Plures contro ATO Toscana Centro: la multiutility dei Comuni ricorre al TAR

Prese dalla pagina facebook di Plures Alia

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Un ricorso di 37 pagine al TAR Toscana impugna la proposta tariffaria rifiuti 2026-2029. Secondo la prospettazione attorea, risultano esclusi costi per 65,5 milioni e non riconosciuti 211 milioni di investimenti, in assenza di un Piano d’Ambito aggiornato.

 

Secondo i documenti visionati dalla redazione de La Firenze che Vorrei, la società dei Comuni fa causa all’ente dei Comuni. Plures S.p.A. (ex Alia), partecipata da 65 Comuni con Firenze e Prato soci principali, ha depositato ricorso al TAR della Toscana – assistita dallo studio BonelliErede – contro la Delibera ATO Toscana Centro n. 16 del 23 luglio 2026, che approva la Proposta Tariffaria 2026-2029. Si tratta di una domanda di parte, da accertare in giudizio, di cui si dà conto per dovere di cronaca.

 

Il vizio a monte: tariffe senza Piano aggiornato

 

Al punto 4 del ricorso, Plures definisce la delibera radicalmente illegittima perché condotta dall’ATO nella piena consapevolezza dell’omesso esercizio delle funzioni programmatorie, in contrasto con la disciplina normativa e regolatoria, la buona fede e la leale collaborazione.

La tesi del gestore: l’ATO avrebbe approvato le tariffe sulla base del quadro programmatorio vigente, ossia il Piano del 2014, pur avendo trasmesso la bozza del nuovo Piano 2025-2035 solo il 26 marzo 2026. Si tratta di una tesi di parte, da verificare in sede giudiziaria.

 

I tagli contestati: 65,5 milioni in due anni e 211 milioni di investimenti

 

Al punto 6 del ricorso vengono elencati i tagli illegittimamente esclusi dal riconoscimento tariffario nei PEF 2026 e 2027:

  • 40,7 milioni di euro di OPEX (vedi nota a margine) a consuntivo per il 2024 e a preconsuntivo per il 2025;
  • 24,6 milioni di euro di CAPEX, tra ammortamenti e remunerazione del capitale;
  • 0,3 milioni di euro di componenti previsionali.

Si tratta di quantificazioni di parte. Secondo l’opinion REF allegata da Plures, l’effetto prospettico fino al termine della concessione (2037) comporterebbe un impairment di circa 132 milioni di euro e minori entrate per 198,1 milioni (di cui 132,5 milioni per investimenti e 65,6 milioni per mancata remunerazione del capitale), secondo stima commissionata dalla ricorrente.

Come già anticipato da La Firenze che Vorrei il 6 agosto, il differenziale a sfavore del gestore sarebbe di 25,3 milioni nel 2026 e di 40,2 milioni nel 2027, per un totale di 65,5 milioni.

Il dettaglio dei tagli agli investimenti comprende:

  • Gestione 2026: meno 17,5 milioni (IT, staff centrali, scarti della frazione organica, biodigestore di Montespertoli);
  • Investimenti 2026: meno 83 milioni (di cui 20 per raccolta e mezzi, 18 per il biodigestore, 14 per Case Passerini, 13 per la digitalizzazione e 12 per San Donnino);
  • Investimenti 2027: meno 128 milioni;
  • Totale investimenti non riconosciuti: 211 milioni di euro.

La motivazione dell’ATO è di aver riconosciuto le somme unicamente nei limiti del piano investimenti approvato nel 2022. La replica di Plures sottolinea come si tratti di opere già in esercizio e pienamente al servizio degli utenti.

 

La posizione di ATO secondo gli orientamenti preliminari

 

Secondo il documento Orientamenti preliminari dell’istruttoria di validazione per la predisposizione dei PEF 2026-2029 MTR-3, prot. n. 1222 del 29 aprile 2026 (documento citato anche nel ricorso), che questa testata ha visionato, ATO Toscana Centro sostiene che la propria attività istruttoria si sia svolta in conformità alla Delibera ARERA n. 397/2025/R/RIF e al MTR-3 e che siano emerse criticità nella tempestività e completezza delle trasmissioni del Gestore.

