Depositato sul portale istituzionale della Presidenza del Consiglio, un sondaggio LAB21 del 6 giugno 2026 dà la sindaca di Firenze al 52,2%, nona su quindici tra i sindaci delle città metropolitane: non esattamente “la più amata” d’Italia
Mentre i titoli nazionali celebravano il 66% di Sara Funaro nel Governance Poll 2026 — «sindaca più amata d’Italia» — un secondo sondaggio, condotto nello stesso arco temporale, racconta una storia diversa. Lo ha segnalato Matteo Chelli, consigliere comunale di FdI: sul portale istituzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri (sondaggipoliticoelettorali.it), obbligatorio per legge ai sensi della L. 28/2000, risulta depositata la rilevazione n. 305 dell’istituto LAB21 – Ricerca Formazione Consulenza, pubblicata il 6 giugno 2026 su Affari Italiani. Oggetto: il gradimento dei sindaci delle quindici città metropolitane italiane.
Risultato per Firenze: Sara Funaro al 52,2%, nona in classifica, con freccia rossa — cioè in calo rispetto alla rilevazione precedente di febbraio 2026. Tredici punti e otto decimi di differenza rispetto al 66% di Noto Sondaggi. Nello stesso periodo. Vale la pena capire perché, senza gridare al complotto ma senza nemmeno far finta che il divario non esista.
Due sondaggi, due metodi, due domande diverse. La prima differenza è la base di calcolo. LAB21 intervista 17.960 contatti, raccoglie 5.334 interviste valide — un campione quasi nove volte più grande di quello usato da Noto Sondaggi per Firenze — e calcola il gradimento al netto di chi non conosce il personaggio o non ha opinione. Noto Sondaggi lavora su 600 elettori fiorentini e chiede una cosa diversa: «se si votasse oggi, riconfermerebbe il sindaco in carica?» senza mai citare il partito. Sono denominatori diversi e domande diverse: una misura il gradimento diretto tra chi ha un’opinione formata; l’altra misura la disponibilità alla riconferma dell’uscente su tutto il campione, inclusi gli indecisi. In linea teorica, i due numeri possono coesistere senza che nessuno dei due menta. In pratica, tredici punti di scarto in contemporanea su una stessa persona sono difficili da liquidare come semplice effetto metodologico.
La trasparenza è tutta da una parte. Il sondaggio LAB21 è depositato su portale istituzionale con nota metodologica completa, ai sensi della legge sulla par condicio: numero di contatti, interviste valide, periodo di rilevazione (26 maggio–5 giugno 2026), testo delle domande, criteri di esclusione. È un documento pubblico e verificabile da chiunque. Il Governance Poll di Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore pubblica sul proprio sito una nota metodologica che indica campione (600 elettori per Comune, 1.000 per Regione), tecnica (CATI+CAWI) e periodo (2 aprile–26 giugno 2026). Quello che la nota non contiene è il testo esatto della domanda posta agli intervistati e i criteri di ponderazione del campione. Il sondaggio inoltre non risulta depositato sul portale istituzionale sondaggipoliticoelettorali.it della Presidenza del Consiglio — il che non è necessariamente irregolare, dal momento che il Governance Poll misura gradimento e non intenzioni di voto, e l’obbligo di deposito ex L. 28/2000 riguarda i sondaggi a valenza politico-elettorale. Ma il confronto con la trasparenza di LAB21 — che deposita tutto, incluso il testo integrale dei quesiti — rimane sostanziale.
Messo in fila, il quadro è questo: un sondaggio con obbligo di trasparenza, campione ampio, domanda di gradimento diretto, depositato a giugno, dà Funaro al 52,2% e in calo. Un sondaggio senza obbligo di deposito, campione ristretto, domanda sulla riconferma dell’uscente, dà Funaro al 66% e in crescita di undici punti. I due non si contraddicono necessariamente sul piano tecnico — ma insieme confermano quello che avevamo già scritto: il 66% misura qualcosa di preciso e stretto, e trasformarlo nell’aggettivo «amata» è un salto che i dati non autorizzano. Con un secondo sondaggio istituzionale che, nello stesso momento, la colloca nella metà bassa della classifica delle metropoli, quel salto diventa ancora più lungo.
Il merito del segnale di Chelli non è aver «smontato» il Governance Poll. È aver ricordato che i sondaggi si leggono in serie, non da soli — e che quando due strumenti diversi, condotti nello stesso periodo sulla stessa persona, producono numeri tanto distanti, la domanda giusta non è quale dei due sia «vero»: è cosa misura ciascuno, e perché la narrazione pubblica ne ha scelto uno solo.
Fonte primaria: rilevazione n. 305, LAB21 – Ricerca Formazione Consulenza per Affari Italiani, 6 giugno 2026, depositata su sondaggipoliticoelettorali.it (Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai sensi della L. 28/2000, art. 8 c. 3). Segnalazione: Matteo Chelli, consigliere comunale di Firenze, gruppo Facebook «Abusivismo e Degrado a Firenze», luglio 2026.
Per il quadro metodologico del Governance Poll 2026 e l’analisi del dato fiorentino, cfr. il nostro articolo precedente: «La più amata d’Italia”? Cosa misura, e cosa no, il sondaggio che incorona Funaro».


