A sollevare la questione è il consigliere Dmijtri Palagi che ricorda che non è la prima volta che dal Patrimonio Mondiale Unesco di Parigi si “bacchetta” Firenze per “manovre” urbanistiche
Per mesi a Palazzo Vecchio si è cercato di liquidare la vicenda “cubo nero” come una semplice polemica politica, una disputa tra favorevoli e contrari a un edificio che ha spezzato lo skyline della Firenze rinascimentale. Oggi, però, il livello dello scontro cambia completamente e non solo perché se prima a puntare i riflettori sull’orrendo manufatto erano cittadini, architetti, urbanisti ora lo è la Procura della Repubblica, ma anche perché adesso la vicenda arriva sulla scrivania dell’Unesco.
Da Parigi, il Centro del Patrimonio Mondiale ha infatti avviato una valutazione sull’impatto dell’edificio realizzato nell’area dell’ex teatro comunale per verificare se abbia compromesso i valori paesaggistici che hanno consentito al centro storico di Firenze di entrare, nel 1982, nella lista dei Patrimoni dell’Umanità. L’organizzazione ha spiegato che ogni intervento all’interno di un sito tutelato deve evitare impatti irreversibili e ha annunciato che lavorerà con le autorità italiane per valutare eventuali misure correttive, qualora si rendessero necessarie. E qui i grattacapi per Palazzo Vecchio sono probabilmente soltanto all’inizio. Dal cubo nero, all’ex ospedale militare San Gallo, alle ex Ogm passando all’Artemio Frankenstein, al Ponte da Verrazzano e Nencioni fino allo scandalo Montedomini ce n’è ben donde…
Torniamo al “cubo nero”. Dopo l’inchiesta della Procura di Firenze, con le ipotesi di falso, violazioni paesaggistiche e abusi edilizi, che coinvolgono diversi soggetti, e che rappresentava già un problema enorme per l’amministrazione di Palazzo Vecchio, ora però il piano diventa internazionale.
Quando interviene l’Unesco non si discute soltanto della regolarità amministrativa di un’opera, ma della tutela di un patrimonio considerato di valore universale. È una questione che riguarda l’immagine stessa di Firenze nel mondo. “L’Unesco – come racconta il consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune – ha avviato una propria istruttoria per valutare se la trasformazione abbia prodotto un impatto irreversibile sugli attributi che nel 1982 hanno motivato l’iscrizione del Centro Storico di Firenze nella lista del Patrimonio Mondiale”.
“Su questa vicenda – prosegue – il nostro gruppo lavora da mesi. Abbiamo acquisito, tramite accesso agli atti, i verbali del Comitato di Pilotaggio del sito UNESCO dal 2008 al 2025 (diciassette anni di sedute). Il dato che ne emerge è documentale, non un’opinione: del progetto di trasformazione dell’ex Teatro Comunale (edificio in Core Zone, in posizione di forte visibilità sulla riva dell’Arno a ridosso delle Cascine) il Comitato di Pilotaggio non si è mai occupato. Una sola citazione, nel rapporto della Missione Consultiva ICOMOS-UNESCO del maggio 2017, che ne registra la vendita; dopo, il silenzio.
Nessun Heritage Impact Assessment (la valutazione preventiva di impatto sul patrimonio) è mai stato richiesto o redatto; l’intervento non compare fra i progetti monitorati nei Piani di Gestione del 2016 e del 2021. È lo stesso Comune, nel dossier di diciotto pagine inviato al Ministero della Cultura e all’UNESCO nel marzo 2026, ad ammettere che la valutazione preventiva non è stata effettuata”.
“Non è un caso isolato: è un metodo – sottolinea Palagi. “Già il 6 maggio 2015 il Centro del Patrimonio Mondiale contestava a Firenze, fra le criticità messe a verbale dallo stesso Comitato di Pilotaggio, la «vendita di complessi monumentali pubblici o semi-pubblici a soggetti privati e il loro cambio d’uso». Da allora la sequenza si è ripetuta puntualmente: l’ex Teatro Comunale trasformato in appartamenti di lusso per locazione turistica, l’ex Ospedale Militare San Gallo diventato resort e residenze di pregio, l’ex Sant’Orsola, e ora le ex Officine Grandi Riparazioni alla Leopolda, cedute a un fondo lussemburghese. Non a caso, tra le persone iscritte nel registro degli indagati dell’inchiesta penale figura anche chi dirigeva l’ente che nel 2011 mise in vendita il teatro: il problema comincia dall’alienazione, non dalla tinta della facciata”.
L’eventuale giudizio negativo dell’organismo internazionale non comporterebbe automaticamente la perdita dello status di Patrimonio dell’Umanità, ma aprirebbe uno scenario estremamente delicato considerando anche i precedenti.
L’Unesco potrebbe chiedere approfondimenti, prescrivere interventi di mitigazione o modifiche e mantenere alta l’attenzione sul sito fiorentino. Un’eventualità che nessuna amministrazione vorrebbe trovarsi a gestire e che rischia di trasformare una controversia urbanistica in un caso internazionale.
Da Palazzo Vecchio, nelle ultime ore, è arrivata una precisazione: il Comune sostiene di non aver ricevuto nuove richieste o notifiche formali da parte del Centro del Patrimonio Mondiale e ricorda di aver già trasmesso nei mesi scorsi una relazione tecnica al Ministero della Cultura affinché fosse inoltrata all’Unesco. L’amministrazione assicura comunque piena collaborazione nel caso di ulteriori richieste.
Come detto da Palagi le grane possibili sono molte e non solo l’ex Teatro Comunale ma anche l’ex Ospedale Militare San Gallo, l’ex Sant’Orsola, e ora le ex Officine Grandi Riparazioni alla Leopolda, cedute a un fondo lussemburghese ecco perché “depositeremo in queste ore un’interrogazione consiliare e una richiesta integrativa di accesso agli atti, per chiarire perché quell’intervento non sia mai stato portato davanti al Comitato di Pilotaggio, quale sia la nota dell’UNESCO che ha attivato la procedura, e con quali tempi e modalità la Giunta intenda finalmente sottoporre a valutazione di impatto tutte le grandi trasformazioni in area di tutela”.


