A Firenze la pittura di Huang Cheng Yuan: In the year of light all’Accademia delle Arti del Disegno

WhatsApp Image 2026-08-17 at 15.22.26

Condividi sui social

A Firenze la pittura cosmica dell’artista taiwanese. Undici opere tra luce, corpo e infinito alla Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno

 

La luce come materia, il corpo come soglia, la pittura come strumento per interrogare il rapporto tra l’uomo e l’universo. È attorno a questa tensione tra visibile e invisibile che si sviluppa   In the year of light, la mostra personale di Huang Cheng Yuan, artista e poeta taiwanese, che dal 4 al 29 settembre 2026 sarà ospitata nella Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno, in via Ricasoli 68 a Firenze.

Curata dalla storica dell’arte Daniela Pronestì e organizzata da King Space Gallery, l’esposizione presenta undici grandi opere appartenenti a due momenti centrali della ricerca dell’artista, The power of the universe (2015) e I’m in the future (2021). Dopo le personali al Museo Scalvini di Desio nel 2024 e al Palazzo della Cancelleria Vaticana di Roma nel 2025, Huang Cheng Yuan arriva così a Firenze, nel cuore della tradizione occidentale del disegno e della pittura, portando una ricerca nella quale Oriente e Occidente non si confrontano semplicemente, ma si fondono in una nuova grammatica visiva.

Il titolo In the year of light introduce immediatamente uno dei temi fondamentali dell’esposizione. Nelle opere di Huang la luce non è infatti soltanto un fenomeno atmosferico o un espediente luministico: progressivamente diventa struttura dell’immagine, spazio nel quale la figura appare, si definisce e poi torna a dissolversi. Corpi e anatomie sembrano galleggiare in una dimensione senza gravità, attraversata da campi cromatici e segni che suggeriscono un universo in continua trasformazione.

La mostra restituisce così una pittura nella quale il confine tra figura e astrazione si fa volutamente instabile. Le forme non vengono necessariamente portate a compimento: emergono da un segno che procede per accenni, sovrapposizioni e dissolvenze, lasciando che sia lo spettatore a completare mentalmente ciò che la pittura sceglie di non definire.

«Per Huang Cheng Yuan – spiega la curatrice Daniela Pronestì dipingere è un gesto rituale volto a captare le invisibili energie che collegano l’essere umano all’ordine cosmico per tradurle in tracciati figurali e purissime astrazioni cromatiche». Una concezione della pittura nella quale la dimensione fisica dell’immagine diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sull’esistenza.

È soprattutto nelle opere più recenti che questa ricerca sembra trovare una particolare intensità. La luce si cristallizza, assumendo quasi una funzione architettonica; le figure, ora nitide ora appena percepibili, sembrano attraversate da un’energia che ne impedisce la completa definizione. Il corpo perde così la propria funzione di limite per diventare un involucro permeabile, attraversato dal soffio vitale, quel Qi che nella tradizione orientale costituisce l’energia capace di animare e mettere in relazione ogni cosa.

Alla base di questa poetica si trova anche la concezione taoista dell’unità degli opposti, espressa nella dialettica tra Yin e Yang. Ma la pittura di Huang non rimane confinata all’interno della cultura orientale. Al contrario, la sua formazione e il suo lungo confronto con l’arte occidentale hanno prodotto un linguaggio ibrido nel quale convivono riferimenti alla tradizione classica, alla pittura moderna, alla dimensione poetica e alla cultura visiva asiatica.

Un dialogo particolarmente significativo per una mostra ospitata proprio dall’Accademia delle Arti del Disegno, istituzione profondamente legata alla storia della formazione artistica occidentale.

«L’Accademia delle Arti del Disegno ospita con vivo interesse e apprezzamento le opere di Huang Cheng Yuan, artista taiwanese per nascita e portatore di numerose e qualificate esperienze internazionali», afferma la Presidente dell’Accademia Cristina Acidini, che nel testo in catalogo si sofferma sul rapporto tra pittura e poesia nell’opera dell’artista. Nelle sue poesie, osserva Acidini, scorrono fiumi, compaiono draghi e uccelli delle antiche mitologie, si susseguono cristalli, fulmini e incensi: un universo di immagini e sensazioni che trova un corrispettivo nella pittura, dove colori e segni costruiscono un analogo viaggio dello spirito.

Il rapporto tra parola e immagine sarà reso esplicito anche dalla presenza in mostra di due pannelli dedicati ad altrettanti componimenti poetici di Huang Cheng Yuan, che ampliano la lettura delle opere e restituiscono la natura profondamente interdisciplinare della sua ricerca.

