di Francesco Borgognoni (autore)
Come tutti ormai sappiamo, Alternative für Deutschland ha stravinto le recenti elezioni tenutesi nel Land del Libero Stato della Sassonia-Anhalt, uno dei sedici Stati federati della Germania, e le ha vinte con proporzioni tali – 44% dei suffragi, 80% di partecipanti al voto – da costituire immediatamente il fatto rilevantissimo della politica tedesca. La leader di AfD, la signora Alice Weidel, ha tenuto al Bundestag un discorso di rara lucidità politica, reclamando il governo del paese e dettagliando i contenuti di tale richiesta. I temi: politiche migratorie, rapporti con la Russia, politica industriale, Europa degli Stati, Scuola pubblica e quant’altro.
Sappiamo bene come può essere rappresentato il dettaglio di tali contenuti. Ci vengono ripetuti con ostinazione dagli esegeti del pensiero politico liberal-democratico, che ormai ha occupato la sinistra, con il suo corredo human rights e woke, che ha rimosso completamente dal proprio progetto politico ogni forma di difesa e rappresentanza degli interessi popolari, contemplando un orizzonte popolato essenzialmente dalle moltitudini islamiche, comunque presenti nel paese. Per costoro il progetto di AfD è alieno alle democrazie e, conseguentemente, nazista, razzista e quant’altro di peggio si possa immaginare.
A questa narrazione si contrappone quella elaborata in Europa dalle formazioni politiche della destra, attualmente vincenti sul piano dei numeri – Italia, Francia, Regno Unito per esempio – che rivendicano un ruolo di direzione, in virtù di una affermata capacità di rappresentare gli interessi popolari, la tradizione religiosa e la difesa degli interessi nazionali.
Tuttavia, lasciando agli innamorati della “politica politicata” valutazioni e opzioni su queste considerazioni, colpisce il silenzio assoluto di tutti i commentatori su un fatto rilevante. Questo fatto è costituito dal determinarsi di uno scenario politico, sociale ed economico che richiama drammaticamente il passaggio che la civiltà europea compì cento anni orsono. Fu, infatti, alla fine degli anni Venti del secolo scorso che la dimensione dello Stato in Europa – Spagna, Portogallo, Italia, Germania, Paesi Scandinavi, Unione Sovietica sicuramente – si scoprì confliggente con l’impetuoso sviluppo del capitalismo nord-americano, sintetizzatosi in politiche di scopo nella gestione del dopo ’29. Espressioni politico-sociologiche quali “meticciato”, “purezza della razza” e “destino imperiale”, francamente sgradevoli e veicolanti contenuti pericolosi, così hanno trovato origine e sviluppo. Persino una delle due grandi democrazie europee, la Francia, ebbe momenti di sbandamento. Antonin Artaud, Drieu La Rochelle, Louis-Ferdinand Céline – per citarne pochi tra i molti – furono intellettuali che davano voce ad un sentimento oscuro che accompagnò la storia di Francia fino a Pétain. Solo la Gran Bretagna fu esente da tali tentazioni. Troppo forte il peso della sua tradizione.
Adesso io credo che ricordare queste cose possa servire a non sbagliare ancora. Demonizzare le ansie di sicurezza dei ceti deboli ed esposti, non difendere il welfare e irridere la cristianità è l’errore gravissimo che una auto-referenziata e presunta élite sta compiendo, forte del suo privilegio economico e delle sue inconfessate e inconfessabili protezioni. Il risultato potrebbe essere drammatico. Left or Right, la famigerata freedom non deve essere a rischio.
Speriamo che la Luce della Ragione torni a guidare i nostri passi.
In copertina: Wikimedia Commons


