Da alcuni giorni la nostra testata non si avvale più della collaborazione di un soggetto con il quale avevamo un sereno rapporto professionale. Non per una nostra scelta, ma perché ci è stato comunicato che, per ragioni legate ad altre sue collaborazioni, non sarebbe più possibile continuare a collaborare con La Firenze che vorrei.
Il motivo che ci è stato sostanzialmente rappresentato è piuttosto curioso: si fa riferimento ad alcuni nostri articoli – senza menzionarli esplicitamente – nei quali si toccano, testuale trascrizione, «dei personaggi» (senza menzionarli esplicitamente).
Prendiamo atto della sua – sebbene non proprio sua del tutto – decisione, naturalmente. Ci dispiace, anche perché la collaborazione era positiva e collaudata da tempo. Ma non intendiamo fare drammi e, soprattutto, non intendiamo attribuire nomi, responsabilità o intenzioni che non siamo in grado di dimostrare.
Noi non ci aspettiamo grandi piani malvagi o raffinate vendette. Ci aspettiamo cose molto più piccole: qualche scherzetto, qualche dispettuccio di bottega. Ecco, diciamo che la vicenda ci ha fatto pensare a questo genere di dinamiche. E noi ci siamo subito organizzati.
Si sa, noi diamo noia. E se dare noia significa continuare a fare domande, raccontare ciò che riteniamo importante e non adeguarci a ciò che qualcuno preferirebbe non venisse raccontato, ce ne faremo una ragione.
Qualcuno sostiene che siamo stati un po’ pesanti. È un’opinione legittima e le critiche fanno parte del nostro lavoro. Altri ci dicono che quello che facciamo è importante proprio perché, in questa città, c’è bisogno anche di voci diverse.
Noi sappiamo soltanto una cosa: continueremo a fare il nostro lavoro.
Rassicuriamo tutti: andiamo avanti.
E chiuderemo il sito solo quando smetteremo di dire la verità.