Il segno rimane tuttavia il vero protagonista della pittura. È su questo elemento che si concentra la lettura di Luca Macchi, Presidente della Classe di Pittura dell’Accademia delle Arti del Disegno, secondo il quale le opere di Huang presentano stesure cromatiche sulle quali si muove «un segno sinuoso», una linea che diventa quasi «una registrazione di sogni». Nel suo intrecciarsi e sovrapporsi, il segno costruisce l’immagine, evoca figure classiche e, talvolta, attraverso la ripetizione, ne rafforza la presenza.

Una linea che può assumere anche una particolare risonanza all’interno della tradizione fiorentina. Macchi individua infatti nel segno dell’artista una qualità che definisce «botticelliana»: non tanto una citazione diretta, quanto una sensibilità verso la linea come strumento mentale, capace di suggerire la figura più che di descriverla.

Il confronto con la storia dell’arte italiana si estende inoltre alla figura di Michelangelo, la cui influenza è individuata dallo storico dell’arte Mauro Pratesi. Nel lavoro di Huang, il riferimento alla grande tradizione occidentale diventa parte di un processo di assimilazione e trasformazione, nel quale l’esperienza orientale dell’artista incontra la cultura figurativa occidentale.

Secondo Pratesi, Huang Cheng Yuan ha saputo coniugare le due culture, sviluppando una pittura nella quale il corpo, il sogno e il mito diventano strumenti per interrogare la condizione umana. Ne emerge una ricerca indipendente, sospesa tra storia e immaginazione, nella quale l’uomo torna a essere misura e, al tempo stesso, frammento di una dimensione cosmica infinitamente più grande.

Nato nel 1968 a Shih Fen, nella contea di Tainan, Taiwan, Huang Cheng Yuan si forma al Taiwan National Art College, dove si diploma nel 1991, e prosegue gli studi negli Stati Uniti al Fontbonne College in Missouri, conseguendo il titolo nel 1998. Tornato a Taiwan, intraprende anche l’attività di docente universitario, continuando parallelamente una intensa carriera espositiva internazionale che lo porta a presentare il proprio lavoro in Taiwan, Cina, Corea, Malesia, Stati Uniti ed Europa.

La sua ricerca nasce da una prima pittura energica e fortemente cromatica per evolvere, soprattutto dopo l’esperienza americana, verso un linguaggio più rarefatto e concettuale. L’incontro con la tradizione occidentale lo conduce ad approfondire il valore dello schizzo e del non finito, trasformando l’incompletezza della forma in una precisa scelta poetica. È proprio attraverso ciò che rimane aperto, incompiuto e potenziale che l’artista cerca di rappresentare una realtà che, nella sua concezione, non può essere definitivamente fissata.

Nel 2015 nasce The power of the universe, ciclo che segna una svolta nella sua produzione e introduce in maniera centrale la relazione tra esperienza individuale, energia cosmica e dimensione spirituale. Sei anni più tardi, con I’m in the future, la ricerca si sposta ulteriormente verso una riflessione sul tempo e sulla possibilità di immaginare un futuro nel quale le categorie abituali di spazio, corpo e identità risultano profondamente trasformate.

Il percorso internazionale di Huang Cheng Yuan è stato accompagnato da diversi riconoscimenti, tra cui il premio come miglior artista internazionale alla New York Art Expo nel 2018 e nel 2021 e il Youth Artwork of Taiwan Exhibitions Award nel 2003. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni museali in Taiwan e Cina, tra cui il Chimei Museum di Tainan, il Museum of Fine Arts di Kaohsiung, il National Taiwan Museum of Fine Arts di Taichung, il Sun Yat-sen Memorial Hall di Taipei e il Duolun Museum of Modern Art di Shanghai.

In Italia, In the year of light rappresenta la quarta personale dell’artista curata da Daniela Pronestì, dopo Head for the flower season alla Artistikamente Gallery di Pistoia nel 2023, Towards the light al Museo Scalvini di Desio nel 2024 e A smile from the universe al Palazzo della Cancelleria Vaticana di Roma nel 2025.

La presenza di Huang Cheng Yuan a Firenze acquista un valore particolare anche per la sede scelta. La mostra si svolge infatti all’Accademia delle Arti del Disegno, uno dei luoghi storici della formazione artistica italiana. È proprio qui che la ricerca dell’artista taiwanese, costruita attraverso il confronto tra culture e tradizioni differenti, trova un nuovo contesto di lettura.

In the year of light sarà inaugurata venerdì 4 settembre alle ore 17.30 alla presenza di Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, Luca Macchi, Presidente della Classe di Pittura, della curatrice Daniela Pronestì e dello storico dell’arte Mauro Pratesi.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 29 settembre 2026, con ingresso libero, dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 13; il lunedì resterà chiusa.

L’esposizione è realizzata con il patrocinio del Comune di Firenze e del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi. Il catalogo della mostra, con i testi critici di Cristina Acidini, Luca Macchi, Daniela Pronestì e Mauro Pratesi, è pubblicato da Silvana Editoriale.