In particolare, a pagina 5-6 del documento, ATO indica che, a fronte della richiesta prot. n. 2141/2025 del 08.09.2025 con scadenza 15.09.2025, una serie di documentazioni risulterebbe trasmessa in ritardo o mancante, tra cui:

  1. La rendicontazione del Piano investimenti pluriennale 2022-25 con descrizione degli interventi e delle differenze rispetto alla programmazione;
  2. Il libro dei beni ammortizzabili con costo storico e vita utile regolatoria;
  3. I database attrezzature al 31.12.2024;
  4. I dati tecnici per i coefficienti R1, R2, Ka, H;
  5. I PEF Grezzi 2026.

ATO indica, inoltre, che il Bilancio di Verifica 2024 sarebbe pervenuto in tre tranche tra settembre 2025 e aprile 2026 e che la relazione investimenti 2024 sarebbe pervenuta il 03.02.2026.

A pagina 4, ATO sostiene che la validazione è limitata ai soli costi efficienti, coerenti con il perimetro del servizio regolato, riferibili a obblighi di servizio e adeguatamente supportati da evidenze contabili verificabili, e che non possono essere ammessi costi privi di idoneo supporto documentale, con onere della prova a carico del Gestore.

Si tratta della prospettazione dell’ente regolatore, contrapposta alla tesi del gestore secondo cui ATO avrebbe soppresso integralmente il programma degli investimenti.

Entrambe le tesi sono da verificare in sede giudiziaria e ne diamo adesso conto con la massima chiarezza e il pieno contraddittorio possibile.

 

Cosa dicono i bilanci 2025 che abbiamo potuto visionare

 

Il bilancio separato al 31.12.2025 (approvato il 28.05.2026 dopo un emendamento rispetto al progetto del 1° aprile) precisa a pagina 11 di aver recepito modifiche alla contabilizzazione di alcune poste di ricavo relative all’attività di gestione integrata del servizio ambientale.

Alle pagine 41-42 viene illustrato il meccanismo ARERA: la determinazione del corrispettivo dell’anno n si basa sui costi consuntivati nell’anno n-2, generando un differimento (time lag t-2) che consente l’iscrizione di ricavi pari agli ammortamenti sostenuti ma non ancora riconosciuti in tariffa.

Per Plures si tratta di un diritto contrattuale, mentre per l’ATO no. Sulla questione decideranno ARERA e TAR.

Il bilancio consolidato (pagina 287) evidenzia che la componente di ammortamento 2025 è accolta tra le attività da contratti con clienti non correnti per 39,6 milioni – importo che sarà incluso nella tariffa MTR 2027 – mentre l’ammortamento 2024 (33,3 milioni) confluirà nell’MTR 2026. Il totale di circa 73 milioni è iscritto come attività da contratti con clienti.

Indebitamento e covenant: dal consolidato (pagine 31 e 275) emerge un indebitamento finanziario netto passato da 836,9 milioni nel 2024 a 1.126,5 milioni al 31.12.2025 (per un totale di 1.129.406 milioni a fronte di un patrimonio netto di 1.39 milioni). Al 31 dicembre 2025 il Gruppo rispettava tutti i parametri finanziari previsti dai covenant. Tra le altre partite figurano 8,5 milioni di dividendi di Toscana Energia 2022-2024 oggetto di contenzioso e 122 milioni di debito per il 40% di Publiacqua, derivante da una sentenza del Tribunale di Firenze.

 

Il documento del Comune di Firenze: la differenza di riconciliazione

 

Questo costituisce il punto più oggettivo dell’analisi, trattandosi di un atto pubblico: il Rendiconto di gestione 2025 (Vol. 3 Relazione, pagina 187). Il Comune effettua la riconciliazione tra la propria contabilità e quella di Plures, facendo emergere i seguenti scostamenti:

  • Crediti del Comune verso Plures: Comune 40.019,68 euro / Società 2.244.800,18 euro (differenza: -2.204.780,50 euro);
  • Debiti del Comune verso Plures: Comune 11.659.309,69 euro / Società 40.999.397,75 euro (differenza: -29.340.088,06 euro).

