Un nuovo capitolo dopo roghi e movimenti di rifiuti.
Nei giorni scorsi abbiamo scoperto e reso pubblico che Plures, multiutility dei servizi pubblici, si serviva della Delca Energy di Lugnano, alla quale, in appena 6 mesi nel 2026, ha inviato circa 8 mila tonnellate di rifiuti, tra i quali anche quelli tessili; una domanda che abbiamo subito posto è la seguente: visto che l’azienda ha preso fuoco un mese fa, dove manda oggi i rifiuti Plures, e con quali costi?
Proviamo a sviluppare questo concetto e vediamo dove si arriva alla fine. Le fibre tessili assorbono. Un rifiuto tessile può essere usato per assorbire dei liquidi o dei liquami. Una volta assorbiti, si stoccano i rifiuti, magari in dei capannoni vuoti – e in Toscana è pieno, soprattutto a Santa Croce sull’Arno -, e si lasciano essiccare fino a perdere la parte liquida. Quando sono secchi, possono svilupparsi anche degli incendi. E, quindi, chi è l’origine del tutto? I conciatori di Santa Croce? Il comparto tessile di Prato? Le lavanderie industriali?
Del resto, l’Ingegner Tarchiani, molti anni or sono, aveva preconizzato – lui che già dal 2009 aveva lavorato ai protocolli contro la biocontaminazione, in netto anticipo sulla pandemia del 2020 – le Termopoli dei nostri rifiuti. «Le cause della degenerazione del senso di umanità sono molteplici ma una di queste è la gestione dei rifiuti – scriveva nella ouverture di una serie di articoli pubblicati da Toscana Chianti Ambiente insieme a primaria ditta tessile -. Il mondo che fu non buttava via niente. Niente era rifiuto. Il concetto di rifiuto non esisteva. Quindi nemmeno il rifiuto umano». E ancora: «Il consumo del prodotto usa e getta induce il consumo della persona usa e getta, ovvero la svalorizzazione che dai beni si estende alle persone. A questo punto la rivalutazione dei prodotti durevoli diventa un imperativo etico. Difenderemo la civiltà e le nostre Termopili saranno i tessili. Pensate a un corredo fatto di tovaglioli e tovaglie usa e getta».
Allora, anche alla luce di ciò, quanto vale oggi un Tarchiani? Il valore del Tarchiani è sicuramente in rialzo: da qui la forte attenzione per lui da parte di poteri forti? Che il «grande progetto», menzionato da un noto imprenditore di Santa Croce sull’Arno, prevedesse prima la conversione dei capannoni vuoti a depositi di rifiuti e magari dopo la trasformazione in altro, cioè l’hub del vino? E come sarebbe possibile questo giuoco delle tre carte senza agenti immobiliari, assicuratori e geometri a disposizione? Chi ci impedisce di pensare che, dietro la deportazione a Santa Croce sull’Arno della pH srl – Tuv di Sambuca, servisse anche ad allontanarne i tecnici e soprattutto i dispositivi di rilevazione contro i cattivi odori? Visto che non si sa dove mandarli, visto che i depuratori non depurano a sufficienza, i rifiuti o si stipano sull’Appennino (sul Rio Rovigo) o nei capannoni, dove poi magari prendono fuoco. Più o meno accidentalmente. Loro malgrado.



