Covid e Commissione: le regole c’erano già. Le sei email all’ISS (ignorate) che smentiscono l’impreparazione dell’Italia

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Dalle norme del 2008 già in vigore ai dispositivi certificati contro gli agenti biologici: la cronologia delle sei email inviate a Brusaferro nel 2020. La documentazione è ora agli atti della parlamentare d’inchiesta sul Covid.

 

Non solo ha contribuito a scrivere le norme. Ha provato a farle applicare, quando ancora si poteva evitare il peggio. E lo ha fatto con sei email inviate nel 2020 al vertice dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sono le email del Prof. Roberto Lombardi, già ISPESL poi INAIL, tra i massimi esperti in Italia di biocontaminazione e tra gli estensori tecnici per l’attuazione del D.Lgs. 81/2008. Un carteggio inedito che La Firenze che vorrei ha acquisito e trasmesso integralmente alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid presieduta da Marco Lisei (Fratelli d’Italia), perché resti agli atti.

Una cronologia spietata, che smentisce la narrazione sull’impreparazione dell’Italia.

 

25 gennaio 2020. L’avviso prima del lockdown

 

L’Italia non è ancora zona rossa. Lombardi scrive a Silvio Brusaferro, allora presidente dell’ISS, indicando il documento del 2015: «A pag 2 riporta che si devono estendere le indicazioni anche agli agenti del gruppo tre quindi questa tipologia di virus». E aggiunge: «Potrebbe essere utile considerare le indicazioni per i DPI da pag 9, quelle per la disinfezione a pag 15». Allega anche il documento SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie) sulla disinfezione delle superfici. In pratica: il virus è Gruppo 3, le regole ci sono già, vanno applicate.

 

31 gennaio 2020. La critica alle indicazioni generiche

 

Sei giorni dopo, seconda email. Oggetto: scorte DPI. Lombardi segnala che si parla di «dispositivi certificati contro rischi biologici e agenti infettivi», ma che alle strutture sanitarie è arrivata dal Ministero solo documentazione OMS, definendone le indicazioni «generiche e superficiali proprio per le misure di sicurezza di tipo collettivo ed i DPI». La sua proposta è chiara: «Forse si potrebbe elaborare della documentazione con caratterizzazioni tecniche più dettagliate e correlate alla legislazione vigente in materia nazionale e comunitaria». E per togliere ogni alibi: «Non mi interessa una formalizzazione e che sia inserito il mio nominativo, ma che siano attuate le misure di tutela più idonee».

 

4 febbraio 2020. Il documento tecnico

 

Terza mail. Lombardi inoltra un documento della società scientifica HCRM: «Ritengo tecnicamente valido per gli aspetti indicati, sulle misure di sicurezza da attuare per il nuovo coronavirus ed altri agenti del medesimo gruppo di rischio 3, tipo micobatterio tubercolare ed altro». È il tentativo di correggere il tiro con strumenti operativi, non con circolari.

Nelle settimane successive l’Italia entra in lockdown. Gli ospedali vanno in tilt, le terapie intensive si riempiono.

 

13 marzo 2020. L’allarme sui contagi negli ospedali

 

Pieno collasso. Lombardi cambia tono: «Troppi operatori sanitari negli ospedali si contagiano e si ammalano, le misure di sicurezza per tale tipologia di rischio devono essere più dettagliate e precise». Indica tre punti concreti: «Come abbattere la concentrazione in aria dell’agente virale, come eseguire un’idonea disinfezione, quali sono i DPI che garantiscono una reale protezione». Allega un esempio fatto per la FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani) e nota: «Trovo anomalo quanto descritto al riguardo dalla Toscana». Chiude con: «Mi piacerebbe poter contribuire in maniera organica alla situazione».

 

12 aprile 2020. Pasqua, l’appello al CTS.

 

Piena prima ondata. Lombardi scrive ancora: «Ti propongo nuovamente la possibilità di dialogare con il Comitato Tecnico Centrale in merito all’ottimizzazione delle misure di sicurezza, mettendo a disposizione l’esperienza acquisita in 25 anni sulla materia».

 

25 dicembre 2020. Il documento INAIL

 

Natale 2020. Ultima mail. Lombardi comunica che è uscito il documento INAIL realizzato con colleghi e docenti universitari: «Spero che possa far chiarezza su diversi aspetti in questo momento di confusione, smarrimento, angoscia ed in una situazione ove si spera che le specifiche tecnico-scientifiche, in contemporanea assonanza con gli obblighi normativi da osservare, abbiano sempre più rilevanza per una adeguata tutela della salute, rispetto a posizioni politiche».

Sei segnalazioni ufficiali. In undici mesi. Prima ha ricordato che le norme c’erano, poi ha provato a farle applicare con indicazioni tecniche precise, poi ha offerto la sua esperienza, infine ha messo nero su bianco un documento ufficiale.

La Firenze che vorrei, che con Il Tempo ha documentato per prima l’esistenza del D.Lgs. 81/2008 sulla sicurezza sul lavoro, ha consegnato l’intera documentazione alla Commissione d’inchiesta.

Domande ineludibili. Se le norme c’erano, e qualcuno lo aveva segnalato per tempo, perché non furono utilizzate quando serviva maggiormente? L’Istituto Superiore di Sanità aveva voce in capitolo o le scelte politiche ebbero la meglio sulle norme? Chi prese le decisioni e su quali basi tecnico-scientifiche e, a questo punto, normative?

In copertina: Sede dell’Istituto Superiore di Sanità a Roma, Viale Regina Elena, 299 (Wikimedia Commons)