Altro che “pagoda”: dietro il Visarno, Firenze si arrende al degrado

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Lungo il Macinante il degrado resta fuori controllo: tra giacigli, spaccio e prostituzione una ferita aperta alle Cascine

 

Se qualcuno pensa ancora che la situazione sia sotto controllo, farebbe bene a farsi un giro all’alba dietro le scuderie del Visarno, costeggiando il fosso Macinante. L’evidenza dei fatti spazza via qualsiasi narrazione rassicurante. Camminando in questa zona l’immagine è desolante: giacigli improvvisati e residui inequivocabili di rapporti consumati all’aperto. Ma la ferita più grande è assistere alla disperazione di giovani donne palesemente schiave della dipendenza, ridotte a vendere il proprio corpo nei cespugli pur di rimediare la dose quotidiana. Un girone dantesco alimentato dal continuo spaccio e dal consumo alla luce del sole.
Un appunto merita anche la questione dei recenti bagni pubblici a pagamento presso la Pagoda (ex Meccanò). Agli inguaribili ottimisti che sostenevano avrebbero dato una risposta all’area, le immagini raccolte mostrano una realtà ben diversa: la marmaglia che affolla la zona preferisce di gran lunga continuare a usufruire (gratuitamente) della vegetazione e degli spazi all’aperto, rendendo del tutto irrilevante l’impatto di quell’opera sul degrado circostante.
L’impegno delle forze dell’ordine, quando chiamate a intervenire per sedare le continue tensioni tra pusher, è tempestivo ed encomiabile. Tuttavia, l’azione repressiva da sola non può colmare il vuoto di una gestione amministrativa che, a distanza di anni dalle prime promesse, continua a mostrare limiti evidenti. Il confronto con la gestione dei grandi parchi urbani europei resta impietoso. Firenze merita un’area verde restituita alla cittadinanza, non un territorio di nessuno dove le regole paiono completamente sospese.