In via Moreni e via Gelli alcune famiglie vivono senza impianto di riscaldamento fin dall’assegnazione degli alloggi negli anni Novanta. L’assessore Paulesu annuncia un monitoraggio e una riunione il 10 novembre, ma non indica quando partiranno i lavori
A Firenze ci sono famiglie che vivono in alloggi popolari senza riscaldamento da quando hanno ricevuto le chiavi, negli anni Novanta. Non si tratta di un guasto temporaneo o di un impianto da riparare dopo un inverno particolarmente rigido: in via Moreni e via Gelli, a Coverciano, alcuni appartamenti sono privi di un sistema di riscaldamento da oltre venticinque anni. E mentre il 1° novembre è ufficialmente iniziata la stagione termica, per gli inquilini non c’è ancora una data alla quale aggrapparsi per sapere quando potranno finalmente disporre di un servizio essenziale. La vicenda è tornata in Consiglio comunale attraverso un question time di Dmitrij Palagi, di Sinistra Progetto Comune. Rispondendo all’interrogazione, l’assessore alla Casa Nicola Paulesu non ha contestato la ricostruzione, parlando piuttosto di una «criticità strutturale». La risposta dell’amministrazione, tuttavia, non ha portato con sé un cronoprogramma né un impegno preciso sull’avvio degli interventi: per il momento è stato annunciato un monitoraggio degli alloggi più vecchi, da effettuare insieme a Casa SpA, e una riunione fissata per il 10 novembre proprio per affrontare il problema delle abitazioni popolari senza impianti di riscaldamento.
Una prospettiva che Palagi giudica insufficiente, soprattutto considerando chi si trova a dover affrontare l’inverno in queste condizioni. «Chiediamo alla Sindaca e alla Giunta che il 10 novembre diventi la data di una soluzione per quest’inverno», afferma il consigliere, chiedendo anche un calendario scritto dei lavori e un sopralluogo congiunto con Casa SpA e il Sunia, il Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari. Una richiesta già avanzata dall’autogestione degli edifici il 13 ottobre e successivamente sostenuta da una raccolta firme sottoscritta da otto nuclei familiari. Non sono situazioni astratte o semplici questioni amministrative: negli immobili interessati vivono un neonato, persone anziane e persone con disabilità, in edifici che peraltro sono sprovvisti anche di ascensore. Nel corso della risposta, Paulesu ha richiamato i 20 milioni di euro stanziati dal Comune in tre anni con risorse proprie per il patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Ma è proprio sulla destinazione di queste risorse che si concentra una delle contestazioni di Palagi: gli stanziamenti sono stati presentati dalla Giunta anche come fondi per la manutenzione straordinaria degli alloggi di risulta, cioè quelli rimasti vuoti e da rimettere a disposizione per nuove assegnazioni. Dalla risposta in aula, sostiene il consigliere, emerge che anche gli appartamenti di via Moreni e via Gelli potrebbero essere sistemati soltanto quando si libereranno e torneranno disponibili.
Una prospettiva che lascia aperta una questione tutt’altro che secondaria: che cosa succede a chi in quegli alloggi ci vive già e non dispone del riscaldamento da decenni? «Per chi ci vive oggi questo vuol dire restare al freddo finché non se ne va», osserva Palagi, richiamando anche il Regolamento di utenza, secondo il quale gli alloggi popolari devono essere assegnati «comunque idonei all’uso». Il quadro non si esaurisce a Coverciano. Alle Piagge, nei complessi di via Marche e via Liguria, il problema riguarda il completamento di un intervento avviato per sostituire circa 350 caldaie a gas con una centrale termica centralizzata. L’opera, annunciata nel 2021, è stata realizzata, ma il passaggio decisivo per rendere effettivamente operativo il nuovo sistema negli appartamenti non è ancora concluso: occorre collegare singolarmente le abitazioni attraverso i dispositivi denominati satelliti. Nell’ottobre 2025, rispondendo a un’interrogazione presentata da un altro gruppo consiliare, la Giunta aveva indicato l’estate 2026 come termine per completare le installazioni. Una scadenza ormai trascorsa. Oggi Paulesu ha parlato di un intervento complesso, da portare avanti progressivamente, senza però fornire il numero degli appartamenti già collegati né una nuova data per la conclusione.
Anche sul fronte dell’accessibilità degli edifici popolari è arrivata qualche indicazione, ma restano da chiarire i dettagli. L’assessore ha annunciato che Firenze parteciperà ai bandi regionali per l’abbattimento delle barriere architettoniche, chiedendo il contributo massimo e facendo sapere che esistono già progetti pronti. Palagi ha però ricordato che nella graduatoria regionale del 2025, che il 24 ottobre aveva finanziato 19 Comuni, Firenze non figurava. Da qui la richiesta di conoscere quali siano gli edifici inseriti nei nuovi progetti e quali interventi siano effettivamente destinati a partire. La spiegazione dell’amministrazione, secondo cui le criticità deriverebbero da problemi ereditati dal passato, non chiude dunque la questione. Il problema è che il passato continua a pesare sulle condizioni di vita degli inquilini di oggi, mentre le risposte si traducono ancora in ricognizioni, riunioni e interventi senza scadenze certe. Palagi annuncia che chiederà formalmente i risultati del monitoraggio attraverso un’interrogazione scritta. E chiarisce il punto politico e amministrativo della contestazione: «Rimettere in uso le case vuote è necessario, ma non può diventare il modo di rinviare i diritti di chi nelle case popolari ci abita già».

