Il cronoprogramma della tramvia 3.2.1 è saltato e resta l’incertezza sul ponte da Verrazzano. I commercianti chiedono risposte e accusano l’assessore Giorgio di non essersi più fatto vedere
«Non so più cosa fare. Fate qualcosa per aiutarmi.» Sono le parole, disperate, di una commerciante di viale Giannotti che questa mattina ha trovato ancora una volta il proprio negozio nascosto, transennato, circondato da materiali, baracche e lavori. Una commerciante che deve vendere la nuova collezione di scarpe per bambini, e con la riapertura delle scuole, questo è il periodo perfetto per rinnovare le scarpe dei più piccoli. Che deve lavorare adesso, perché adesso ricomincia la scuola e le famiglie comprano le scarpe per i bambini. E invece davanti alla sua vetrina c’è un cantiere. Ancora. Dopo mesi di disagi. Dopo due mesi con le vetrine praticamente inaccessibili. Dopo gli operai davanti al negozio fino alla settimana scorsa. E adesso di nuovo transenne, materiali accatastati, scavi e baracche.
«È possibile continuare a vivere così?», chiede. È il grido di Gavinana. È il grido di tanti commercianti che hanno investito soldi, lavoro e anni della propria vita e che oggi si trovano a pagare il prezzo di una programmazione che, evidentemente, non esiste. Perché nel frattempo il cronoprogramma della tramvia 3.2.1 è saltato, il futuro del ponte da Verrazzano è ancora avvolto nell’incertezza e nessuno sembra in grado di dire con chiarezza ai commercianti quanto durerà davvero questo calvario.
E qui c’è una responsabilità politica precisa. L’8 maggio scorso l’assessore alla Mobilità Andrea Giorgio incontrò informalmente i commercianti. Un incontro nel quale non furono ammessi né normali cittadini né giornalisti. Da allora, denunciano gli stessi commercianti, Giorgio non si è più visto e non ha più risposto alle loro sollecitazioni.
Ma un assessore alla Mobilità non dovrebbe occuparsi soltanto di binari, cantieri e comunicati stampa. Dovrebbe occuparsi anche delle persone che quei cantieri li subiscono ogni giorno. Perché dietro una serranda che rischia di non riaprire non c’è una statistica. C’è una famiglia. Ci sono dipendenti. Ci sono mutui. Ci sono investimenti. Ci sono anni di sacrifici.
E soprattutto c’è una cosa che chi amministra una città dovrebbe conoscere: la programmazione. Un commerciante, se avesse saputo per tempo che davanti al proprio negozio ci sarebbero stati mesi e mesi di disagi, ritardi e incertezze, avrebbe potuto valutare di spostarsi, riorganizzarsi, rinviare investimenti o trovare soluzioni alternative. Ma se le informazioni arrivano tardi, cambiano continuamente o non arrivano affatto, come si può programmare un’attività economica?
Questa commerciante oggi non chiede miracoli. Chiede di poter lavorare. E attraverso la sua voce, oggi, parla un intero quartiere. Questo è il conto umano dei cantieri della tramvia. Un conto che non si misura soltanto in milioni di euro e mesi di ritardo. Si misura anche in negozi messi in ginocchio, posti di lavoro a rischio e persone che non sanno più a chi chiedere aiuto.
E mentre a Palazzo Vecchio si continua a parlare di cronoprogrammi, fasi operative e grandi opere, a Gavinana c’è chi ogni mattina alza la serranda e si domanda semplicemente: «Ma io, così, quanto ancora posso resistere?»





