Non verrà sfrattata, almeno per il momento, la signora Franca, la “nostra Maricarmen” cui era giunto l’avviso l’altro ieri: dopo il polverone sollevato dal Corriere Fiorentino, che oggi ci aggiorna degli ultimi sviluppi, la proprietà ha telefonato alla figlia per comunicarle che sua madre potrà rimanere nella casa a canone invariato. Evidentemente, allora, era possibile farlo subito. E se il problema, come timidamente emerso nell’intervista della figlia, è il mercato, che si abolisca il mercato. Il SUNIA, infatti, ripreso dal Tirreno Firenze, conta 10.000 famiglie a rischio sfratto perché le rendite aumenteranno, a causa soprattutto della crisi e dell’inflazione: la crisi abitativa, è l’allarme, ferve sotto la propaganda del governo ed esploderà nei prossimi due anni. Ha però poco senso spingere i proprietari ad «affittare le case vuote», dal momento che sono gli affitti il nodo di Gordio: in una società civile sarebbero il Comune o lo Stato a requisirle e darle gratuitamente in proprietà a chi non ne ha una, se il proprietario originale non ha di che farsene. In tutta la Toscana, fa eco La Repubblica Firenze, negli ultimi dieci mesi il numero delle cause tra «sfratti, arretrati da pagare e liti sui contratti» ha toccato quota 1.500: la proposta di blocco dei primi da parte del sindaco campigiano Tagliaferri, aggiunge l’articolo in chiusura, non ha ancora ricevuto risposta da parte della Prefettura. Gli anziani, così, non sfuggono agli effetti più micidiali della crisi, né che abitino in un regolare appartamento, né che siano ospiti di una RSA: al netto di tutti i proclami della politica(nteria) locale sulle Civette, la Regione pare ben poco intenzionata a sborsare gli otto milioni necessari per la riqualificazione della struttura, che continua a rischiar di chiudere i battenti a fine anno. Sarebbe peraltro un dilemma logistico già il solo trasferimento di chi vi alloggia, se prendiamo in considerazione la «morsa dei cantieri» che «dall’Oltrarno a piazza Gualfredotto fino a piazza Beccaria», non lontano quindi da San Salvi, «strozzano il traffico» in «tre imbuti», rendendo ogni spostamento, nelle parole de La Nazione Firenze, «un’impresa». Anche quello nei mezzi pubblici. Una sua inchiesta dalla fermata Batoni rivela infatti che sulla T1 «la linea dei pendolari è sempre strapiena», andando a formare «vagoni pollaio» già tra le 8 e le 9 del mattino, alimentando l’«esasperazione dei passeggeri, stretti come sardine» tra «spinte, caccia al posto e il miraggio della comodità», ma anche solo quello della puntualità all’asilo nido per una mamma che non riesce a entrare col passeggino. Se a tutto ciò aggiungiamo la scoperta, da parte di Repubblica Firenze e del Corriere Fiorentino, di una stireria a Prato in cui 8 operai (sette cinesi e un pakistano, che ha denunciato la situazione) lavorano ininterrottamente tutta la settimana per tredici ore al giorno, vivendo e dormendo in loco, viene davvero da chiedersi se è vero che “Paese che vai, usanze che trovi” e soprattutto se il mondo civilizzato siamo noi. L’increscioso e raggelante episodio occorso al consigliere Santarelli (Noi Moderati), aggredito e minacciato di morte per aver documentato una delle tante giornate della truffa delle tre carte, come riportato da noi ieri e da Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze oggi, parrebbe confermare di no. (JCM)
In copertina: Wikimedia Commons


