FOCUS LFCV | Via della Chimera: sgomberata la discarica, il conto (salatissimo) lo pagheranno con ogni probabilità i fiorentini

Via della Chimera in un'immagine odierna

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La Giunta stanzia 460.709 euro per recuperare le sei case nate nel 1998 come insediamento per famiglie Rom. Per la bonifica, quattro giorni dopo lo sgombero, il preventivo non è ancora arrivato: si sa solo che supererà i 100mila euro, e non è stato precisato se li pagherà la collettività

 


Lo sgombero è durato una mattina. Il 3 settembre vigili del fuoco, carabinieri, polizia di Stato e polizia municipale hanno liberato le sei casine di via della Chimera, a Rovezzano: dentro sedici persone di etnia Rom/Sinti, tre nuclei familiari, sei minori, tutte indirizzate — parole dell’assessore al Welfare Nicola Paulesu — verso strutture di prima accoglienza emergenziale. Fuori, una discarica a cielo aperto di elettrodomestici, mobili, estintori, motori e veicoli abbandonati. Da dove venisse quel materiale non è un mistero, ed è la parte che a Palazzo Vecchio si evita di ripetere: le cronache degli anni scorsi hanno documentato il collegamento tra alcuni residenti e attività di svuotacantine, con materiali e masserizie abbandonati illecitamente nell’area. In sostanza, per anni un’attività di sgomberi ha scaricato in un’area pubblica rottami e masserizie che avrebbe dovuto conferire a pagamento, usando come base sei alloggi di edilizia pubblica.

E non è che nessuno se ne fosse accorto: nel gennaio 2026 il presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi scriveva pubblicamente che le denunce presentate da lui, da altri consiglieri e dai cittadini avevano prodotto otto procedimenti penali e molte sanzioni amministrative nei confronti di alcuni residenti, in particolare “la revoca delle concessioni a chi si è comportato scorrettamente e per superare una modalità di assegnazione delle case basata su criteri etnici, da sempre dal consiglio di quartiere considerata profondamente superata e sbagliata”.Otto procedimenti penali e numerose sanzioni amministrative non avevano impedito che gli scarichi proseguissero e che la situazione precipitasse fino allo sgombero di pochi giorni fa.

Il problema non è che mancassero gli strumenti: è che nessuno li ha portati a conseguenza. Ora arriva il conto, e si legge in quattro voci.

La bonifica è la prima voce del conto: dopo lo sgombero il Comune ha annunciato l’avvio delle operazioni di pulizia e ripristino. Il 3 settembre la sindaca Sara Funaro aveva rivendicato la scelta dell’ordinanza di ripulitura «in danno ai soggetti responsabili»: il Comune anticipa e si rivale. Quattro giorni dopo, in aula, quella certezza si è sgretolata. Rispondendo a un’interrogazione di Fratelli d’Italia, l’assessore Paulesu ha riferito che il preventivo per le opere di bonifica e pulizia dell’area esterna sarà comunque superiore a 100mila euro, e che non è stato precisato se i costi resteranno a carico della collettività o saranno addebitati in danno ai privati responsabili. E se otto procedimenti penali non hanno prodotto né la fine degli scarichi né la revoca delle concessioni, non c’è ragione di aspettarsi che la rivalsa si trasformi in un bonifico.

La seconda voce è la ristrutturazione: l’11 agosto, con il Consiglio comunale fermo, la Giunta ha approvato la delibera 334, immediatamente eseguibile, che stanzia 460.709 euro perché Casa Spa recuperi sei alloggi che il Comune possiede dal 1998, da destinare a edilizia residenziale sociale (Sinistra Progetto Comune, 18 agosto 2026). I soldi non vengono dal bilancio ordinario ma dalla monetizzazione della convenzione urbanistica AT 12.17 Sassetti — l’ex palazzo bancario trecentesco che diventa residenza di pregio — approvata dal Consiglio il 18 maggio (Comune di Firenze, 18 maggio 2026): 460.709,72 euro che sostituiscono per intero i 358 metri quadri di alloggi sociali che non saranno costruiti, più 308.877,11 euro destinati a pocket gardens in piazza Davanzati e piazza della Repubblica (Palagi, SPC, aprile 2026). Come hanno messo in fila Dmitrij Palagi e Lorenzo Palandri di Sinistra Progetto Comune, un privato paga per non costruire e con quei soldi il Comune ristruttura sei appartamenti che possiede già. Nessun alloggio nuovo entra nel patrimonio pubblico; il saldo, per chi cerca casa a Firenze, è zero (SPC, 18 agosto 2026).

