Ora arrivano nuove promesse sugli alberi. Ma le alternative al progetto restano fuori discussione
A quanto pare, a Palazzo Vecchio le proteste dei cittadini cominciano a fare effetto. Dopo settimane di contestazioni, migliaia di firme e una polemica sul boicottaggio dei negozi che ha messo in imbarazzo il PD, ecco spuntare la soluzione: più alberi, uno specialista di alto profilo, uno sportello nel quartiere e nuove assemblee. Tutto questo mentre il tracciato, almeno nelle intenzioni del Comune, resta intoccabile.
Secondo Repubblica Firenze, dalle 506 piantumazioni inizialmente previste si dovrebbe salire ad almeno 700, a fronte di 428 alberi da abbattere. Un saldo finalmente positivo, dunque. Ma attenzione a non confondere la contabilità con l’ambiente: un albero adulto abbattuto oggi non viene sostituito, nei suoi benefici, da una piantina messa a dimora domani.
E il reportage lo conferma con numeri tutt’altro che trascurabili: tra viale Duse e viale Verga saranno sostituiti 118 alberi su 152. Non proprio una potatura di routine.
Adesso le domande sono inevitabili. Sono state davvero valutate tutte le alternative per salvare più alberi? E a cosa servirà il dialogo con i residenti, se la decisione fondamentale sul tracciato viene considerata già chiusa?
Il punto è proprio questo: se il progetto non si può discutere, lo sportello rischia di diventare un ufficio reclami per decisioni già prese.
La tramvia non è un dogma e chi chiede di salvare gli alberi non è automaticamente nemico della mobilità sostenibile. Un’amministrazione seria dovrebbe saper distinguere le critiche motivate dalle strumentalizzazioni, senza aspettare che migliaia di cittadini si mobilitino per accorgersi che qualcosa non convince.
Per ora abbiamo nuove promesse e numeri da aggiornare. Vedremo i progetti definitivi, le localizzazioni e le garanzie sulle nuove piantumazioni.
Gli alberi non si salvano con i comunicati stampa. E la fiducia dei cittadini non ricresce con una conferenza stampa.
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