In appena tre anni l’ente nato per attrarre un «turismo di qualità» ha ricevuto 1 milione e mezzo di euro dal Comune. Sinistra Progetto Comune solleva il caso: «Il Salone dei Cinquecento non è una sala eventi da noleggiare né una quinta scenografica per le cene di gala».
«C’è una delibera che racconta bene il modello di città di questa Giunta: la deliberazione n. 20 del 6 febbraio 2026. Fa due cose, decise insieme: mette altri soldi pubblici nella Fondazione di partecipazione Destination Florence e le offre l’uso gratuito degli spazi più preziosi e simbolici della città». Così Dmitrij Palagi, consigliere di Sinistra Progetto Comune, che critica le decisioni della Giunta Funaro.
Il primo punto riguarda i fondi. «500 mila euro sul bilancio 2026, tra quota associativa e “prima tranche” di contributo, con l’integrazione già “rinviata a successivi provvedimenti”», spiega Palagi. Ma non è il primo stanziamento, né sarà l’ultimo: «Nel 2024 alla Fondazione sono andati 400 mila euro, nel 2025 ben 700 mila, nel 2026 siamo già a 500 mila e non è finita: oltre 1,6 milioni di euro pubblici in tre anni, a cui si aggiunge un affidamento diretto di 134 mila euro deciso a marzo per un ulteriore progetto turistico».
E poi c’è il punto degli spazi. Il Comune di Firenze concede, in uso gratuito, «fino a dieci giornate l’anno, il Salone dei Cinquecento, gli ambienti monumentali di Palazzo Vecchio, il Palagio di Parte Guelfa e altre sale».
«”Uso gratuito” vuol dire canone azzerato: per il solo Salone dei Cinquecento il tariffario comunale fissa 8.998 euro ogni sei ore, maggiorati la sera e nei giorni festivi, cioè proprio la fascia delle cene di gala. È l’incasso a cui la città rinuncia, evento dopo evento», attacca il consigliere.
E aggiunge un dettaglio: «Se la Fondazione non organizza direttamente l’evento, può limitarsi a indicare all’Amministrazione “a quale soggetto far riferimento”. Tradotto: fa da smistatore del patrimonio pubblico».
E a chi vanno questi spazi? «Cene di gala, congressi di categoria, eventi d’affari, destination wedding: il mondo del turismo di fascia alta», spiega ancora Palagi. Eppure, la delibera sostiene che queste iniziative «non rivestono finalità lucrative o commerciali, né direttamente né indirettamente».
«È l’affermazione su cui si regge tutta l’azione, ed è la più difficile da credere», dice Palagi, che ricorda: «Nella nostra scheda sulle concessioni degli spazi storici abbiamo già censito 45 eventi alle sale monumentali nei soli primi sei mesi del 2026, con i grandi marchi ammessi senza mai passare davanti al Consiglio comunale».
Sulla governance della Fondazione il consigliere fa notare: «A decidere gli indirizzi della Fondazione è un organo in cui i soci pubblici, Comune e Città Metropolitana, contano appena tre posti su ventuno: tutti gli altri sono la filiera del turismo e dei congressi. Ma la responsabilità non si allontana dalla Giunta, si avvicina: il Consiglio di Amministrazione è nominato in maggioranza dai soci pubblici e la Presidente è scelta direttamente dal Comune. E allora si vede la scala delle priorità quando si parla di contrastare l’overtourism».
«Il Salone dei Cinquecento – rimarca Palagi – non è una sala eventi da noleggiare né una quinta scenografica per le cene di gala: è un bene di tutte e di tutti. Per questo ribadiamo la richiesta: togliamo la possibilità di affittare spazi ereditati dai secoli di storia di Firenze, rendiamoli beni comuni, che possono essere concessi solo per eventi sociali pubblici, accessibili da chiunque».

