Salta per mancanza di numero legale la seduta sulla vicenda Peretola. La maggioranza diserta, Godi e gli altri: «È ostruzionismo». Lettera a Biffoni e Sbolgi: «Garantite i lavori».
Una commissione convocata il 7 agosto, che il 4 settembre non si è tenuta. Manca il numero legale. Non per un imprevisto, ma secondo l’opposizione per scelta. È il caso della Commissione Controllo e Garanzia di Prato, l’unica che per statuto spetta alla minoranza. All’ordine del giorno c’era l’ampliamento dell’aeroporto di Firenze-Peretola. Un tema che a Prato pesa, per rumore, traffico, compensazioni ambientali.
I consiglieri di maggioranza non si sono presentati. E per il presidente della Commissione, Aldo Godi, è un segnale politico.
«Non è la convocazione a minare la tenuta democratica dei processi, ma la decisione di non prendere parte ai lavori», scrive in un primo comunicato diramato ieri, firmato con Gabriele Agati, Cristina Attucci, Eleonora Cioni e Jonathan Targetti.
La replica della maggioranza, affidata a un comunicato, contestava proprio le modalità di convocazione. La controreplica dell’opposizione è netta su due punti.
Primo punto: sindaco e assessori non avevano bisogno di invito. «Possono partecipare in qualsiasi momento alle sedute della Commissione, senza alcun bisogno di essere formalmente convocati», scrive Godi. «Se hanno scelto di non essere presenti, è una responsabilità che ricade su di loro».
Secondo punto: l’ordine del giorno lo decide la presidenza. Lo dice l’articolo 22 del Regolamento del Consiglio comunale. Contestarne il contenuto, per l’opposizione, significa contestare una prerogativa istituzionale.
Ma è il passaggio successivo che alza il tiro. La maggioranza avrebbe minacciato di far saltare anche le prossime sedute facendo mancare di nuovo il numero legale. Per Godi è «un grave atteggiamento ritorsivo» che rischia di «paralizzare l’unico organismo di controllo affidato alla minoranza».
Il caso fa un salto: dalla polemica alla lettera istituzionale. Oggi, 5 settembre, gli stessi cinque consiglieri hanno scritto una lettera aperta al sindaco Matteo Biffoni e al presidente del Consiglio Giacomo Sbolgi, inviata per conoscenza al Prefetto e al Segretario generale del Comune.
Toni più formali, accusa più pesante. Parlano di «scelta consapevole e coordinata di sottrarsi al confronto istituzionale» e di «comportamento gravemente lesivo delle prerogative di controllo assegnate dalla legge e dallo Statuto». Per loro si configura una «possibile forma di ostruzionismo istituzionale».
La richiesta è triplice: garantire il regolare svolgimento delle sedute e delle audizioni, adoperarsi perché la maggioranza partecipi «nel rispetto del principio di leale collaborazione», non contestare le prerogative di convocazione della presidenza.
E se non succederà? L’ultima frase della lettera apre un altro fronte: «In assenza di riscontro e in caso di reiterazione di tali condotte, i consiglieri si riservano di adottare ogni ulteriore iniziativa consentita dall’ordinamento, in sede consiliare, amministrativa e giurisdizionale».
Tradotto: ricorso al Prefetto, al Tar, alle sedi consiliari. Resta un dato. Mentre a livello regionale si discute del nuovo masterplan di Peretola, a Prato l’unica Commissione che dovrebbe controllare gli atti rischia di non potersi nemmeno riunire.
Ora la palla a Biffoni e Sbolgi. Dovranno dire se la Commissione potrà tornare a lavorare, o se lo scontro diventerà un caso istituzionale.
In copertina: Wikimedia Commons


