Montedomini, AVS passa dalle barricate al compromesso. E la credibilità resta sotto le macerie

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Fino a pochi giorni fa i vertici di AVS parlavano di una vicenda gravissima, di una questione di credibilità politica e della necessità di azzerare i vertici di Montedomini. Poi è arrivato il vertice di maggioranza. E, improvvisamente, il muro è diventato una porta girevole

L’intervista di ieri di Clelia Livigni a Lady Radio fotografa perfettamente questa metamorfosi. Il giornalista prova più volte a ottenere una risposta semplice: dopo il confronto con il PD, la richiesta di dimissioni dei vertici di Montedomini è ancora sul tavolo oppure no? Una domanda legittima, alla quale però non arriva mai una risposta altrettanto netta. Livigni ribadisce che AVS aveva chiesto la rimozione di alcune figure, ma subito dopo sposta l’attenzione sulla revisione del regolamento, definendola il primo punto dell’accordo raggiunto. Quando le viene chiesto se le dimissioni siano state di fatto accantonate in cambio della modifica delle regole, evita di confermare o smentire, limitandosi a sostenere che “il confronto continuerà”. Una risposta che lascia intatta la sostanza politica: dopo il vertice, Frittelli resta al suo posto e la maggioranza resta compatta.
Il contrasto con le dichiarazioni dei giorni precedenti è evidente. Se davvero quella vicenda rappresentava uno spartiacque etico e politico, era questo il momento di dimostrarlo con i fatti. Invece, alla prova decisiva, le richieste si trasformano in auspici, gli ultimatum in tavoli di confronto e la responsabilità in un generico rinvio alle prossime settimane. Ed è qui che emerge il vero nodo politico. Quando una forza costruisce la propria identità sulla denuncia di determinati comportamenti ma, al momento delle scelte, preferisce preservare gli equilibri della maggioranza anziché trarne le conseguenze, è inevitabile che sorga una domanda: la volontà di cambiare le cose è davvero più forte della volontà di restare al governo della città?  
È il copione che i cittadini conoscono fin troppo bene: fuori dalle stanze del potere si alza la voce, si rilasciano dichiarazioni durissime, si invocano responsabilità politiche e cambi di passo. Poi, quando arriva il momento di trasformare quelle parole in atti concreti, prevale il compromesso.  E, ancora una volta, l’impressione è quella di un abbaiare sui giornali seguito da un puntuale allineamento quando arriva il momento di scegliere, alimentando l’idea che la permanenza sulle poltrone della maggioranza venga prima della coerenza politica.