Apocalisse Firenze sud: una tubazione rotta e la città finisce in tilt

Two rows of cars with headlights on, on a city road. Original public domain image from Wikimedia Commons

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Basta un tubo del gas rotto, un po’ di pioggia e un venerdì mattina qualsiasi per far collassare il traffico. Le strade diventano trappole e migliaia di persone restano ostaggio di una viabilità ridotta a un gigantesco cantiere senza alternative

 

Metti un venerdì di novembre, aggiungi la pioggia e una tubazione del gas che si rompe. Basta questo per mandare in tilt Firenze.
Benvenuti nella città dell'(im)mobilità, dove ormai basta un imprevisto per trasformare gli spostamenti quotidiani in un percorso a ostacoli.

È bastata la rottura di una tubazione, con conseguente fuga di gas, per mettere a nudo, ancora una volta, tutta la fragilità di una viabilità progettata e organizzata senza apparenti vie d’uscita.

L’allarme è scattato stamani, nell’ora di punta di un venerdì piovoso, nella zona sud di Firenze: un’area particolarmente delicata, anche per la vicinanza dell’ingresso autostradale dell’A1.
Un quadrante già pesantemente condizionato dai cantieri e da una viabilità ridotta a un budello di gincane, buche, toppe, rattoppi di cemento e barriere provvisorie che sembrano reggersi più sulla speranza che sulla stabilità.

È questo il percorso a ostacoli che i fiorentini, quei poveri disgraziati che ancora osano avventurarsi in auto o in scooter, sono costretti ad affrontare ogni giorno in nome di sua maestà tramvia. Oggi, puntualmente, il sistema è saltato. Per ore la zona è rimasta di fatto paralizzata.

Scuola e lavoro, appuntamenti medici e impegni quotidiani: tutto stravolto.
La fuga di gas ha imposto la chiusura di via di Ripoli e della rampa di accesso al viadotto Marco Polo, necessaria per mettere in sicurezza l’area e consentire ai tecnici di Toscana Energia di intervenire.

Ma il vero problema è emerso subito dopo. Perché, quando si chiude una strada, dovrebbe esistere un’alternativa. A Firenze, invece, l’alternativa sembra essere diventata un lusso.

Con viale Giannotti e viale Europa già impraticabili il traffico è stato dirottato su strade secondarie, strette e collinari, trasformando quelle che avrebbero dovuto essere deviazioni in un ulteriore imbuto. Il risultato?
Un interminabile serpentone di auto, bloccato per chilometri, con automobilisti costretti a perdere ore per percorrere distanze che, in condizioni normali, richiederebbero pochi minuti.

Sia chiaro: la rottura accidentale di una tubazione durante i lavori per la posa della fibra della rete digitale può capitare. È un guasto, un imprevisto, un incidente di cantiere.
Quello che non può essere considerato normale, invece, è che un’intera porzione di città vada in tilt perché non dispone di una viabilità alternativa.
Un singolo imprevisto non dovrebbe avere il potere di paralizzare un intero quadrante urbano.

Il problema non è soltanto la tubazione rotta. Il problema è una città che sembra aver perso qualsiasi capacità di assorbire gli imprevisti, perché privata progressivamente di percorsi alternativi, margini di manovra e possibilità di circolazione.

Anche se gli operai hanno lavorato a ritmi serrati, riuscendo a garantire la riapertura delle strade già intorno all’ora di pranzo, il problema resta tutto e non può essere archiviato con la fine dell’emergenza.

Resta la fotografia impietosa di Firenze: una città ostaggio di cantieri pensati male, programmati peggio e gestiti senza una visione complessiva della mobilità.
Una città nella quale, soprattutto lungo la direttrice sud, basta chiudere un tratto di strada per scoprire che non esiste una vera alternativa. Nessuna via di fuga, nessun piano capace di evitare il collasso.

E tutto questo mentre si continua a inseguire un modello di mobilità che sembra avere come unica priorità il grande cantiere del momento, sacrificando tutto il resto.
Perché una cosa è realizzare infrastrutture, un’altra è farlo dimenticandosi che nel frattempo esiste una città abitata da persone che devono andare a scuola, al lavoro, in ospedale e semplicemente vivere.

Complimenti a chi ha pensato e organizzato tutto questo in nome e per conto del treno novecentesco.
Se questo è il modello di mobilità del futuro, a Firenze il futuro rischia di essere soltanto una lunga coda in mezzo alla pioggia.