Reportage del 22 settembre 2026: transenne, buche aperte, ferri arrugginiti e fontanelle morte a pochi giorni dalla celebrazione ufficiale
Un lettore ci invia un piccolo reportage fotografico da quello che l’amministrazione ha voluto ribattezzare e celebrare come “Giardino Mandela”, la cosiddetta “terza piazza” in quel di Piazza Leopoldo. Un’inaugurazione con taglio del nastro, fotografi e dichiarazioni di orgoglio. Ma a pochi giorni di distanza, il luogo versa ancora in uno stato assai precario.
Transenne rosse e bianche chiudono marciapiedi e attraversamenti pedonali proprio in corrispondenza di semafori e scivoli per carrozzine e disabili. Tubi neri corrugati escono da buche aperte nel cemento, ci sono anche tombini lasciati semiaperti, muri “sbrecciati” con ferri arrugginiti e acuminati a vista. Ci sono scalette di accesso a vani semi-interrati in pessime condizioni, non restaurate e non interdette. Vecchi tubi dell’irrigazione ancora collegati ma abbandonati, attorcigliati e dimenticati. Alberini nani piantati in ceste di plastica effetto legno, che sembrano più un gesto simbolico che un vero intervento di verde. Due fontanelle dell’acqua non funzionanti. E l’insegna di un’agenzia formativa sbiadita, con cartoni al vetro, che fa interrogare sulla vitalità di certi spazi.
I commenti social sono quasi unanimi nella critica. “Uno sconquasso”, “terzo mondo”, “che disastro”, “inaugurazione di opere incompiute”, “specialità della casa”, “Brunelleschi si rivolta nella tomba”. Qualcuno ricorda Ponte al Pino e Ponte Nencioni: il metodo (inaugurare ad opera ancora incompleta) sembra consolidato. Altri contestano il cambio di nome (“che c’entra Mandela con noi? Almeno Leopoldo era il Granduca”) e la cementificazione a scapito del verde. C’è chi si chiede se la sindaca non debba vergognarsi e chi invita a votare diversamente alle prossime elezioni.
Non mancano voci discordanti. Una residente a due passi sostiene che prima la piazza era buia e pericolosa, ora è illuminata e più sicura: “poteva essere fatta meglio, ma è già un miglioramento”. Fatto sta che l’inaugurazione pubblica, con tanto di glorificazione mediatica, ha creato l’aspettativa di un’opera finita e fruibile in sicurezza. E questo foto di mostrano il contrario. L’amministrazione comunale di Firenze rischia di passare alla storia non solo per le inaugurazioni di opere incomplete, ma per la distanza tra narrazione e realtà. Si taglia il nastro, si posano le foto, si dichiara concluso ciò che non lo è. Poi restano le transenne, i tubi, i ferri arrugginiti e i cittadini che, giorno dopo giorno, documentano il gap.


