A Via Ponchielli un palo Iliad da 24 metri è stato autorizzato sopra una scatolare fognaria di due metri per due. La determina del 2024 non la menziona. Un anno dopo l’ufficio Patrimonio dice che non esiste alcuna servitù. Un anno dopo ancora il Consiglio la istituisce e ammette che un tratto è lì dal 2003 senza collaudo. Ora un esposto chiede un sopralluogo urgente per la sicurezza.
Anche a Scandicci le antenne spuntano come funghi. Certo, magari non avranno l’impatto estetico che hanno nel centro di Firenze, ma fanno rumore. In via Ponchielli è successo qualcosa di particolarmente interessante. Il Comune ha autorizzato un palo da 24 metri e solo dopo ha scoperto la presenza del collettore fognario principale.
Il 2 settembre 2024 il Suap autorizza Iliad a installare una stazione radio base, che insiste sulla particella 319 (Foglio 11). Un palo da 18 metri più 6 di pennone, tre antenne. È il secondo tentativo, dopo che un progetto da ben 30 metri era stato bocciato dalla Soprintendenza e archiviato.
Un anno dopo, il 14 maggio 2025, lo stesso Comune di Scandicci, interpellato sull’esistenza di vincoli su quell’area, risponde con un protocollo, il 20394, firmato dal dirigente del Patrimonio: non risulta alcuna servitù.
Un anno dopo ancora, il 30 aprile 2026, il Consiglio comunale approva la delibera 36. Con quella delibera il Comune acquisisce il collettore fognario del depuratore di San Colombano che passa proprio sulla particella 319 e istituisce una servitù di 50 metri a suo favore. Nella delibera c’è scritto che il collettore è fatto di due pezzi: 30 metri collaudati nel 2001 e 20 metri realizzati nel 2003, tratto «per il quale tuttavia non risulta essere stato predisposto il relativo collaudo», e che può essere usato lo stesso «seppur privo di certificato di collaudo».
Il 3 settembre parte un esposto urgente per possibile rischio per la sicurezza pubblica, indirizzato al sindaco e agli uffici del territorio e dei lavori pubblici. Non è una polemica sul 5G. È una questione di carte.
Il primo nodo: un’autorizzazione che non vede cosa c’è sotto
La determina che autorizza l’antenna è lunga sette pagine e cita tutti i pareri: Arpat del 28 giugno 2024, il verde pubblico del 2 luglio, la Soprintendenza del 27 agosto che dà l’ok dopo la riduzione di altezza. Non c’è una sola riga sul collettore, su Publiacqua, sulla necessità di verificare l’interferenza tra le fondazioni del palo e una scatolare in cemento armato di due metri per due in zona sismica. Il progetto strutturale viene depositato al Genio Civile a novembre, con il numero 158958, e i lavori partono il 29 novembre.
Il secondo nodo: prima non c’è la servitù, poi c’è ma senza collaudo
È il punto più delicato. A maggio 2025 il Comune dice che non esiste alcun contratto di servitù su quella particella. Ad aprile 2026, con la delibera 36, la istituisce. E in quella stessa delibera ammette che una parte del collettore, 20 metri, è lì dal 2003 senza collaudo. La planimetria in nostro possesso lo indica chiaramente come «collettore fognario depuratore».
Il terzo nodo: le verifiche fatte dopo, con una telecamera
Quando il cittadino confinante, Simone Sadocco (che un anno fa aveva sollevato il caso su Firenze Today), chiede di sospendere i lavori, il Suap risponde il 14 febbraio 2025 che la fognatura non ha fasce di rispetto e quindi non crea problemi, citando una mail di Publiacqua del 28 gennaio 2025 in cui si dice che non ci sono «problematiche strutturali».
Dopo che il plinto è già stato gettato, a giugno 2025 Publiacqua fa una video-ispezione dentro il tubo e comunica che l’antenna non è esattamente sopra il tracciato.
Il cittadino contesta il metodo. Il 27 luglio, con un reclamo formale, scrive che «il riscontro fondato esclusivamente sull’esito di una video ispezione eseguita successivamente non appare idoneo a dimostrare la regolarità del procedimento. La verifica dello stato funzionale del collettore è attività distinta dalle valutazioni che andavano fatte prima di autorizzare».
La stessa contestazione viene inviata il 15 agosto al Genio Civile per il progetto 158958: dall’esame delle carte «non risulta alcuna specifica verifica strutturale o geotecnica relativa alla possibile interferenza», come la posizione plano-altimetrica, la trasmissione dei carichi nel terreno, l’incremento delle tensioni, l’interazione tra fondazione, terreno e collettore, i cedimenti. E conclude che «non basta dire che non c’è contatto fisico diretto tra fondazione e collettore».
Il 5 agosto il Suap (protocollo 33150), interpellato dagli affari legali di Publiacqua, risponde di «non detenere ulteriore documentazione».
Oggi il palo è montato ma è spento. Lo ha confermato anche l’assessore Saverio Mecca rispondendo a un’interrogazione: Arpat ha valutato l’impatto elettromagnetico solo sulla base del progetto, la verifica vera ci sarà «in fase di accensione, ancora non avvenuta».
Per questo l’esposto del 3 settembre chiede un sopralluogo urgente, un rilievo che misuri davvero dove si trova il collettore rispetto alle fondazioni e l’acquisizione di tutte le relazioni geologiche e geotecniche.
Nel frattempo, abbiamo chiesto un commento a Comune di Scandicci, Publiacqua, Genio Civile e Iliad Italia.
Riassumendo. Non una polemica sul 5G ma l’evidenza di un vulnus nel procedimento
Un collettore di due metri per due che porta i liquami al depuratore di San Colombano non è una tubazione qualsiasi. È un manufatto strategico del Comune.
L’esistenza della servitù è la prova che il Comune sapeva di avere quel manufatto sotto la particella 319 (Foglio 11).
La sua assenza fino al maggio 2025, attestata dal dirigente del Patrimonio con il protocollo 20394, è la prova che il Comune ha autorizzato un’antenna da 24 metri senza aver messo in sicurezza giuridicamente e tecnicamente il suo stesso collettore.
La sua istituzione solo nell’aprile 2026, con la delibera 36, su un tratto di 50 metri di cui 20 sono lì dal 2003 senza collaudo, è la prova che se ne è accorto dopo.
E quando se ne accorge, lo fa con una delibera che acquisisce il tratto e dice che si può usare lo stesso, seppur privo di certificato di collaudo, sulla base di una nota interna dei lavori pubblici che dice che è passato tanto tempo.
Ma non si può sanare l’assenza di collaudo di una scatolare di due metri per due, in zona sismica, sotto un palo da 24 metri, dicendo che è passato tanto tempo. E non si può dimostrare che non c’è interferenza facendo una video-ispezione con la telecamera dentro il tubo dopo aver gettato il plinto.

