Il Comune giustifica la scelta con ragioni di resistenza e funzionalità. Ma in una città patrimonio dell’umanità, la conservazione della pavimentazione storica non dovrebbe essere un obiettivo irrinunciabile?
Palazzo Vecchio sacrifica i sanpietrini di via Panzani sull’altare dell’asfalto. La riqualificazione di via Panzani si traduce nella sostituzione della vecchia pavimentazione con una carreggiata asfaltata. Una scelta che, al di là delle motivazioni tecniche, pone la questione: quanto vale l’identità storica di Firenze quando entra in conflitto con le esigenze della viabilità?
A sollevare il caso è il gruppo social Florence Fails, che pubblica un’immagine della strada trasformata e accompagna la segnalazione con la domanda: «Via Panzani: dalle pietre all’asfalto. Ma questa è la Firenze che vogliamo?».«Dopo mesi di lavori, ci saremmo aspettati ben altro», scrive il gruppo. Ci si sarebbe aspettati che, dopo tanti mesi di lavori, via Panzani tornasse a essere una strada più bella e curata, rispettosa della storia di Firenze. E invece, commenta il gruppo, «una bella distesa di asfalto. Una strada che oggi sembra più un’arteria di periferia che una delle vie d’accesso al centro storico», si legge nella segnalazione. L’intervento riguarda il tratto compreso tra via del Giglio e piazza dell’Unità Italiana e completa il percorso di riqualificazione dell’asse tra il Duomo e la stazione, dopo i lavori già eseguiti in via Cerretani e nel primo tratto di via Panzani.
La scelta dell’asfalto non è stata una sorpresa dell’ultimo momento. Il progetto del Comune, annunciato il 28 febbraio 2026, prevedeva già il rifacimento e l’allargamento dei marciapiedi in pietra arenaria e una carreggiata in asfalto “con finitura architettonica”. La motivazione ufficiale è quella della resistenza al traffico: secondo Palazzo Vecchio, l’asfalto sarebbe più adatto del lastrico in pietra al frequente passaggio dei mezzi del trasporto pubblico. Il progetto, dal valore complessivo di circa 770mila euro, comprendeva anche il rifacimento della rete idrica, la predisposizione dell’interramento della fibra ottica e l’installazione di nuovi impianti semaforici.
Ma la maggiore funzionalità di una carreggiata giustifica la perdita di una pavimentazione tradizionale in una strada del centro storico? Il fatto che il vecchio selciato fosse già deteriorato, con rappezzi di asfalto e blocchi sconnessi, non rende inevitabile la sua sostituzione integrale. La manutenzione e il recupero di una pavimentazione storica sono scelte progettuali che meritano di essere valutate, non semplicemente archiviate in nome della praticità.
A Firenze non si sta asfaltando una strada qualsiasi. Si sta cancellando un pezzo del paesaggio urbano per sostituirlo con una soluzione che potrebbe andare bene in qualsiasi snodo periferico. Perché se anche nel centro storico la risposta ai problemi della viabilità è sempre l’asfalto, non siamo davanti a una riqualificazione: siamo davanti a una progressiva banalizzazione della città.



