Cecilia Morgado sulle tracce dell’Arno di Leonardo: a Firenze una ricerca lunga cinquant’anni

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Inaugurata ieri al Chiasso Perduto di Firenze “Valle dell’Arno. Ondeggiante”, la mostra dell’artista cilena Cecilia Morgado e dell’architetta Simonetta Ferrada. Un progetto nato nel 1974 dallo studio del celebre disegno leonardiano e oggi trasformato in un’esperienza diretta del paesaggio fiorentino.

 

Ci sono paesaggi che appartengono alla geografia e altri che, nel tempo, diventano parte dell’immaginario. L’Arno appartiene certamente a entrambe le categorie. Attraversa Firenze, ne definisce il profilo urbano e continua a rappresentare un territorio di osservazione per artisti e studiosi. È proprio sulle tracce di questo paesaggio, e in particolare di una delle sue più celebri rappresentazioni, che si sviluppa Valle dell’Arno. Ondeggiante, il progetto di Cecilia Morgado e Simonetta Ferrada, inaugurato ieri negli spazi di Chiasso Perduto, in via de’ Coverelli 4R.

Per l’artista cilena Cecilia Morgado, l’esposizione rappresenta un passaggio significativo di una ricerca iniziata oltre cinquant’anni fa, nel 1974, quando era ancora studentessa alla Scuola di Architettura e Design della Pontificia Universidad Católica de Valparaíso. Fu allora che, nell’ambito dei Talleres de Obra di Amereida alla Ciudad Abierta e sotto la guida del professor Alberto Cruz Covarrubias, entrò in contatto con il disegno della Valle dell’Arno realizzato da Leonardo da Vinci nel 1473.

Quello che all’epoca era un paesaggio conosciuto attraverso il segno di Leonardo è diventato oggi un luogo da attraversare e osservare direttamente. È questo uno degli elementi centrali del progetto: il passaggio dalla rappresentazione alla presenza, dall’immagine studiata a distanza all’esperienza fisica del territorio. Morgado e Ferrada hanno percorso le rive dell’Arno, osservandone le acque, la vegetazione, i margini e le superfici e raccogliendo tracce successivamente rielaborate attraverso il disegno e il frottage.

La ricerca di Morgado nasce dunque dal confronto con Leonardo, ma non si esaurisce nella citazione del maestro rinascimentale. Il disegno del 1473 diventa il punto di partenza di un’indagine sviluppatasi nel corso dei decenni e capace di modificarsi insieme all’esperienza dell’artista. La linea, l’inchiostro e il rapporto tra segno e paesaggio costituiscono gli strumenti attraverso cui Morgado costruisce una personale lettura della natura, senza la necessità di riprodurne fedelmente l’aspetto.

A Firenze, questa ricerca si è confrontata direttamente con il paesaggio rappresentato da Leonardo. I nuovi lavori realizzati a pennino e inchiostro di china si concentrano sui ritmi dell’acqua, sulle variazioni delle superfici e sulle relazioni tra il fiume e ciò che lo circonda. Il segno non cerca necessariamente di descrivere il paesaggio, quanto piuttosto di registrarne alcune dinamiche: il movimento dell’acqua, le trame della vegetazione, la presenza della terra e dei muri che accompagnano il corso dell’Arno.

A questi disegni si affiancano i frottage realizzati lungo il fiume e negli stessi ambienti di Chiasso Perduto. La tecnica permette di trasferire sulla superficie dell’opera le tracce materiali dei luoghi attraversati, creando una relazione diretta tra l’esperienza del territorio e il lavoro artistico. Il supporto diventa così una superficie della memoria, sulla quale rimangono impressi frammenti del paesaggio e dell’architettura.

È proprio questa relazione tra opera, luogo e territorio a rendere significativo l’incontro con Chiasso Perduto. Ricavato negli antichi ambienti seminterrati di Palazzo Machiavelli, un tempo destinati alle cantine e alle cucine, lo spazio indipendente fiorentino è dedicato alle residenze artistiche e alla ricerca sperimentale. La sua architettura, conservata attraverso un intervento di restauro rispettoso dell’identità originaria, non costituisce soltanto il contenitore della mostra, ma entra a sua volta nel processo creativo.

Fondato e diretto dalle artiste e curatrici Sandra Miranda Pattin e Francesca Morozzi, Chiasso Perduto sviluppa una programmazione orientata al rapporto tra pratiche artistiche contemporanee, spazio e territorio, accogliendo progetti multidisciplinari e interventi site-specific. In Valle dell’Arno. Ondeggiante, questa impostazione trova una particolare corrispondenza: il paesaggio dell’Arno, il disegno di Leonardo, la ricerca di Morgado e Ferrada e le superfici storiche di Palazzo Machiavelli confluiscono in un unico processo di osservazione e trasformazione.

Il progetto assume così anche una dimensione temporale. Da un lato c’è Leonardo, che nel 1473 osservava e rappresentava la Valle dell’Arno; dall’altro una ricerca iniziata in Cile nel 1974 e sviluppata da Morgado per oltre cinque decenni; infine il presente, nel quale quell’immagine studiata a distanza è stata messa in relazione con l’esperienza diretta del territorio.

È proprio questo passaggio tra tempi e luoghi diversi a costituire uno dei nuclei della mostra. L’Arno non viene proposto soltanto come soggetto, ma come territorio capace di mettere in relazione una memoria artistica lontana con una pratica contemporanea. Il disegno di Leonardo diventa così una soglia attraverso cui osservare nuovamente il fiume, mentre il lavoro di Morgado restituisce al paesaggio una dimensione fatta di segni, superfici, movimenti e tracce.

Originaria di Viña del Mar, Cecilia Morgado ha sviluppato la propria ricerca intorno al disegno, elaborando nel corso degli anni una tecnica personale basata principalmente sul pennino e sull’inchiostro di china. Il suo lavoro si concentra sul rapporto tra natura, paesaggio e segno, aprendosi progressivamente anche al colore. Nel 2021 ha pubblicato Valle dell’Arno. Studio del disegno di Leonardo da Vinci, proseguendo un interesse che trova oggi a Firenze un nuovo capitolo.

Al suo fianco, Simonetta Ferrada Dinamarca, architetta formata presso la Pontificia Universidad Católica de Valparaíso, contribuisce al progetto attraverso una ricerca che intreccia architettura, disegno e pratiche artistiche. La collaborazione tra le due professioniste nasce dall’incontro tra osservazione del territorio, esperienza architettonica e pratica del disegno.

Dopo oltre cinquant’anni, la Valle dell’Arno è dunque tornata al centro della ricerca di Cecilia Morgado, ma questa volta non come immagine osservata attraverso il lavoro di un altro artista. Il paesaggio leonardiano è diventato un territorio reale da percorrere, toccare e reinterpretare: un passaggio dalla memoria alla presenza che trova negli ambienti storici di Chiasso Perduto il luogo per una nuova restituzione.

Valle dell’Arno. Ondeggiante resterà aperta fino al 4 ottobre, dalle 15 alle 19, con ingresso gratuito. Il progetto è realizzato con il supporto di Fondart Nacional Chile.