La terza voce sta negli allegati alla delibera e non nel comunicato: altri 172.404 euro di lavori esclusi dal quadro economico — tetto, intonaci, persiane, ripristino degli abusi edilizi, verifica delle fosse biologiche e del collettore fognario, prove di tenuta di gas e acqua. Si rifanno gli impianti dentro casa e si rimanda la rete a monte, in un complesso che i progettisti descrivono con «condizioni igienico-sanitarie precarie» (SPC, 18 agosto 2026): un conto rinviato resta un conto.

La quarta voce è quella che il 3 settembre non ha nominato nessuno. In aula il 7 settembre si è saputo che gli ex inquilini sono stati trasferiti in altre strutture d’emergenza, in attesa di definire con i servizi sociali un nuovo percorso di presa in carico (Chelli e Sirello, FdI, 7 settembre 2026). Quanto costi quel trasferimento non è stato detto, e la risposta dipende da come sono gestite quelle strutture. Un termine di paragone però esiste, ed è pubblico: nel sistema di accoglienza comunale una persona adulta senza dimora presa in carico dai servizi sociali viene ospitata da una cooperativa o da un ente del Terzo settore per una retta fissa di 37 euro al giorno, che sale a 50 nei casi di vulnerabilità più grave e copre alloggio, pasti, utenze, servizi e personale h24 (Comune di Firenze, comunicato SPC, 10 agosto 2026). Se, soltanto come esercizio teorico, si applicasse a tutte le 16 persone la tariffa minima di 37 euro prevista per l’accoglienza di un adulto senza dimora, si arriverebbe a circa 592 euro al giorno, 17.760 euro in 30 giorni e oltre 216mila euro l’anno.

Quelle sei case non sono un alloggio pubblico qualsiasi. Nascono nel 1998 dentro il progetto «Il Guarlone» della Fondazione Michelucci, dichiaratamente concepito per il superamento del campo nomadi metropolitano, destinato ad ospitare sei famiglie rom in uscita dal campo del Poderaccio. Secondo la ricostruzione di SPC, negli archivi comunali dal 2002 a oggi non risulta un solo atto di manutenzione su quegli edifici (SPC, 18 agosto 2026). Ventotto anni. Nel mezzo: giugno 2022, la Municipale sgombera due accampamenti abusivi sulla stessa via e Alia ripulisce (FirenzeToday, 22 giugno 2022); 2024, accumuli e roghi; 2025, nuovi abbandoni e incendi; maggio 2026, la zona è di nuovo descritta come discarica abusiva (La Firenze che Vorrei, 4 settembre 2026; FirenzeToday, maggio 2026). Il procedimento amministrativo parte solo a fine maggio 2026, con 60 giorni per la restituzione volontaria del bene, come ricostruito in question time dal consigliere Francesco Grazzini (IV) (Comune di Firenze, 29 giugno 2026).

Il bilancio, allora, è questo: un’attività di svuotacantine illegale trasforma per anni un’area pubblica in discarica, le denunce dei cittadini producono otto procedimenti e nessuna revoca. Dopo anni di segnalazioni, controlli, interrogazioni e promesse di soluzione, l’amministrazione arriva nel 2026 al procedimento formale di rilascio, e il conto è una bonifica che supererà i 100mila euro senza che si sappia chi la paga, mezzo milione di ristrutturazione ottenuto rinunciando a case sociali in centro, 172mila euro di lavori rimandati e sedici persone per le quali il Comune dovrà ora definire percorsi di presa in carico e soluzioni abitative o sociali alternative — mentre le sei case, una volta recuperate con denaro pubblico, torneranno nel patrimonio di edilizia residenziale sociale per essere nuovamente assegnate.

Dopo ventotto anni, dunque, il problema non è soltanto quanto costerà rimettere in ordine ciò che è stato lasciato degradare, ma perché – ancora una volta – si sia arrivati fino a questo punto.