Giorgetti torna in Toscana: per Giani è «esperto e competente». Ma per Palazzo Vecchio non lo era più?
L’uomo che poco più di un anno fa aveva lasciato la guida del Teatro della Toscana dopo la rottura con Palazzo Vecchio torna oggi protagonista della scena teatrale toscana, ma non dalla porta di Firenze. Da quella della Regione.
Il presidente Eugenio Giani lo ha infatti nominato commissario della Fondazione Toscana Spettacolo, l’ente regionale che sostiene e coordina attività teatrali e culturali sul territorio. Una scelta che il governatore motiva con parole tutt’altro che ambigue: Giorgetti sarebbe una persona «esperta e molto competente», con una conoscenza della Toscana maturata proprio negli anni trascorsi alla guida della Fondazione Teatro della Toscana.
Nulla di strano, verrebbe da dire, se non fosse per un piccolo dettaglio. Quel Giorgetti che oggi per la Regione possiede esperienza, competenza e conoscenza del territorio è lo stesso Giorgetti la cui esperienza alla guida del Teatro della Pergola si era interrotta anticipatamente dopo la decisione maturata a Palazzo Vecchio. Il suo contratto, secondo quanto riportato dalla stampa locale, sarebbe dovuto scadere alla fine del 2027.
Allora la domanda viene quasi da sola: ma Giorgetti era bravo anche prima oppure lo è diventato solo adesso? Perché delle due l’una: o le sue competenze erano già quelle che oggi Giani riconosce pubblicamente, oppure nel frattempo è successo qualcosa che ha modificato il giudizio politico e amministrativo sul suo conto. E qui il teatro smette di essere soltanto teatro.
La vicenda è nota, ma la ricordiamo per quei due o tre che hanno la memoria corta. Nel 2025 il rapporto fra Giorgetti e Palazzo Vecchio si è incrinato definitivamente nel quadro della riorganizzazione del Teatro della Toscana, dopo il declassamento della Pergola e la scelta di Stefano Massini come nuovo direttore artistico. Giorgetti è poi passato alla guida del Teatro Stabile di Catania.
Adesso arriva il ritorno. Giani, peraltro, non nasconde la cornice nella quale colloca la nomina: la Fondazione attraversa una fase di transizione e la Regione sta valutando la possibile trasformazione dell’ente in un’agenzia regionale ed è proprio per accompagnare questa fase che, secondo il presidente, servirebbe una figura con l’esperienza maturata da Giorgetti.
Tutto lineare? O forse proprio qui cominciano le domande. Perché proprio Giorgetti e perché proprio adesso? È una scelta esclusivamente dettata dalle competenze professionali, è una scelta legata alla delicata trasformazione della Fondazione Toscana Spettacolo oppure la nomina racconta anche qualcosa dei rapporti fra Regione e Palazzo Vecchio?
Perché non è un mistero che fra Regione e Palazzo Vecchio, negli ultimi tempi, non siano mancati attriti, con posizioni non apparse perfettamente sovrapponibili. Allora Giorgetti diventa quasi un termometro, non necessariamente dello scontro, ma certamente delle diverse letture che possono esistere nella politica toscana sulla gestione della cultura e dei teatri. Un’annusarsi in seno allo stesso schieramento di centrosinistra.
Se Sara Funaro ha ritenuto necessario interrompere il rapporto con Giorgetti, mentre Giani oggi lo considera «esperto e competente», chi aveva ragione? Potrebbero avere ragione entrambi, perché un professionista può essere ritenuto non più adatto a un determinato incarico e contemporaneamente essere considerato perfettamente adatto a un altro, ma allora sarebbe interessante capire quali siano esattamente le differenze. Quali competenze erano considerate insufficienti o non più coerenti con la Pergola e quali, invece, sono oggi ritenute indispensabili per guidare la Fondazione Toscana Spettacolo?
Naturalmente c’è anche una domanda che sarebbe ingenuo non porsi. La nomina di Marco Giorgetti è soltanto una nomina culturale o è anche un messaggio politico?
Non è possibile affermare che lo sia e non sarebbe serio farlo senza elementi concreti, ma in politica le scelte hanno spesso anche una dimensione simbolica e riportare al centro della scena regionale una persona uscita dal vertice di una delle principali istituzioni culturali fiorentine non è esattamente una scelta priva di significato. Soprattutto perché Giorgetti non torna semplicemente a fare il direttore di un teatro, ma torna con un incarico conferito direttamente dal presidente della Regione, in una struttura che riguarda decine di realtà teatrali del territorio.
Giani con questa sua mossa sta semplicemente scegliendo il professionista che ritiene più adatto oppure sta anche riaffermando il peso della Regione sulle vicende culturali fiorentine? Qui entriamo nel terreno delle ipotesi, e proprio per questo bisogna andarci con i piedi di piombo, ma una domanda politica può essere posta. La nomina di oggi può essere letta anche alla luce degli equilibri politici di domani?
La prossima legislatura nazionale si avvicina sempre più a Roma, il clima è già incandescente, mentre il centrosinistra toscano è attraversato da correnti, equilibri, ambizioni e rapporti di forza che non riguardano soltanto le poltrone istituzionali. Eugenio Giani è al secondo mandato a Palazzo del Pegaso e non potrà ricandidarsi alla presidenza della Toscana. Sara Funaro guida invece Firenze nella sua prima legislatura, non convincendo del tutto nemmeno i suoi. Due figure che appartengono allo stesso campo politico, ma che hanno davanti ambizioni, percorsi, storia politica e prospettive diverse.
È dunque lecito chiedersi se le scelte di oggi possano essere lette anche alla luce degli equilibri politici di domani. Oggi non ci sono elementi sufficienti per sostenere che la nomina di Giorgetti sia stata decisa in funzione delle prossime elezioni politiche, ma resta però una coincidenza politicamente interessante.


