Da luglio a settembre: il ritardo dei lavori a Piazza Beccaria riaccende le polemiche sulla gestione dei cantieri e sul futuro del quartiere
Per mesi cittadini e commercianti hanno sopportato cantieri, polvere, rumore, viabilità stravolta e una drastica riduzione della clientela, con la rassicurazione che tutto sarebbe finito entro Luglio. Oggi scoprono invece che il cronoprogramma è saltato e che si parla già di settembre per la conclusione della prima fase.
La cosa più grave, però, non è soltanto il ritardo. È la totale mancanza di chiarezza. Come informa La Nazione di oggi, gli esercenti denunciano di essere stati lasciati soli, senza aggiornamenti, senza informazioni certe, costretti a convivere con un’incertezza che rende impossibile programmare il lavoro e tenere aperte attività già messe in ginocchio. C’è chi parla apertamente di incassi quasi azzerati e del concreto rischio di dover abbassare definitivamente la saracinesca.
Anche i residenti pagano un prezzo altissimo. Da mesi convivono con disagi continui, polvere, transenne, percorsi complicati e difficoltà negli spostamenti, particolarmente pesanti per anziani e persone con disabilità. La qualità della vita è stata sacrificata, senza che il Comune abbia saputo garantire tempi certi o un dialogo costante con chi vive il quartiere.
Questa è la differenza tra fare propaganda e amministrare. Si annunciano opere, si tagliano nastri, si organizzano conferenze stampa, ma quando arrivano i problemi veri, quelli che incidono sulla vita quotidiana delle persone, Palazzo Vecchio scompare e lascia cittadini e commercianti nell’incertezza. La tramvia non può diventare il lasciapassare per qualsiasi inefficienza. Chi governa ha il dovere di rispettare i cronoprogrammi o, quando questo non è possibile, di spiegare con trasparenza le ragioni dei ritardi e tutelare chi sta pagando il conto più salato. Perché mentre il Comune continua a parlare di mobilità del futuro, c’è un presente fatto di negozi in crisi, residenti esasperati e un intero quartiere che aspetta ancora risposte.
Foto: Facebook