La contabilità di Plures indica verso Firenze circa 40,9 milioni, mentre la contabilità di palazzo Vecchio ne indica 11,6.

La composizione della differenza secondo il Rendiconto:

  • Per i crediti: -206.141,28 euro per il conguaglio PEF 2024-2025 che la Società dichiara di restituire a valere sui prossimi PEF; -1.997.138,72 euro per dividendi 2023-2024 (contabilizzati da Plures come debito nell’esercizio di deliberazione e dal Comune per cassa nell’esercizio di esigibilità 2025); -1.576 euro per storno fattura; +75,50 euro per canone di occupazione suolo;
  • Per i debiti (il passaggio chiave): +944.528,43 euro di IVA in split payment; -31.236.711,67 euro di somme indicate dalla Società a credito ma non presenti nei PEF approvati dall’ATO, che troveranno collocazione nei piani finanziari futuri; +1.258.341,62 euro per prestazioni in verifica; -275.572,61 euro per fatture rifiutate; -30.673,83 euro per fatture da emettere in verifica.

In sintesi, Plures iscrive componenti attese su PEF futuri, mentre il Comune iscrive unicamente componenti presenti nei PEF approvati dall’ATO. Finché l’ATO non provvederà a un nuovo allineamento dei PEF, le due contabilità non potranno coincidere. Non si tratta dunque di un ammanco o di una perdita, bensì di una differenza di riconciliazione tra criteri contabili differenti, debitamente attestata in un atto pubblico.

 

La clausola di salvaguardia e il rischio finanziario

 

Come rivelato da La Firenze che Vorrei il 6 agosto, Plures aveva presentato una proposta emendativa in 7 punti chiedendo di precisare che il voto si riferiva al Piano transitoriamente vigente del 2014, con l’impegno formale a riconoscere i costi 2024-2025 nella prima predisposizione tariffaria utile (entro ottobre 2026).

L’ATO ha respinto tale proposta. Plures segnalava che, in assenza di una clausola espressa, la delibera avrebbe rischiato di essere interpretata da banche e revisori contabili come una valutazione definitiva di non riconoscibilità, con un impatto stimato sull’utile rifiuti (da +8,6 a -32,1 milioni nel 2026) e sull’utile consolidato (da +88,4 a 47,7 milioni).

La tabella di marcia delineata in estate si è puntualmente verificata: ricorso a fine agosto, rinnovo delle cariche e nuovo Piano industriale a settembre, con il nuovo Piano d’Ambito atteso per ottobre 2026.

 

Scontro tra visioni: le ragioni in campo e i punti critici

 

Entrare nel merito del contenzioso significa analizzare le tre differenti prospettive strategiche e istituzionali che si fronteggiano:

  1. La posizione di Plures (il gestore): rivendica la certezza industriale dei propri investimenti (211 milioni) e dei costi operativi già sostenuti per erogare il servizio. Per la multiutility, l’applicazione del principio del time-lag contabile e il riconoscimento dei crediti futuri rappresentano un diritto contrattuale imprescindibile per non compromettere l’equilibrio economico e la tenuta dei covenant bancari;
  2. La posizione di ATO Toscana Centro (l’ente regolatore): difende la correttezza formale e la legittimità della delibera tariffaria. L’ente di governo sostiene di non poter recepire o anticipare nei PEF correnti investimenti o voci che eccedono il piano approvato nel 2022, che non hanno completato l’iter di convalida di ARERA o che risultano privi di idoneo supporto documentale, tutelando primariamente il perimetro della spesa e l’impatto della TARI sugli utenti finali;
  3. La posizione del Comune di Firenze (l’ente socio): si muove sul binario rigoroso del bilancio pubblico e del Rendiconto. La differenza di riconciliazione da 29,3 milioni evidenzia il cortocircuito tra la contabilità industriale e previsionale della società partecipata e la contabilità prudenziale dell’ente locale, che può recepire esclusivamente componenti inserite in PEF formalmente approvati.
Il nodo politico: Funaro, Giani e i Sindaci da che parte stanno?

