Umidità, superfici deteriorate, fessurazioni, controsoffitti aperti e impianti a vista sono le condizioni mostrate nel video di OSA, che mette in discussione la gestione di una struttura che costa circa 3,9 milioni di euro l’anno
Pareti segnate dall’umidità, colature, superfici deteriorate, fessurazioni, controsoffitti aperti e tubazioni e impianti a vista. È il quadro mostrato in un video pubblicato sui social dal sindacato OSA Polizia, che torna a denunciare le condizioni degli alloggi del complesso “Il Magnifico” di Novoli.
Le immagini raccontano una situazione che è stata segnalata già da mesi e che riguarda ambienti nei quali i poliziotti, dopo aver svolto il proprio servizio, dovrebbero poter recuperare e riposare. «Qui lo Stato chiede ai poliziotti quello che chiede sempre: adattarsi, sacrificarsi, stringere i denti», sostiene OSA nel video. Un sacrificio che, secondo l’organizzazione sindacale, rischierebbe però di trasformarsi in una condizione ordinaria anche fuori dall’orario di servizio.
OSA ricorda di aver denunciato le condizioni della struttura già nel mese di marzo e di aver successivamente, il 7 aprile, formalmente diffidato l’amministrazione, chiedendo verifiche, documentazione, interventi, individuazione delle responsabilità e tempi certi. Nel frattempo, riferisce il sindacato, sarebbero arrivate rassicurazioni e cronoprogrammi.
A luglio, però, OSA aveva nuovamente contestato il mancato rispetto del programma annunciato per gli interventi di climatizzazione. Ora, secondo quanto riferito nel video, la Questura avrebbe comunicato l’avvio di una «complessa opera di manutenzione straordinaria», comprendente la sostituzione integrale delle vecchie tubazioni dal sesto al secondo piano, la sostituzione dei cosiddetti fan coil, interventi sui servizi igienici e ulteriori lavori programmati fino al 29 novembre. È proprio questo passaggio a sollevare la domanda centrale del sindacato: se oggi è necessaria una manutenzione straordinaria di questa portata, quanto erano infondate le denunce presentate nei mesi precedenti?
La questione assume ulteriore rilievo anche per le modalità con cui i lavori dovrebbero essere realizzati. OSA denuncia infatti che, durante gli interventi, gli occupanti degli alloggi interessati non potranno accedere alle proprie stanze nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 18. Per il personale turnista che avesse necessità di dormire dopo il servizio, sarebbe necessario chiedere preventivamente un posto letto alternativo, con il parere favorevole del proprio dirigente. Ed è su questo aspetto che la denuncia del sindacato diventa particolarmente dura. «Persino per riposare dopo un turno bisogna chiedere», sostiene OSA, contestando una situazione nella quale, a suo giudizio, al personale viene richiesto ancora una volta di farsi carico delle conseguenze di lavori, ritardi e problemi organizzativi.
Come noto, il complesso ha un costo per i contribuenti di circa 3,9 milioni di euro all’anno. Una cifra che rende ancora più difficile accettare condizioni che non garantirebbero ai poliziotti standard adeguati di vivibilità e di riposo. Il punto, per l’organizzazione sindacale, non è ottenere privilegi. È il principio secondo cui chi svolge un lavoro particolarmente impegnativo e delicato dovrebbe almeno poter contare, una volta terminato il turno, su ambienti dignitosi nei quali recuperare le proprie energie. «Non accettiamo che il personale venga trattato come la variabile di aggiustamento di ritardi, inefficienze, cantieri o problemi amministrativi», afferma OSA, annunciando che continuerà a seguire l’esecuzione degli interventi, il rispetto del cronoprogramma e le condizioni effettive degli alloggi.
La denuncia, dunque, non riguarda soltanto muri deteriorati, tubazioni da sostituire o lavori da completare. Riguarda soprattutto il rapporto tra chi allo Stato garantisce quotidianamente sicurezza e le condizioni nelle quali lo stesso Stato consente a quegli operatori di lavorare e recuperare. La domanda che rimane sul tavolo è semplice: quanto deve ancora sacrificarsi chi, ogni giorno, viene chiamato a garantire la sicurezza degli altri? Per OSA Polizia, la risposta non può essere un ulteriore sacrificio. «Chi indossa una divisa accetta il sacrificio del servizio. Non deve accettare anche il sacrificio della propria dignità».


