprio dopo il corteo per concordare un’operazione congiunta di tutela occupazionale dei 95 sindacalisti a rischio licenziamento (7).

Appare evidente, quindi, che la vicenda di Seano non si concluderà nel breve termine, soprattutto se gli operai sapranno tenere dritta la barra della lotta fino al completo soddisfacimento delle loro sacrosante rivendicazioni, come fecero i loro predecessori del Lanificio Balli nel 1969 (8).

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