Accesso al pronto soccorso, Firenze è l’ultima in Italia tra le città metropolitane secondo i dati ISTAT

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Firenze è la città metropolitana da cui è più difficile raggiungere in tempo un pronto soccorso. Lo certifica l’Istat: 14,8% dei residenti entro otto minuti, contro il 54–68% di Milano, Torino, Catania e Cagliari. La «conformazione urbana» è l’alibi. Il traffico e la mappa degli ospedali, invece, sono scelte

 

Tra le tabelle che l’Istat ha depositato davanti alla XII Commissione Affari sociali della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui Livelli essenziali di assistenza, ce n’è una che non si presta a comunicati trionfali. Riguarda l’accessibilità ai pronto soccorso nei capoluoghi delle città metropolitane, misurata su un parametro brutale nella sua semplicità: quanti residenti riescono a raggiungere il presidio di emergenza più vicino entro otto minuti, considerando le 101 strutture con pronto soccorso o DEA attive a fine 2025.

A Firenze la risposta è 14,8%. Poco più di un residente su sette. È il valore più basso d’Italia (Quotidiano Sanità). Per avere un termine di paragone: a Milano, Torino, Catania e Cagliari la quota oscilla tra il 54,2% e il 67,8%; Bari e Napoli stanno sopra il 50%. Persino le due città che sulla carta somigliano di più a Firenze per vincoli morfologici — Venezia, con la sua laguna, e Genova, stretta fra mare e collina — fanno meglio: 22,3% la prima, 27,4% la seconda. Firenze arriva dopo. Ultima.

La coincidenza temporale è quasi comica. In queste stesse settimane in cui la macchina della comunicazione di Palazzo Vecchio celebrava la sindaca Sara Funaro come «la più amata d’Italia», l’Istituto nazionale di statistica ne certificava un altro, di primato, meno felice: la città meno raggiungibile del Paese quando si tratta di arrivare vivi in ospedale. Perché è di questo che parliamo. Gli otto minuti non sono una soglia burocratica. Sono la finestra in cui, per un arresto cardiaco, un ictus, un politrauma o un’emorragia, si gioca la differenza tra un esito e l’altro. La letteratura clinica li chiama, senza troppa poesia, i minuti d’oro. L’85% dei fiorentini, secondo l’Istat, ci sta fuori.

L’Istat attribuisce il risultato a ragioni legate alla distribuzione dei presidi e alla conformazione urbana. È una formula tecnica, e per metà è vera: la geografia conta. Ma vale la pena guardarla da vicino, quella distribuzione, perché non è una fatalità geologica — è il sedimento di trent’anni di scelte di programmazione.

I grandi DEA dell’area fiorentina stanno tutti in periferia. Careggi, l’hub principale, è a nord, incastonato nella collina. San Giovanni di Dio a Torregalli è all’estremità occidentale, verso Scandicci. Il Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri — bacino del quadrante sud-est — non è nemmeno dentro il Comune di Firenze: è a Bagno a Ripoli. Il centro storico e la cintura densamente abitata che gli sta intorno, dove vive e lavora una fetta enorme della popolazione, sono equidistanti da tutto e vicini a niente. Santa Maria Nuova, l’ospedale nel cuore della città, sopravvive come presidio, ma non è il pronto soccorso ad alta intensità verso cui corre un’ambulanza in codice rosso.

C’è però una seconda metà del problema. Il modello Istat calcola un’isocrona — l’area percorribile in otto minuti — su una rete stradale ideale, che scorre. Firenze, quella rete, non ce l’ha. La città è, nelle ore di punta, un ingorgo permanente: assi già saturi, cantieri che si moltiplicano, la tramvia che sventra la viabilità per anni, ogni cantiere che sottrae corsie a strade che non ne avevano da cedere. Nella realtà quegli otto minuti teorici diventano quindici, venti, di più.

E la gestione del traffico è il cuore stesso del mandato municipale: mobilità, cantieri, corsie preferenziali e verde per i mezzi di soccorso, fluidificazione degli assi critici. Un mezzo di soccorso bloccato nel traffico non è un problema di programmazione sanitaria regionale. È un problema di governo urbano. Il presidente dell’Ordine dei medici di Firenze, Pietro Dattolo, ha commentato i dati con la prudenza istituzionale del caso, ma il punto è arrivato lo stesso: la qualità dell’assistenza — ha osservato — non dipende soltanto dall’eccellenza delle strutture e dei professionisti, ma anche dalla loro effettiva accessibilità per i cittadini, ed è lì che andranno concentrati investimenti e scelte dei prossimi anni (Toscana Medica).

Torniamo, come promesso, alle classifiche. Firenze ne colleziona due, in questi giorni, ed è istruttivo metterle una accanto all’altra. Una la fabbrica un sondaggio d’opinione e restituisce alla sindaca la corona di «più amata». L’altra la produce l’Istat, misura minuti e chilometri, e restituisce alla città l’ultimo posto d’Italia nel raggiungere un ospedale in tempo. La prima si presta ai post celebrativi. La seconda no. Ed è precisamente la ragione per cui vale la pena tenerla d’occhio: perché non chiede cosa pensiamo di come viviamo, ma misura quanto è difficile, qui, arrivare vivi al pronto soccorso. Su questo, gli otto minuti che non abbiamo dicono più di qualunque sondaggio.