L’iscrizione dei resti delle fornaci di porcellana di Jingdezhen e dei teatri all’italiana nella lista UNESCO è l’occasione ideale per fare il punto sugli scambi tra Italia e, soprattutto, Toscana e Cina.
Lo fa il Consolato Generale cinese di Firenze in un intervento dal titolo Andarsi incontro per perpetuare la tradizionale amicizia tra Cina e Italia, pubblicato integralmente da Il Tazebao.
Il cuore del documento è duplice. Da un lato la rivendicazione del primato: con i nuovi ingressi – i resti delle fornaci di porcellana di Jingdezhen e il sistema dei teatri all’italiana tra Sette e Ottocento – Cina e Italia si confermano ai vertici mondiali per numero di siti Patrimonio Mondiale. Una sintonia, scrive il Consolato, tra «due antiche civiltà che si incontrano al di là di mari e montagne».
Dall’altro il richiamo all’Iniziativa per la Civiltà Globale di Xi Jinping, come cornice politica di «rispetto della diversità e dialogo tra culture».
Poi il passaggio che interessa più da vicino Firenze.
Nell’estate appena trascorsa, ricorda il Consolato, si sono moltiplicati gli appuntamenti sul territorio toscano: a inizio luglio un gruppo di giovani toscani è stato due settimane a Sanya, a Hainan, tra lezioni di calligrafia, pittura e musica tradizionale e incontri con i ragazzi delle etnie Li e Miao. Il 25 luglio, invece, è stata Piazza della Signoria a ospitare i giovani musicisti di Shanghai con l’esecuzione del Fiore di Gelsomino, cantato anche da una bambina italiana di 8 anni salita sul palco.
E ancora: a fine luglio oltre trenta studenti di Hangzhou sono stati ricevuti a Pisa – città gemellata dal 2008 – per presentare l’esperienza dell’economia digitale. Ad agosto, infine, la trasferta in Fujian della squadra giovanile del Grosseto Calcio per una serie di amichevoli.
«I giovani rappresentano il futuro e la speranza delle relazioni tra Cina e Italia», è la chiosa della nota. Il loro incontro, scrive il Consolato, «compone una melodia di dialogo tra civiltà».

