Plures porta Ato in tribunale, scontro tra Comuni e multiutility: a rischio anche le tariffe dei rifiuti

Alia Plures getta via pregiudizi

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Bambagioni denuncia un «cortocircuito politico e contabile», Targetti chiede a Biffoni di schierarsi con i cittadini e Palagi interroga Funaro sul ruolo del Comune. La società difende il ricorso al Tar in nome degli investimenti e della certezza delle regole. Al centro della vicenda il rapporto tra Plures, Ato Toscana Centro e gli enti pubblici soci, con possibili conseguenze sulla Tari

 

La controversia tra Plures e Ato Toscana Centro apre un nuovo fronte sul governo del servizio dei rifiuti e sul rapporto tra la multiutility e i Comuni che ne sono soci. Il 23 ottobre 2026 Plures ha annunciato di aver presentato ricorso al Tar della Toscana contro la delibera con cui l’Autorità d’ambito ha approvato la proposta tariffaria del servizio rifiuti per il periodo 2026-2029. Una decisione che ha innescato reazioni politiche a Firenze e Prato, con richieste di chiarimenti sul ruolo degli amministratori pubblici, sulla gestione della società e sulle possibili ricadute economiche per cittadini e imprese.

Secondo Plures, la controversia riguarda il mancato riconoscimento di alcuni costi sostenuti per la gestione del servizio e per gli investimenti, oltre all’esclusione dalla valutazione economico-finanziaria del programma di investimenti previsto per i prossimi anni. La società contesta in particolare che il mancato aggiornamento degli strumenti di pianificazione, di competenza dell’Autorità d’ambito, possa tradursi nell’esclusione dei costi relativi a investimenti realizzati per il servizio. A sostegno della propria posizione richiama anche un’analisi indipendente commissionata a REF Ricerche, che avrebbe esaminato le regole del settore, le prassi adottate in altri territori e le possibili conseguenze economiche delle decisioni di Ato.

La multiutility afferma di aver intrapreso l’iniziativa giudiziaria dopo aver chiesto all’Autorità un riesame in autotutela delle decisioni contestate. Nella ricostruzione della società, la questione non si esaurisce nella rilevanza economica della controversia, ma investe la necessità di garantire un quadro normativo certo per sostenere la gestione del servizio, gli investimenti e il miglioramento delle prestazioni ambientali. Plures conferma inoltre la propria disponibilità al confronto istituzionale con Ato e Comuni, sostenendo che una corretta applicazione delle regole e una programmazione condivisa siano nell’interesse degli enti locali, dei cittadini e della qualità del servizio pubblico.

Di segno critico le reazioni politiche. A Firenze, Paolo Bambagioni, presidente della Commissione Controllo del Comune, parla di un «cortocircuito politico e contabile». Al centro della sua contestazione c’è il ruolo della vicesindaca Paola Galgani, che, secondo Bambagioni, si troverebbe a difendere il Comune di Firenze contro Plures pur rappresentando contemporaneamente il Comune con la maggiore partecipazione in Ato Toscana Centro. Una sovrapposizione di ruoli che, a suo giudizio, solleva problemi di trasparenza e controllo.

Bambagioni sostiene inoltre che Plures sarebbe ormai sfuggita al controllo pubblico, richiamando le denunce che, secondo lui, sarebbero arrivate anche da diversi sindaci del Partito democratico. Il presidente della Commissione Controllo collega la vicenda ai disallineamenti contabili già segnalati e pone la questione delle responsabilità e delle ricadute sui cittadini. «Chi paga? Naturalmente il cittadino», afferma, chiedendo di chiarire quali rischi comporti il ricorso per gli enti e per gli utenti. Da qui anche la richiesta di valutare un azzeramento dell’attuale dirigenza di Plures e un cambiamento che, nelle sue parole, riguardi «i nomi ma anche gli obiettivi e il rapporto con gli Enti, con i lavoratori, con gli utenti».

La questione investe direttamente anche Prato, dove Jonathan Targetti, capogruppo de L’Alternativa C’è in Consiglio comunale, contesta la posizione del sindaco Matteo Biffoni. In un comunicato del 24 ottobre, Targetti critica le dichiarazioni rilasciate da Biffoni a La Nazione, nelle quali il sindaco si sarebbe definito dalla parte «degli sconfitti», parlando di una «battaglia persa», di responsabilità «da distribuire» e di «rigidità da entrambe le parti». Per il capogruppo, questa impostazione non chiarisce chi debba rispondere della controversia e rischia di lasciare in secondo piano le conseguenze per famiglie e imprese.

