Montedomini «umiliata e tradita» da «scelte folli». Renzi a gamba tesa su Funaro-Nardella: «Ora repulisti»

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L’ex sindaco: «Con noi stop a inciuci e marchette, con loro case a chi gli dà il voto».

 

Parole durissime dell’ex Primo Ministro Matteo Renzi sul caso degli affitti brevi a Montedomini. Parlando con il Corriere Fiorentino, il leader di Italia Viva, lancia un j’accuse all’ex sindaco Dario Nardella e al suo gruppo dirigente. Un secondo siluro potentissimo, se si ripensa al primo lanciato dopo lo scoppio del Cubo nero

«Indigna quanto fatto da Nardella e dai suoi», dice al quotidiano Renzi. Rivendica quanto fatto quando era sindaco: «Chi ha gestito dopo l’Asp ha umiliato con scelte folli prive di scrupolo e visione». E ricorda la sua linea: «Il primo atto del nuovo consiglio fu redigere un regolamento per dare trasparenza ed evitare incuci e marchette. Sono orgoglioso di aver portato ordine a Montedomini. In quel regolamento era specificato chiaramente che gli affitti finalizzati allo sfruttamento economico erano incompatibili con la storia e con la vocazione di Montedomini».

Poi un attacco diretto al suo successore: «Scoprire adesso che Dario Nardella e i suoi fidati uomini, sempre gli stessi, tra partecipate e associazioni, mentre rendevano più complicata la vita ai fiorentini, regalavano un business pazzesco a chi li votava, speculando sulla storia di Montedomini, mi indigna».

Secondo Renzi un vero e proprio tradimento: «Dicono tutti di essere di sinistra e poi tradiscono l’idea di Montedomini. Su queste cose non prendo lezioni da Nardella e dai suoi uomini. Montedomini è una istituzione di questa città dal 1400. È vergognoso».

«Spero che (Funaro, ndr) faccia pulizia e spero che chi come la coppia Nardella-Paccosi gestiva Montedomini con questo taglio folle sia chiamato a risponderne quantomeno politicamente – l’auspicio dell’ex rottamatore al Corriere Fiorentino -. Pensare che Paccosi sia stato promosso alla guida di Casa Spa dopo il disastro Montedomini mi sembra un pessimo messaggio ai fiorentini. Non basta essere amici di famiglia dell’ex sindaco per meritare di guidare le società del Comune».