A proposito di servizio pubblico. Un ricordo di Philippe Daverio

Philippe_Daverio

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Milano lo ha iscritto nel Famedio – lui che tanto amava Poldi Pezzoli e le Cinque Giornate – nicchia tuttavia sul dedicargli una piazza. La famiglia coltiva un’antologia dei suoi Passepartout in un delizioso canale YouTube (Officina Daverio). E sta per uscire per Solferino un nuovo libro sulla storia dell’eleganza.

Di Firenze coglieva la trasformazione in «turistodromo» e in enorme duty free a cielo aperto. Oggi, tra cubo nero e città-panino, avrebbe molto da colpire. Con arguzia, naturalmente.

Si poneva il problema di rendere fruibile la Bellezza italiana in un linguaggio adatto al nuovo Millennio e di come salvaguardare il patrimonio italiano, tra difficoltà di tutela e restauri improbabili, non lesinando stoccate agli enti e alle soprintendenze (su Capalbio, sul Castello di Montechiaro che fu dei Chiaramonte, su quello dei Malaspina e non solo).

Colto, un po’ snob, mai autoreferenziale, con uno stile, quella guerra dei pattern, indimenticabile.

Lui, nativo delle «terre di sangue» dell’Alsazia e della Lorena, si preoccupava di fornire una base culturale per una nascente Unione Europea, riscoprendo il primo intellettuale europeo, Petrarca, o ripercorrendo l’itinerario della vita di Erasmo. Un’Europa, però, il cui limes si dilatava fino a San Pietroburgo, almeno. Più che Europa dei parametri, un’Europa delle città (Praga, Palermo e le sue contaminazioni, Colmar, ma anche Genova e i suoi contrasti).

E le sue puntate si arricchivano di ospiti illustri, mai superflui: l’insuperato Direttore degli Uffizi Antonio Paolucci, il filosofo Giacomo Marramao, Padre Gerardo Cioffi e i suoi preziosi studi sul culto di San Nicola.

Ricordarlo? Non un esercizio di nostalgia. Domande e riflessioni sul presente di un’Italia apatica e smemorata e di un’Europa ancora fragilissima e imberbe.

A sei anni dalla scomparsa, bisogna fare i conti con Daverio, un intellettuale che aveva chiaro il compito dell’intellettuale. E un’idea diversa, migliore, di servizio pubblico.

In copertina: Wikimedia Commons (Mauro Raponi)