Targetti sottolinea che Biffoni non ricopre soltanto il ruolo di sindaco di un Comune socio di Plures, ma anche quello di vicepresidente di Ato Toscana Centro e di delegato Anci ai servizi pubblici locali. Per questo gli contesta di non aver assunto, a suo giudizio, una posizione sufficientemente netta a tutela dell’interesse pubblico. Il capogruppo richiama l’astensione del sindaco nel direttivo di Ato e critica la sua dichiarata indisponibilità a considerare la vicenda un elemento rilevante nelle scelte sul nuovo management della multiutility. «Mi domando come questo cda, che è in scadenza da mesi e che ora decide di fare causa ai comuni soci, possa essere confermato dai comuni stessi», afferma.

Sul tavolo c’è anche il tema delle tariffe. Targetti ricorda che, secondo i dati da lui richiamati, a Prato la Tari è aumentata di circa il 20% in quattro anni. Il rischio di tornare in Consiglio comunale per ridiscutere le tariffe, evocato dallo stesso Biffoni, viene interpretato dall’esponente dell’opposizione come la possibile premessa di nuovi aumenti. «Chi amministra Prato da oltre un decennio non può presentarsi oggi come una vittima della situazione», sostiene, attribuendo alle scelte compiute negli anni una parte delle responsabilità dell’attuale situazione.

Il comunicato ricostruisce anche le iniziative già avviate da L’Alternativa C’è: la richiesta di convocazione di un Consiglio comunale straordinario su Plures, presentata il 30 agosto e successivamente annullata, e il deposito, il 20 ottobre, di una nuova istanza per riconvocare la seduta, accompagnata da una mozione per l’uscita del Comune di Prato dalla compagine sociale della multiutility. Targetti elenca tra le ragioni della richiesta gli aumenti della Tari, le contestazioni sulla trasparenza della gestione, la mancata quotazione in Borsa, il rifiuto del controllo analogo e un debito che, secondo quanto afferma, supera il miliardo di euro. A queste criticità si aggiunge ora il ricorso contro gli stessi Comuni soci. La richiesta rivolta a Biffoni è di riferire in Consiglio quali iniziative intenda assumere per tutelare i cittadini, abbandonando, secondo Targetti, le astensioni e la distribuzione generica delle responsabilità.

A Firenze interviene anche Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, che annuncia una domanda di attualità per la prima seduta utile del Consiglio comunale. Per Palagi, la vicenda non può essere confinata al confronto tra uffici legali, perché investe direttamente il ruolo politico del Comune nella gestione del servizio. «Quanto pagano le famiglie per i rifiuti e quale servizio ricevono dipende anche da come il Comune esercita il suo ruolo di socio», afferma. E aggiunge: «Per questo la questione è politica e non può restare nelle mani degli uffici legali».

Il consigliere richiama la contraddizione di un servizio pubblico essenziale affidato a una società a maggioranza pubblica che finisce in tribunale contro l’Autorità d’ambito, soggetti che dovrebbero entrambi rispondere ai Comuni. «Se il controllo pubblico resta solo nella composizione del capitale, non protegge chi paga la Tari e non garantisce la qualità del servizio», osserva. Palagi chiede quindi alla sindaca Sara Funaro e alla giunta di chiarire in Consiglio se il Comune di Firenze, in quanto primo socio, fosse informato del ricorso e quale posizione abbia assunto negli organi societari; quali siano nel dettaglio le contestazioni di Plures e quali effetti potrebbe produrre sulle tariffe del 2026 un eventuale annullamento della delibera di Ato.

Le posizioni espresse nei tre interventi politici convergono sulla richiesta di chiarimenti circa l’effettivo esercizio del controllo pubblico e sulle possibili conseguenze economiche della controversia, pur muovendo da valutazioni e proposte differenti. Bambagioni sollecita una svolta nella dirigenza e nella gestione della multiutility; Targetti chiede al sindaco di Prato una presa di posizione più netta e rilancia la proposta di uscita del Comune dalla compagine sociale; Palagi vuole che la giunta fiorentina riferisca in Consiglio sul ruolo svolto dal Comune e sugli effetti tariffari del ricorso. Plures, dal canto suo, sostiene che l’iniziativa giudiziaria sia necessaria a tutelare il riconoscimento dei costi e degli investimenti e ribadisce la disponibilità al confronto.

Resta dunque da chiarire quali siano le conseguenze concrete del contenzioso sulla programmazione economica del servizio e sulle tariffe, quali decisioni saranno assunte dagli enti coinvolti e come i Comuni intendano esercitare il proprio ruolo di soci. Il ricorso al Tar apre una disputa che non riguarda soltanto il rapporto tra una società e l’Autorità d’ambito: mette al centro la capacità delle istituzioni pubbliche di garantire trasparenza, controllo e sostenibilità economica in un servizio che incide direttamente sulle bollette di famiglie e imprese.