Se la cassa dei fondi piange, quelle di espansione non ci sono nemmeno. Si allarga la stretta sui locali ma uno sta aspettando un condono da 40 anni. La Firenze sui giornali di lunedì 2 novembre

© 2025 Andrea Torrini

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All’antivigilia del 60° anniversario dello straripamento dell’Arno e all’antivigilia del terzo dell’alluvione di Campi Bisenzio giungiamo non solo con una questione aperta sulle paratie del fiume (assolutamente insufficienti ad arginare una piena come quella del 1966), ma anche con l’informazione, fornitaci da Repubblica Firenze, sulla mancanza di tre casse d’espansione tra Figline, Incisa e Reggello, fulcro del sistema di controllo della sua portata. 130 milioni di investimenti che daranno frutti, pare, soltanto da qui a due anni, mentre proprio da Campi si ode il grido, intercettato da La Nazione Firenze, di «maggiore sicurezza» mentre le indagini proseguono. Le arginature arrivano molto più celermente quando sono metaforiche e si riferiscono al blocco dell’apertura di nuovi bar e ristoranti: la Commissione Sviluppo Economico ha approvato, con 9 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astenuti, la conferma per ulteriori tre anni del divieto al riguardo in una serie di vie in tutti i quartieri, cui si aggiungono piazza Batoni, piazza dell’Isolotto, piazza Dalmazia e via Pacinotti. Nonostante il consigliere Armentano (PD) voglia rendere strutturali queste restrizioni, critiche bipartisan sono giunte sia da Fratelli d’Italia, che accusa il provvedimento di «ingessare l’impresa» (come se non ce ne fosse già abbastanza in quel settore), sia da Sinistra Progetto Comune, la quale chiede la parallela istituzione di strumenti per favorire «l’artigianato e il commercio di qualità, con affitti calmierati nei fondi sfitti». In via del Leone, però, emerge il singolare caso di una falegnameria in attesa di risposta a una domanda di condono presentata nel 1986 per alcuni ritocchi apportati un ventennio prima, nella fattispecie un laboratorio, una pensilina e una tettoia; l’immancabile coerenza delle giunte piddine ha fatto sì che la bottega, premiata al Salone dei Cinquecento nel 2019 per la sua storicità, si sia vista arrivare a metà settembre di quest’anno un avviso di demolizione, mentre la Soprintendenza, nel 2003 favorevole per quanto riguarda i vincoli paesaggistici, nel 2004 richiese nuove integrazioni che solo nel 2021 sono state bocciate. L’attesa del verdetto del ricorso in appello opportunamente presentato è la stessa che tiene sulle spine gli operai dell’ex GKN, che dovrebbero ora risultare beneficiari in circa 60 di due mensilità in arretrato, ma soltanto entro un mese dopo la firma del concordato che ancora deve arrivare. I soldi tuttavia mancano anche alla Regione: l’ultima manovra governativa le toglie 300 milioni di euro su cui faceva affidamento per la sanità, mentre nel comparto scolastico l’anno 2027/2028 vedrà 700 assunzioni in meno, tra insegnanti e personale ATA, di quanto previsto, e nei Comuni slittano le assunzioni per l’impossibilità di materializzare gli aumenti di stipendio ai dipendenti, così come le fondazioni bancarie, citiamo sempre da Repubblica Firenze, dovranno «tagliare le erogazioni». Una prassi cioè, tipica ormai di sempre più enti di questa regione sempre più povera. (JCM)