Via della Chimera, dopo lo sgombero è guerra politica: «Ennesimo capitolo di un’accoglienza fallimentare»

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Chelli: «Io non ringrazio». Cellai: «La sinistra ha fallito clamorosamente nel suo modello di accoglienza e integrazione»

 

La vicenda di via della Chimera arriva a un passaggio decisivo dopo lo sgombero effettuato ieri, 3 settembre, ma le polemiche politiche non si fermano. Anzi, si concentrano ora sulla lunga storia dell’insediamento, sul degrado accumulato nell’area e sulle modalità con cui l’amministrazione comunale ha gestito negli anni la situazione.

Le operazioni hanno interessato le sei abitazioni del complesso di Rovezzano, occupate da 16 persone appartenenti a tre nuclei familiari, tra cui sei minori. Le persone sono state accompagnate in strutture di pronta accoglienza emergenziale. Contestualmente è partita la fase di pulizia e bonifica dell’area, dove negli anni si era accumulata una grande quantità di materiali: elettrodomestici, mobili, estintori, motori e anche veicoli abbandonati. Il Comune ha annunciato che, una volta completata la bonifica, gli immobili saranno riqualificati e destinati a edilizia residenziale sociale.

Proprio sulla gestione complessiva della vicenda interviene duramente il consigliere regionale di FdI Jacopo Cellai, che contesta la lettura dello sgombero come un successo dell’amministrazione. «Solo 8 anni per sgomberare la vergogna di via della Chimera, un successo no???». L’esponente di Forza Italia ricorda inoltre le precedenti esperienze dell’Olmatello e del Poderaccio e sostiene di avere documentato, durante i suoi anni in Consiglio comunale, le spese sostenute dal Comune, indicando in oltre 5 milioni di euro quelle relative al Poderaccio. Secondo Cellai, il problema non sarebbe quindi limitato all’ultimo episodio, ma rappresenterebbe il risultato di un modello di gestione protrattosi per anni.

 La storia delle sei abitazioni di via della Chimera risale al 1998, quando furono realizzate nell’ambito del progetto «Il Guarlone», con l’obiettivo di superare la precedente esperienza del campo del Poderaccio e offrire una soluzione abitativa stabile ad alcune famiglie rom. Nel corso degli anni, tuttavia, l’area è stata più volte interessata da episodi di degrado e abbandono di rifiuti. Nel giugno 2022 la Polizia Municipale intervenne per sgomberare due accampamenti abusivi realizzati su un terreno pubblico di via della Chimera; al termine delle operazioni Alia provvide alla rimozione dei materiali e alla pulizia dell’area. Le segnalazioni sono proseguite negli anni successivi: nel 2024 venivano denunciati ingenti accumuli di rifiuti e roghi, nel 2025 il Comune riferiva di nuovi abbandoni e incendi e nel maggio 2026 la zona veniva nuovamente descritta come interessata da una discarica abusiva.

Cellai contesta dunque anche il comportamento delle amministrazioni che si sono succedute, accusando il centrosinistra di avere «fallito clamorosamente» nel proprio modello di accoglienza e integrazione e di avere invece alimentato nel tempo appalti e servizi legati alla gestione degli insediamenti. Nel suo intervento sostiene inoltre che, in occasione dei precedenti sgomberi, sarebbero state messe a disposizione soluzioni abitative o assegnazioni di edilizia popolare alle persone allontanate dagli insediamenti. Sono affermazioni politiche che Cellai utilizza per arrivare alla sua conclusione: «Via della Chimera è solo l’ennesimo capitolo di un’accoglienza fallimentare».

Ancora più diretto è Matteo Chelli, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, che prende di mira soprattutto il concetto di «ascolto» utilizzato dal presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi per descrivere il rapporto dell’amministrazione con il territorio. «Io non ringrazio», è il titolo scelto da Chelli per il suo intervento. Secondo il consigliere, parlare di ascolto dopo anni di segnalazioni e proteste sarebbe paradossale: «Definire “ascolto” il silenzio tombale che per anni è calato su questa vicenda, nonostante i danni che ha prodotto, è assai curioso». Chelli sostiene quindi che lo sgombero rappresenti sì la soluzione di una situazione diventata insostenibile, ma non possa essere presentato come la dimostrazione di una particolare capacità di ascolto dell’amministrazione.

Il consigliere concentra poi l’attenzione sulle soluzioni individuate per le persone sgomberate. Dopo aver ricordato che alcune famiglie avrebbero accettato l’alternativa proposta dai servizi sociali, Chelli pone una domanda sulla destinazione delle persone e sulla possibilità che possano essere coinvolte in ulteriori occupazioni: «Quale? Forse occupare un altro immobile della collettività per farne la base di ulteriori attività illecite?».

Il tema dello sgombero, intanto, si intreccia con quello del futuro delle sei abitazioni. Nei mesi scorsi era stata avanzata anche l’ipotesi di demolire gli immobili per realizzare un ecocentro, proposta approvata dal Consiglio di Quartiere 2 a marzo. Il progetto attualmente annunciato dal Comune è però diverso: Palazzo Vecchio prevede la riqualificazione degli alloggi e la loro destinazione a edilizia residenziale sociale, con affitti calmierati.

La questione, quindi, non si chiude con lo sgombero. Dopo anni di rifiuti, denunce, proteste dei residenti e scontri politici, il vero banco di prova sarà ora la bonifica dell’area e soprattutto la trasformazione delle sei abitazioni in un patrimonio abitativo nuovamente utilizzabile.