Draghi sveglia il Centrodestra, Bambagioni chiama a raccolta il 30 luglio. Cellai: «Pensare oggi la Firenze del 2029. Costruire un programma-quadro attraverso iniziative pubbliche allargate»

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Assenze alle commissioni? Schmidt denuncia la norma anti-Schmidt voluta dal PD. Cellai: «Allargare a persone nuove, come abbiamo fatto con Bozzo, Papucci, Sbenaglia».

 

Non si può dire che l’intervista di Alessandro Draghi a Repubblica non abbia smosso la coalizione che dorme. «Dobbiamo smuoverci», «siamo tutti scollegati», «ci manca una visione d’insieme». Un po’ sveglia, un po’ grido, un po’ anche auto-critica. Con una sferzata ad Eike Schmidt “reo” di mancare alle Commissioni. Pars construens: «Allargarci». A chi? Ai civici e ad Azione di Calenda. Sbotta Mossuto (Lega). Forza Italia, scossa dagli addii a Siena e in confusione valoriale (Ppe o Lgbt? Viva Maria o Viva Marina?), tace. Silenzio dal partito di Maurizio Lupi. Prende la palla al balzo l’ex PD Paolo Bambagioni: «Draghi ha posto una questione politica dirimente, il 30 luglio promuovo una serata di dibattito e sintesi». “Firenze così non va, ma chi ha il coraggio di cambiare?”: questo il titolo scelto da Bambagioni per l’evento che si terrà a Signa (Da Artero), comune che ha amministrato da sindaco.

Sulle assenze alle Commissioni è, invece, lo stesso «vacuo» Eike Schmidt a fare chiarezza: «Quando mi sono candidato, lo Statuto prevedeva la possibilità di partecipare da remoto, come nella quasi totalità dei comuni italiani. È stato modificato proprio nel corso di questa consiliatura dall’attuale maggioranza, limitando il collegamento online ai soli casi di malattie gravi». E domanda: «Un ostacolo contro tutte le minoranze? Una museruola per chi lavora e non vive di sola politica? Una norma anti-Schmidt?». Sarà più democratico il regolamento nella città dei democratici?

Oggi si è fatto sentire anche il Prof. Franco Banchi, già candidato con la lista civica a sostegno di Alessandro Tomasi: «Il perimetro del centrodestra deve guardare molto di più all’elettorato di centro, favorendo l’irrobustimento numerico, politico e strategico di questa area, fondamentale pilastro dell’alleanza. Non vorremmo assistere ad uno scivolamento verso destra-destra della coalizione, considerato erroneamente l’unica possibilità di vittoria. Ed abbiamo già visto che vincere è solo metà della luna».

Da Fratelli d’Italia parla Jacopo Cellai, consigliere regionale. «L’avversario è forte ma non fortissimo. E vive di rendita», riflette Cellai, a lungo consigliere a Palazzo Vecchio. Gli spazi ci sono. «Occorre, soprattutto un salto di qualità sulla nostra comunicazione, che non arriva in modo adeguato ai fiorentini – ammette -. Investimenti mirati per avere spazi di informazione e dibattito adeguati (come “La Firenze che vorrei”). E organizzare insieme iniziative in mezzo ai cittadini su quei temi che ci accomunano e che riteniamo importanti per la nostra città: sicurezza, Cpr, casa, impianti per i rifiuti, tariffe dei servizi e multiutility, salute e lavoro e, dunque, aeroporto e supporto alle attività commerciali massacrate dai cantieri della tramvia».

Da queste iniziative raccogliere gli spunti per un «programma-quadro da sottoscrivere e su cui cercare il primo cittadino più forte in tempi ragionevoli». Per una volta almeno. «Certo, poi, ci vuole il coraggio di cambiare di cui parla Paolo Bambagioni, a noi il compito di entusiasmare i fiorentini e spingerli a farlo», aggiunge Cellai.

Non è tutto rose e fiori nemmeno nel primo partito italiano. Il partito della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta celebrando i congressi in tutta la Toscana, a Firenze non ancora. Il partito è commissariato da quasi un anno, scelta, al tempo, motivata dalle incombenti elezioni regionali e, oggi, è evidentemente rallentato nella sua attività. Sul caso Cellai si esprime così: «Mi aspettavo la situazione si sbloccasse, non ne comprendo le ragioni. Né l’utilità. Speriamo di svegliarci presto anche noi, tanto per restare in tema. I partiti, se ben organizzati, possono coinvolgere tante persone e professionalità a supporto del lavoro nelle istituzioni e intercettare le realtà vive della città». E rivendica: «Quando ero segretario, abbiamo allargato l’orizzonte di Fratelli d’Italia candidando Luciano Bozzo e Roberto Sbenaglia. Due nomi che su cultura e sicurezza hanno un valore specifico a Firenze e che avvicinavano nuove realtà».

Non solo. «Vari dipartimenti – tiene a sottolineare Cellai – hanno lavorato bene: sicurezza e salute ma anche il commercio. Penso all’evento promosso da Sheila Papucci, altra figura proveniente da mondo imprese, che ha coinvolto oltre 50 aziende a confronto col sottosegretario Fausta Bergamotto».

«Senza dimenticare il documento sulla mobilità e – prosegue Cellai – i 105 punti di programma per Firenze elaborati e approvati dal coordinamento eletto dagli iscritti che mi supportava e che abbiamo messo a disposizione di Eike. E la sede di piazza Oberdan aperta grazie ai volontari, luogo di incontro e confronto. Don’t stop me now… avrebbero cantato i Queen».

Insomma, messaggio ricevuto, ma non tutto è da buttare. Anzi. Proseguire nel percorso tracciato. Migliorando.