 

Si tratta di un interrogativo politico legittimo e posto con la dovuta continenza:

  1. Sara Funaro (Sindaca di Firenze): è al centro della differenza di riconciliazione. Socia al 37% di Plures e membro dell’Assemblea ATO che approva le tariffe, detiene una responsabilità diretta verso i cittadini per la gestione della TARI e dei servizi. Il Rendiconto del suo Comune attesta 31,2 milioni di somme indicate da Plures a credito ma assenti nei PEF dell’ATO. Intende chiarire se il voto in seno all’ATO sia stato espresso per contenere la tariffa o per riallineare i criteri contabili? Ad oggi non risultano dichiarazioni pubbliche sulla differenza di riconciliazione da 29,3 milioni certificata dal suo stesso Rendiconto;
  2. Eugenio Giani (Presidente della Regione Toscana): promotore del modello multiutility, vede certificato anche nel Rendiconto del capoluogo il disallineamento contabile tra il gestore e i Comuni soci. Intende intervenire affinché l’ATO adotti il Piano entro ottobre, sanando la forbice tra le somme già iscritte dal gestore e quelle presenti nei PEF?
  3. I Sindaci dell’ATO (Prato, Empoli, Scandicci, Sesto Fiorentino, Pistoia): in veste di soci e regolatori al tempo stesso, la loro posizione non riguarda soltanto Firenze ma potenzialmente tutti i Comuni dell’ambito. Hanno inteso rinviare il riconoscimento a futuri PEF o valutarlo in via definitiva? E perché non accogliere la clausola di salvaguardia per evitare equivoci contabili agli occhi di banche e revisori?

Fino a un chiarimento definitivo sui criteri contabili da adottare, la parola passa inevitabilmente al TAR.

 

Glossario per non addetti ai lavori

 

PEF e MTR: Piano Economico Finanziario (il documento che stabilisce quanto costa raccogliere i rifiuti e quanto incide sulla TARI). MTR è il Metodo Tariffario rifiuti stabilito dall’Autorità nazionale ARERA;

ATO Toscana Centro: l’Assemblea dei 65 Sindaci che funge da ente di governo e regolazione, approvando i PEF.

OPEX e CAPEX: le spese correnti per la gestione operativa (stipendi, carburante) e le spese per gli investimenti in impianti e mezzi, ammortizzate nel corso degli anni.

Amm. e time-lag t-2: gli ammortamenti. Se un gestore investe oggi in un impianto, ARERA ne riconosce il rimborso in tariffa con due anni di ritardo. Plures iscrive tali somme subito come credito futuro, mentre l’ATO le riconosce solo successivamente: da qui nasce lo scostamento contabile di 31,2 milioni attestato nel Rendiconto.

IFRIC 12 e Diritti di concessione: il valore contabile degli impianti gestiti ma non di proprietà, che saranno rimborsati attraverso la tariffa (per Plures pari a 439 milioni).

Impairment: la svalutazione contabile che scatterebbe qualora un investimento non venisse riconosciuto dall’ente regolatore, secondo stima di parte ricorrente.

Covenant: i parametri finanziari di stabilità concordati con gli istituti di credito.

FCDE (Fondo crediti dubbia esigibilità): il fondo accantonato dagli enti pubblici a fronte di crediti incerti o di difficile riscossione.

Nota della redazione. Si precisa che, preventivamente alla pubblicazione, la redazione ha contattato sia Plures S.p.A. sia ATO Toscana Centro per richiesta di commento. Plures ha diramato un proprio comunicato stampa sul ricorso in concomitanza con l’uscita del presente articolo, di cui si darà conto con apposito approfondimento.

Aggiornato ore 18:25